Antitrust (Boll.no 21/2006). DIRETTIVE GENERALI ALLE FORME PENSIONISTICHE COMPLEMENTARI

BOLLETTINO N. 21 DEL 12 GIUGNO 2006AS340 - DIRETTIVE GENERALI ALLE FORME PENSIONISTICHE COMPLEMENTARIRoma, 12 giugno 2006Presidente della Commissione di Vigilanza sui Fondi PensioneProf. Luigi Scimìa1. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (di seguito Autorità), nell’esercizio deicompiti ad essa assegnati dall’art. 22 della legge n. 287 del 10 ottobre 1990, nonché nello spirito dicollaborazione tra le Autorità di cui all’art. 21 della legge 28 dicembre 2005, n. 262, intendeformulare alcune osservazioni in merito allo schema di “Direttive generali alle formepensionistiche complementari”, di attuazione dell’art. 23, comma 3, del Decreto Legislativo 5dicembre 2005, n. 252, emanato dalla Covip e trasmesso all’Autorità in data 4 maggio 2006.Osservazioni generali2. In via generale l’Autorità valuta positivamente le finalità di garantire la comparabilità tra formepensionistiche, la libertà di scelta della forma di previdenza integrativa e la portabilità delleposizioni individuali perseguite dalla Covip nella definizione delle Direttive Generali, finalità chesono state richiamate anche dall’Autorità in due segnalazioni inviate a Governo e Parlamento nelcorso dell’iter di approvazione del Dlgs n. 252/051. Il perseguimento di tali finalità si traduce, tral’altro, nel richiedere alle imprese che gestiscono le forme previdenziali complementari dipredisporre schemi informativi per gli aderenti che privilegino “i principi di accessibilità,sinteticità e immediatezza delle informazioni fornite, anche attraverso l’uso di un linguaggio piùsemplice e diretto rispetto a quello impiegato nei documenti informativi più tradizionali”, nonchénel limitare il numero di possibili voci di costo e nel fornire ai possibili aderenti alla forma diprevidenza complementare una rappresentazione sintetica di tutte le spese di partecipazione alFondo denominata “indicatore sintetico di costo” (ISC).3. Tuttavia, l’Autorità ritiene che alcune previsioni contenute nelle citate Direttive possanoprodurre come effetto un ostacolo alla confrontabilità tra prodotti e alla portabilità della posizioneprevidenziale. In particolare, l’Autorità intende soffermarsi su: a) le modalità di calcolo dell’ISCche potrebbero condurre a valutazioni distorte del costo complessivo per l’adesione alle diverseNota 1 Cfr. AS308 e AS313, Disciplina delle forme pensionistiche complementari, in Bollettini dell’Autorità nn. 28/05 e 37/05.forme di previdenza complementare, b) l’esistenza di uno ius variandi che potrebbe limitare laportabilità della posizione individuale, c) la presenza di alcune voci di costo (relative altrasferimento del fondo, alla modifica delle linee di investimento e all’adesione ad un nuovofondo) che potrebbero rendere particolarmente oneroso il trasferimento ad un nuovo fondo, d) ladefinizione delle caratteristiche della linea di rendimento garantita per il trasferimento tacito delTFR che potrebbe legare il lavoratore al fondo per tutta la fase di accumulo.Osservazioni sulle modalità di calcolo dell’ISC4. Secondo quanto indicato dalla Covip nella nota metodologica, l’ISC contiene un’informazionesintetica dei costi che un iscritto ipotetico che versa annualmente 2.500 euro ad inizio anno èchiamato a sostenere nella fase di accumulo, costi che vengono espressi in percentuale dellaposizione individuale. La Covip richiede che tali informazioni siano fornite anche per le copertureassicurative accessorie e per le eventuali garanzie di risultato, dandone se possibile separataevidenza. In sostanza l’ISC esprime la riduzione del tasso di rendimento causato dalle diversespese sostenute dall’iscritto, ed è calcolato come percentuale di riduzione del tasso di rendimentosu periodi di tempo predefiniti (2, 5, 10 e 35 anni).5. Se appare condivisibile l’ipotesi della Covip di fornire il valore dell’ISC sia per il pacchettobase che per l’insieme dei servizi offerti dal fondo ai propri aderenti, si deve però notare chelimitare il calcolo ad un solo livello di contribuzione potrebbe fornire una rappresentazione distortadella realtà e condurre in errore il consumatore.Infatti, la Covip negli Schemi di Regolamento dei Fondi pensione aperti e dei Piani individualipensionistici (Pip) indica che le spese relative alla fase di accumulo direttamente a caricodell’iscritto possono essere in cifra fissa o in percentuale della contribuzione. Diversamente daquanto avviene per la spesa in percentuale, l’incidenza della spesa in cifra fissa tende a decrescereall’aumentare della contribuzione2; pertanto il valore dell’ISC tende a cambiare a seconda dellivello di contribuzione dell’iscritto.Si ritiene, pertanto, auspicabile che oltre all’Isc per un versamento di 2.500 euro annui, vengafornita ai possibili aderenti anche un’indicazione di come variano i costi globali al variaredell’entità del versamento alla forma pensionistica complementare.Osservazioni in merito allo ius variandi6. I fondi pensione si caratterizzano per condividere aspetti tanto di natura finanziaria quanto dinatura assicurativa (nel caso dei Pip è assolutamente predominante la componente assicurativa).Come ricordato dall’Isvap, nel parere inviato alla Covip in data 19 maggio 2006, attualmenteesiste una diversa normativa in materia di ius variandi, tra prodotti assicurativi e finanziari.7. Si ricorda che il Decreto Legislativo 6 settembre 2005, n. 206, recante "Codice del consumo, anorma dell'articolo 7 della legge 29 luglio 2003, n. 229, stabilisce, in linea generale, che sonoabusive, e quindi illecite, le clausole che impongono un significativo squilibrio a sfavore delconsumatore nei diritti e negli obblighi derivanti dal contratto. In particolare, l’art. 33, comma 2,2 Si supponga che la spesa annua in cifra fissa direttamente a carico del contribuente sia pari a 50 euro l’anno. Rispetto ad un versamento di 2.500 euro l’incidenza è pari al 2%; tale incidenza aumenta al 5% se il versamento è pari a 1.000 euro e si riduce all’1% in caso di versamento pari a 5.000 euro.tipizza in via esclusiva alcune fattispecie che si presumono abusive, salvo prova contraria,indicando fra queste, alla lettera m) del suddetto articolo, la clausola che consente all’impresa dieffettuare modifiche unilaterali senza l’indicazione di un giustificato motivo. I successivi commi 3e 4 contengono delle esenzioni a tale normativa generale per i prodotti finanziari, ma non perquelli assicurativi. Per questi ultimi prodotti l’Isvap ha precisato che la normativa settorialeproibisce modifiche unilaterali delle condizioni di contratto, peggiorative per i consumatori.8. Le Direttive Covip considerano, di fatto, applicabile ai fondi pensione quanto previsto per iprodotti finanziari, imponendo un preavviso di 4 mesi ed un diritto di recesso, senza oneri, daesercitare entro 3 mesi, ma tacendo sulla necessità di giustificato motivo. Si tratta in complesso diprevisioni migliori per i consumatori rispetto a quelle attualmente vigenti, ad esempio, per i servizibancari e recentemente oggetto di segnalazione da parte dell’Autorità3, ma indubbiamentepeggiori rispetto a quelle vigenti per i prodotti assicurativi.9. Trascurando ogni considerazione circa l’assimibilità dei fondi pensione ai prodotti finanziari oassicurativi, si deve comunque considerare che alcune tipologie di polizze vita sono sostituibili aipiani di accumulo dei fondi pensione. Secondo quanto previsto negli Schemi di Regolamento deiFondi pensione aperti e dei Pip, quindi, le forme di previdenza complementare garantirebbero, inmateria di ius variandi, minori tutele rispetto a quelle riconosciute per prodotti concorrenti; ciòsembra in contrasto con la natura di bene particolarmente “meritevole” riconosciuta al risparmioprevidenziale.10. Inoltre, si deve considerare che, per quanto le Direttive generali siano indirizzate a garantire laconfrontabilità tra i prodotti offerti dalle imprese e a favorire la portabilità della posizioneprevidenziale, è ragionevole ipotizzare che per molti iscritti la scelta del fondo avverrà una tantum,considerati, tra l’altro, la complessità intrinseca del prodotto e le difficoltà di scelta. Unavariazione peggiorativa dei contratti finirebbe quasi inevitabilmente con l’essere subita dagliiscritti, che difficilmente si avvarrebbero del diritto di recesso.11. Peraltro, la possibilità di variare le condizioni contrattuali da parte delle imprese che gestisconoforme di previdenza complementare determinerebbe un ulteriore vincolo alla mobilità tra fondi, inquanto il consumatore non sarebbe in grado di conoscere per quanto tempo resteranno in vigore lecondizioni migliori offerte da una forma diversa rispetto a quella a cui attualmente è iscritto.Pertanto, il consumatore non sarebbe incentivato a cambiare offerente, neppure nel caso dicondizioni contrattuali migliori.12. Sulla base delle considerazioni che precedono sembra auspicabile che negli Schemi diRegolamento permanga la necessità di informare l’aderente al fondo in caso di variazionesignificativa delle linee di investimento e/o del controllo societario dell’impresa che gestisce ilfondo, ma venga eliminata, così come già rappresentato dall’Autorità nella segnalazione AS308, lapossibilità di variare unilateralmente le condizioni contrattuali, in senso peggiorativo per gliiscritti.Osservazioni in merito all’esistenza di alcune voci di costo13. Sempre allo scopo di ridurre ogni disposizione che limita la mobilità degli iscritti tra le diverseforme di previdenza complementare, appare opportuno che venga garantita la possibilità di recessoNota 3 Cfr. AS338, Segnalazione sulla disciplina dello "ius variandi" nei contratti bancari, in corso di pubblicazione.da una forma pensionistica e l’iscrizione ad un’altra, senza costi, indipendentemente dalle ragioniche spingono un iscritto a cambiare fondo.14. Al riguardo si osserva che, come già ricordato, i prodotti previdenziali sono intrinsecamentecomplessi, e ciò comporta elevati costi di ricerca (searching costs). In presenza di tali costi,l’esistenza di ulteriori costi di uscita o di entrata (switching costs), anche se ridotti, potrebbescoraggiare la portabilità della posizione previdenziale, la cui garanzia è uno degli obiettiviprioritari della nuova regolamentazione. D’altra parte, le imprese potrebbero essere indotte acomportamenti opportunistici in materia di switching costs, in quanto, da un lato, secondo quantocontenuto nelle Direttive generali, non hanno alcun limite nella fissazione dei costi di uscita;dall’altro, chi si appresta ad aderire ad un fondo difficilmente è attento ai costi che potrebbesostenere in caso di abbandono dello stesso, preferendo concentrare la propria attenzione sui costidi accumulo. Pertanto, non vi è alcun incentivo al contenimento di una voce di costo che potrebbeessere molto rilevante al momento dell’abbandono del fondo.15. Analogamente, al fine di incentivare, oltre la concorrenza tra le imprese, anche una maggioreefficienza delle forme pensionistiche complementari per ciascun prodotto offerto, dovrebbe essereesclusa la possibilità di imporre oneri per la modifica della linea di investimento da parte di uniscritto al fondo. Ciò potrebbe garantire all’iscritto anche una gestione più efficiente del propriopatrimonio, adeguando tempestivamente la linea di investimento al variare delle condizioni deimercati finanziari.Osservazioni in merito alla linea di investimento garantita16. Infine, l’Autorità ritiene utile formulare alcune considerazioni in merito all’interpretazionefornita nelle Direttive Generali alla previsione contenuta all’art. 6, comma 8, lettera a) del Dlgs n.252/05, la quale, nell’ambito del trasferimento tacito del TFR, stabilisce che i “ fondi pensionepossono prevedere linee di investimento che consentano di garantire rendimenti comparabili altasso di rivalutazione del Tfr”.17.Nelle Direttive Generali, tale possibilità diviene un obbligo per i fondi potenzialmentedestinatari del Tfr, ciò allo scopo di offrire maggiori tutele ai lavoratori dipendenti che, senzaassenso esplicito, trasferiscono il proprio TFR. Inoltre, viene indicato “che il termine garanziadeve essere inteso come un effettivo impegno ad assicurare con certezza il risultato minimo dellarestituzione del capitale entro un lasso di tempo predeterminato e/o al realizzarsi di determinatieventi (come in particolare il pensionamento)”. Il risultato minimo che deve essere garantito sono i“rendimenti netti equivalenti a quelli del Tfr”.18. A parte la considerazione che sarebbe opportuno chiarire cosa debba intendersi per “rendimentinetti” e le ragioni per la diversa impostazione rispetto alla normativa primaria che parla direndimenti tout-court (quindi al lordo delle imposte)4, la natura della garanzia potrebbe limitare lamobilità di un lavoratore che versa il proprio TFR ad una forma di previdenza complementare.Infatti, qualora un fondo si dimostrasse particolarmente inefficiente, non riuscendo, ad esempio,per diversi anni a replicare i rendimenti ottenuti da altri fondi e quelli garantiti dal TFR, illavoratore che fosse interessato a passare ad un fondo più efficiente, verrebbe fortementeNota 4 Il punto non è irrilevante per gli aderenti al fondo, atteso che è previsto un regime fiscale più favorevole rispetto a quello riconosciuto per il TFR, proprio al fine di incentivare il trasferimento del TFR.penalizzato dalla rinuncia alla garanzia di prestazione, ovvero ad un rendimento “certo” daottenere dopo un certo numero di anni. Inoltre, la garanzia valida solo al momento delpensionamento potrebbe incentivare le imprese a comportamenti opportunistici, con grave dannoper l’iscritto.Conclusioni19. In conclusione, l’Autorità, nel valutare positivamente gli obiettivi delle Direttive Generali tesia favorire la creazione di condizioni per lo sviluppo di un’effettiva concorrenza nel settore dellaprevidenza complementare, da realizzarsi attraverso misure che favoriscano la confrontabilità deiprodotti offerti e la portabilità delle posizioni previdenziali, auspica che la Covip vogliaconsiderare la possibilità di rivedere gli aspetti contenuti nelle Direttive Generali, che potrebberorendere difficile il perseguimento di tali obiettivi.In particolare, si auspicano interventi correttivi in materia di modalità di calcolo dell’ISC, di iusvariandi, di determinazione di talune voci di costo e di garanzia della linea di investimento in casodi trasferimento tacito del TFR.IL PRESIDENTEAntonio Catricalà

20/06/2006

Documento n.6100

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