Da Dagospia 6-3-2007

in Rassegna Stampa

Da “Il Foglio”Nella vicenda legata all’arresto di Danilo Coppola, c’è un punto particolarmente delicato, la Bim, la Banca intermobiliare, una piccola banca d’affari torinese. I grandi giornali ne hanno parlato poco e malvolentieri. Ancora ieri su Repubblica in un reportage di Alberto Statera sui nuovi poteri torinesi (della serie “Chi comanda nelle città”), non c’era una parola sulla mediobanchina torinese, né sui suoi affanni dopo l’arresto di Coppola, socio con una quota di poco superiore al due per cento, e personaggio divenuto di spicco a Torino, dopo l’acquisto della società immobiliare Ipi da Luigi Zunino che a sua volta l’aveva comprata dalla Fiat – è una società simbolo l’Ipi, il Lingotto è suo. Dopo l’arresto dell’immobiliarista romano la banca torinese ha emesso un comunicato: ha spiegato che il gruppo Coppola ha un’esposizione complessiva verso Bim di 117,6 milioni di euro, garantita da un pegno su titoli quotati per 215,9 milioni di euro e da una ipoteca di primo grado su due immobili per 34,5 milioni. Non è quindi il timore di una destabilizzazione dell’istituto a spaventare i torinesi quanto una certa eccessiva vicinanza dimostrata negli anni dai vertici della banca nei confronti dei newcomers. Bim è stata finanziatrice (non l’unica ovviamente) di Giuseppe Statuto e di Stefano Ricucci – oltre che di Coppola – nella stagione delle scalate ad Antonveneta, Bnl e Rcs. Recentemente Massimo Segre, commercialista torinese, figlio di Franca Bruna Segre (presidente della Bim), consigliere di amministrazione della banca, è stato iscritto con l’amministratore delegato della banca Pietro D’Aguì nel registro degli indagati della Procura torinese, in quanto consiglieri di Ipi, nell’ambito dell’inchiesta per aggiotaggio nei confronti di Danilo Coppola. Lo Studio Segre, in una nota, si è definito parte lesa: “è del tutto evidente, infatti, se saranno accertate le ipotesi di accusa riportate dalla stampa che lo Studio Segre è stato tratto in inganno”. La Banca Intermobiliare, nei suoi 26 anni di vita, si è ritagliata il ruolo di piccola mediobanca. Fondata nel 1981, viene quotata dieci anni dopo. Ha chiuso i primi nove mesi del 2006 con un utile di 35,1 milioni di euro e una raccolta complessiva di poco superiore ai 16 miliardi. Bim, oltre ad avere una posizione di rilievo nel private banking, gioca anche un ruolo istituzionale. E’ il settimo azionista assoluto di Borsa Italiana con una quota del 6,6 per cento ed è rappresentata nel suo board da Massimo Segre. Bim è controllata al 50,1 per cento dalla CoFiTo, che a sua volta fa capo a quattro famiglie torinesi: i Segre (commercialisti di Carlo De Benedetti), gli Scanferlin, i Giovandone e i D’Aguì. Il 9,999 per cento della banca è nelle mani di un socio strategico, il gruppo finanziario belga-olandese Fortis, mentre all’Ing., che ha lasciato il Cda di Intermobiliare prima di iniziare l’avventura di M&C, fa capo il 3,9. Il parterre degli azionisti rilevanti è completato da Mario Piantelli che attraverso Società editrice sportiva (che ha a lungo editato Tuttosport) controlla il 2,451 per cento, dalla Premafin di Salvatore Ligresti con il 2,216, dall’ex patron di Air Dolomiti Alcide Leali con il 2,002 (che partecipa alla cordata M&C per Alitalia) e con Coppola al 2,001. Soci rilevanti della Bim sono stati a lungo i Pininfarina, uscitine lo scorso 28 dicembre. Mentre i Montezemolo – Matteo siede nel consiglio di amministrazione della banca – hanno una quota sotto il due per cento. Lo schema attraverso il quale è cresciuto l’azionariato di Bim, partito da una base familiare e allargato prima a rappresentanti della finanza piemontese e poi a un newcomer (Coppola), è stato, di fatto, l’incubatore di M&C, il fondo salva imprese concepito da Carlo De Benedetti in cui avrebbero dovuto essere coinvolti Silvio Berlusconi e lo stesso Luca di Montezemolo. Management & Capitali vede convivere al suo interno anime molto diverse: da Diego Della Valle alla So.Pa.F dei fratelli Magnoni (che ha fra i suoi azionisti un fedelissimo del Cav, Adriano Galliani), riproducendo l’eterogeneità dei soci della Bim, accomunati da una specie di energia generazionale. Infatti sono tutte famiglie imprenditoriali o finanziarie di prima o seconda generazione. Nei confronti di Coppola Bim è stata molto vicina, tanto da farsene garante nelle trattative per l’acquisto della casa editrice Perla Finanza che edita il quotidiano Finanza & Mercati. Osvaldo De Paolini, azionista, ed ex direttore della testata licenziato da Coppola ha sottolineato che nella vicenda l’immobiliarista “ora dovrebbe fare un passo indietro, come un passo indietro dovrebbe fare lo studio Segre che aveva garantito per lui. Io non conoscevo Coppola e se non c’era di mezzo lo studio torinese di Segre forse non avrei neppure intrapreso una trattativa con lui”. Una garanzia che oggi, alla luce delle ammissioni di Coppola, crea imbarazzo così come l’essersi spesa a favore dell’immobiliarista al momento del suo ingresso nel capitale di Mediobanca.Dagospia 06 Marzo 2007

07/03/2007

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