SALVA BANCHE: DOPO IL FALLIMENTO DEL FONDO DI RISOLUZIONE ISTIUITO DA BANKITALIA DOMANI, AD UN ANNO ESATTO DALL’ESPROPRIO CRIMINALE, CHE HA FALCIDIATO I RISPARMI DI UNA VITA A 130.000 FAMIGLIE, ENNESIMO SIT-IN VITTIME, ADUSBEF E FEDERCONSUMATORI,SOTTO SEDE BANKITALIA ROMA,ORE 11,00.

in Comunicati stampa

COMUNICATO STAMPA

 

SALVA BANCHE: DOMANI, AD UN ANNO ESATTO DALL’ESPROPRIO CRIMINALE, CHE HA FALCIDIATO

I RISPARMI DI UNA VITA A 130.000 FAMIGLIE, SIT-IN  VITTIME SOTTO SEDE BANKITALIA ROMA,ORE 11,00.

 

  Domani 22 novembre, ad un anno esatto dal varo del decreto Salva banche, che ha espropriato con un  decreto (suggerito, forse scritto addirittura dalla Banca d’Italia) del Governo Renzi-Padoan  i risparmi di una vita a 130.000 famiglie di Banca Etruria,  Banca Marche, CariFerrara e CariChieti, le vittime si troveranno ancora una volta  davanti la sede di Bankitalia  a Roma, in Via Nazionale, 91, a partire dalle ore 11,00, per l’ennesimo sit-in  di protesta.

     Dal 22 novembre 2015, la Banca d’Italia, corresponsabile di una luna catena di crac e dissesti bancari, dimostrando la sua totale inadeguatezza e nocività nella tutela del risparmio, invece di mettere in campo una struttura di professionisti  indipendenti  in grado di gestire l’emergenza delle 4 banche in risoluzione, ha nominato nei consigli di amministrazione propri fidati esecutori, i soliti clientes, che invece di risolvere la situazione drammatica l’hanno solo aggravata, com’è dimostrato dai fatti.

   Ad un anno dall’esproprio, non solo i risparmiatori truffati, aspettano ancora i risarcimenti parziali, che saranno al massimo all’80% con i criteri Isee, per coloro che hanno redditi inferiori a 35.000 euro, ma  l’annunciato decreto  (sbagliato e bocciato dal Consiglio di Stato) sugli arbitrati,  non ha ancora visto la luce  forse proprio per impedire a buona parte degli obbligazionisti, di far valere i propri diritti con delle tempistiche certe ed ai costi accettabili.

    Ritardi e responsabilità precise di un governo inadempiente, che vuole forse punire con i ritardi, i risparmiatori truffati ed espropriati, forse colpevoli di aver organizzato giusti presidi di protesta in tutta Italia a tutela dei propri diritti lesi, costretti a pagare di tasca propria le dissennate vigilanze di autorità che dopo aver raccontato la favola di un sistema bancario pieno di buchi spacciato per solido, non sono riuscite a prevenire crac e dissesti,  provocati da contigui ed inadeguati manager bancari.

   Come scrive oggi Paolo Fior sul Fatto on Line: “Una procedura di risoluzione improvvisata e per nulla trasparente ha prodotto nei fatti quattro zombie-bank  che, per disperazione, Banca d’Italia e ministero del Tesoro cercano ora di liquidare attraverso una vendita “di facciata” a Ubi Banca (Banca Marche, Popolare Etruria, CariChieti) e al cosiddetto “schema volontario” del Fondo Interbancario (CariFerrara). Si dà ormai per scontato che la cessione avverrà in perdita, che non un euro degli oltre 1,6 miliardi iniettati dal sistema bancario nel Fondo di risoluzione per ricapitalizzare i quattro istituti tornerà indietro e che le banche italiane nel loro insieme dovranno coprire questa perdita ed erogare nuovi contributi al Fondo. Un vero e proprio salasso per quella che sulla carta era stata ritenuta un’operazione tutto sommato semplice: la vendita di quattro banche di medio-piccole dimensioni radicate in territori ricchi e ad alto tasso imprenditoriale, rese peraltro più appetibili dalla cessione integrale dei crediti in sofferenza a una bad bank costituita per l’occasione, la Rev…. L’immagine sempre più negativa di un sistema bancario italiano alle prese con una montagna di sofferenze non ha certo aiutato a trovare potenziali acquirenti, ma grosse responsabilità sono da ricercare anche nel come è stata gestita la procedura dalla Banca d’Italia.

   “E non sarebbe stata condotta nemmeno un’attenta revisione delle pendenze in essere, con il risultato che, nella totale inconsapevolezza degli organi societari, gli istituti potrebbero trovarsi tra capo e collo anche ad affrontare delle istanze di fallimento. La sensazione spiacevole è che le quattro banche siano sostanzialmente fuori controllo nonostante anni di commissariamento e che la causa sia da ricercare anche nelle scelte operate dal Fondo di risoluzione nazionale che fa capo alla Banca d’Italia. Vengono chiesti pareri pro-veritate su ogni questione, compresa quella se le quattro banche debbano essere vendute in blocco o se sia possibile la vendita separata o anche solo la vendita di alcuni asset. Centinaia di migliaia di euro sono stai spesi così, a beneficio di uno stuolo di consulenti profumatamente pagati, mentre il tempo passava e le possibili soluzioni “di mercato” si allontanavano”.

                                                                                                                                                    Elio Lannutti (Adusbef)

 

Roma, 21.11.2016

 

21/11/2016

Documento n.10431

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