MPS: LA PIU’ ANTICA BANCA,IN 544 ANNI AVEVA RESISTITO A CARESTIE,PESTILENZE ED INVASIONI,NON A BANKITALIA CHE VORREBBE PURE COSTITUIRSI PARTE CIVILE (CON CONSOB) NEL PROCESSO ODIERNO A MILANO, DOVE ADUSBEF HA CHIESTO DI ACQUISIRE ORIGINALE DELIBERA BANKITALIA N.154 /17.3.2008.

in Comunicati stampa

MPS: LA PIU’ ANTICA BANCA,IN 544 ANNI AVEVA RESISTITO A CARESTIE,PESTILENZE ED INVASIONI,NON A BANKITALIA CHE VORREBBE PURE COSTITUIRSI PARTE CIVILE (CON CONSOB) NEL PROCESSO ODIERNO A MILANO, DOVE ADUSBEF HA CHIESTO DI ACQUISIRE ORIGINALE DELIBERA BANKITALIA N.154 /17.3.2008.

 

Nell’udienza odierna in corso al Tribunale di Milano sullo scandalo MPS,  a carico di 16 imputati, tra i quali gli ex vertici della più antica banca, Deutsche Bank Ag, la sua filiale di Londra e Nomura International Pl,  l’avv. Adusbef Pier Filippo Centonze  (che si opporrà alla richiesta di parte civile di Bankitalia e Consob,  perché sapevano quando autorizzarono l'acquisto di Antonveneta, che l'operazione sarebbe stata un bagno di sangue, in aperta violazione dei criteri prudenziali nella gestione del credito e del risparmio), ha appena chiesto di acquisire l’originale della delibera n.154 del 17 marzo 2008 (allegata) depositata in copia con la quale il governatore pro tempore autorizzò l’acquisto.

   La Banca Centrale Europea presieduta da Mario Draghi, proprio 1 giorno fa ha negato la proroga richiesta da Mps di posticipare di 20 giorni l’ aumento di capitale: "Con lo slittamento, ci sono rischi di sopravvivenza della banca", la motivazione della Bce.

Il Monte dei Paschi di Siena, la più antica banca che per 544 anni aveva resistito a carestie, pestilenze, invasioni barbariche, tsunami, terremoti, non è riuscita a sopravvivere alla gestione scellerata di Giuseppe Mussari, presidente dell’ABI e del Monte, banchiere di riferimento del PD che a Siena ha sempre governato, ed alla Banca d’Italia.

Tutti i guai del Monte dei Paschi di Siena, il dramma di risparmiatori, lavoratori e di una intera città, funestata nella notte tra il 6 ed il 7 marzo 2013 dell’omicidio spacciato per ‘suicidio’ di Davide Rossi, capo della Comunicazione, risalgono ad una delibera finora inedita, la n.154 del 17 marzo 2008, firmata dal Governatore di Bankitalia con oggetto: ‘Banca Monte dei Paschi di Siena. Acquisizione della partecipazione di controllo nella Banca Popolare Antoniana Veneta’. Una ‘pistola fumante’ di Bankitalia firmata Mario Draghi, puntata sul Monte dei Paschi di Siena, che non aveva i mezzi necessari per assecondare il delirio di onnipotenza di un modesto banchiere, promosso dalle ottime relazioni di potere politico economico del groviglio armonioso di Siena alla presidenza dell’Abi, potente associazione dei banchieri. Le evidenti responsabilità sul crac MPS discendono da questa lettera firmata il 17.3.2008 da Draghi, con Giuseppe Mussari (dirigente e referente del PD), potente presidente Abi ed MPS, che autorizzava l’acquisto di Antonveneta a debito per 9 miliardi di euro, da Banca Santander di Emil Botin, acquisita qualche mese prima per la somma di circa 6,6 miliardi di euro.

Mario Draghi,  autorizzò l’acquisto a debito, con: ‘aumento di capitale di 6 miliardi di euro e l’emissione di strumenti ibridi e subordinati per complessivi 2 mld di euro ed un finanziamento ponte per 1,95 mld da rimborsare anche mediante la cessione di assets non strategici’, nonostante sapesse che l’intera operazione fosse ad altissimo rischio, dopo lo scoppio della bolla dei sub prima nell’agosto 2007 negli Stati Uniti, che aveva contagiato i mercati globalizzati. Perché Bankitalia e Draghi favorirono quella rischiosa operazione, nonostante conoscessero dalle ispezioni, che MPS non avesse i conti in ordine dopo l’acquisto di Banca 121 (ex Banca del Salento) ad un prezzo proibitivo, lo scandalo di May Way e For You, prodotti finanziari a rischio spacciati per piani previdenziali con iscrizione nella centrale rischi di Bankitalia a 160.000 famiglie, ed il vento di crisi finanziaria che dagli Stati Uniti soffiava sull’Italia provocando il 14 settembre 2008 una delle più gravi crisi sistemiche della storia con il fallimento  della banca americana Lehman Brothers le cui obbligazioni tossiche, vendute per sicure, erano ricomprese nel paniere ‘basso rischio – basso rendimento’ del consorzio Abi ‘Patti Chiari’ ?  Draghi, l’ex direttore generale del Tesoro ed ex responsabile per l’Europa di Goldman Sachs, la potente banca dalle porte girevoli con i capi di governo e ministri economici di mezzo mondo non era uno sprovveduto, ma oltre che Governatore di Bankitalia, un costoso carrozzone con 7.000 dipendenti, che avrebbe il compito di studiare i cicli economici per prevenire crisi e collasso finanziario sistemico, iniziato nell’agosto del 2007 con la crisi dei sub-prime, era  presidente del Financial Stability Forum, un organismo internazionale nato nel 1999 su iniziativa dei Ministri finanziari e dei Governatori delle Banche centrali del G7, per promuovere la stabilità finanziaria internazionale e ridurre i rischi del sistema finanziario grazie allo scambio di informazioni e alla cooperazione tra le istituzioni finanziarie mondiali. Draghi autorizzò quella rischiosissima operazione con Antonveneta, forse per non pregiudicare gli appoggi politici del PD e di ambienti di Forza Italia (allora al governo) tutti legati al MPS nel groviglio armonioso del ‘sistema Siena’, che avrebbero potuto ostacolare le proprie ambizioni alla presidenza della BCE ? Non è dato saperlo. Ciò che è invece una certezza, è il disastro di quella fusione scellerata, che ha destabilizzato la banca, il futuro del risparmio e di centinaia di migliaia di famiglie, espropriate e saccheggiate con il concorso di Bankitalia, guidate da noti banchieri di affari che hanno addirittura agitato il ricatto del Referendum Costituzionale, qualora avesse prevalso il no alla riforma JPRenzi.

Come Marco Morelli, il rappresentante di JPMorgan, nominato a capo della più antica banca dopo che il ministro dell’Economia aveva destituito con una telefonata Fabrizio Viola, che continua a giocare sulla pelle di correntisti, risparmiatori, lavoratori, evocando: ”il cambiamento del quadro politico istituzionale post 4 dicembre, che ha di fatto reso impossibile rendere vincolanti le manifestazioni di interesse che avevamo ricevuto, riferendosi agli investitori che si erano detti interessati a partecipare all'operazione da 5 miliardi per il rafforzamento patrimoniale della banca”.

     Il governo aveva finora assecondato le illusioni di JPMorgan e di Marco Morelli, per evitare la nazionalizzazione dell' istituto, sull’idea della riapertura dell' offerta di scambio tra bond subordinati e azioni per quei sottoscrittori che a novembre erano stati esclusi dalla Consob per incompatibilità del profilo di rischio,  in deroga alle normative Mifid per addossare ancora una volta al ‘parco buoi’, rischi inaccettabili.

  Il risanamento privato, ostinatamente perseguito dai vertici Mps, nominati dal governo Renzi in ossequio ai desiderata di JP Morgan, non sembra dovuto alla salvaguardia di correntisti, risparmiatori, lavoratori che corrono gravissimi rischi, ma alla notevole commissione deliberata per l’operazione, pari a 448 milioni di euro, per una banca che in borsa ne vale poco più di 500 milioni di euro dopo essere stata spolpata e saccheggiata con aumenti di capitali e distruzione di valore pari a circa 32 miliardi di euro negli ultimi 10 anni.

  Al 31 dicembre 2005 infatti, la capitalizzazione in borsa di MPS era pari a 12 mld di euro, contro poco più di 500 milioni di oggi, dopo aver rastrellato risorse compreso il pubblico risparmio, tramite  aumenti di capitale per oltre 20,5 miliardi di euro per finanziare la disastrosa acquisizione di Banca Antonveneta, costata 9 miliardi di euro nominali (17,1 mld il conto finale), autorizzata dall’ex governatore di Bankitalia Mario Draghi, oggi presidente Bce con la delibera del 17 marzo 2008, con operazioni tutte a debito anche tramite strumenti ibridi e  bond subordinati, da appioppare al pubblico indistinto.

Aumenti di capitale MPS: 5,0 miliardi di euro nel 2008; 3,0 miliardi di euro nel 2009; 2,0 miliardi di euro nel 2011;

2,5 miliardi di euro nel 2012; 5,0 miliardi di euro nel 2014; 3,0 miliardi di euro nel  2015. Totale 20,5 miliardi di euro

Se sommiamo 12 miliardi di euro la capitalizzazione di borsa al 31.12.2005, 0,500 milioni di euro circa la odierna   capitalizzazione, arriviamo ad una distruzione di valore per circa 32 miliardi di euro nel decennio.

Non è più consentibile che i manager del MPS ed i nuovi ‘banchieri’, come Marco Morelli, coadiuvato da Vittorio Grilli, ex direttore generale del Tesoro ed ex ministro dell’Economia (Governo Monti), fiduciario per l’Europa di JPMorgan, con il concorso esterno di Bankitalia e Consob, possano continuare a distruggere il risparmio degli italiani  e la più antica banca, che aveva resistito a carestie, guerre, pestilenze ed invasioni per 544 di vita, utilizzando i risparmiatori come cavie del bail-in, un esproprio criminale del risparmio, che ha già ridotto sul lastrico 130.000 famiglie di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti, CariFerrara,  con oltre 19,7 miliardi azzerati a 210 mila famiglie di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, addossando loro la direttiva europee del BRRD e del burden sharing. Quasi 20 milioni di italiani, con il NO al referendum del 4 dicembre 2016, oltre  a difendere la Costituzione, hanno riaffermato che il risparmio difeso dall’art.47 è sacro ed inviolabile. Adusbef continuerà a difenderlo, in tutte le sedi consentite dalla legge prevista da uno Stato di diritto.

                                                                                                     

15/12/2016

Documento n.10453

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