SENZA VERGOGNA! - È TORNATA LA FINANZA CREATIVA A WALL STREET E RIPARTE L’INVASIONE DEI DERIVATI - PRODOTTI PER 555 MLD $: IL 37% IN PIÙ DEL 2008

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SENZA VERGOGNA! - È TORNATA LA FINANZA CREATIVA A WALL STREET E RIPARTE L’INVASIONE DEI DERIVATI - PRODOTTI PER 555 MLD $: IL 37% IN PIÙ DEL 2008 – DOMINANO JP MORGAN, GOLDMAN SACHS, BANK OF AMERICA E CITIBANK – OBAMA AVEVA PREVISTO UN INASPRIMENTO DELLE NORME MA È STATO BATTUTO DAGLI EVENTI…Francesco Semprini per "La Stampa"A volte ritornano, specie a Wall Street. I mercati americani devono fare i conti con una nuova invasione di derivati, gli strumenti al servizio della finanza creativa considerati tra le cause principali della crisi del credito e del collasso di giganti come Lehman Brothers e Aig.Finiti sotto processo per l'uso spregiudicato da parte di speculatori senza scrupoli, i prodotti «esotici» sono tornati a Wall Street più forti di prima e a meno di un anno dal settembre nero della finanza Usa. Lo dice il Tesoro americano secondo cui le banche commerciali degli Stati Uniti hanno incassato 5,2 miliardi di dollari dal trading di derivati nel secondo trimestre del 2009, pari a un aumento del 225% rispetto all'anno passato.Oltre 1100 istituti comprano e vendono questi prodotti, il 14% in più rispetto al 2008, e a dominare il mercato sono quattro «big», ovvero Jp Morgan, Goldman Sachs, Bank of America e Citibank, che detengono il 94% del totale di derivati in mano alle banche commerciali Usa.Secondo l'Office of the Comptroller of the Currency, una delle authority federali di vigilanza, nel sistema bancario americano sono presenti 555 miliardi di dollari in prodotti derivati, il 37% in più rispetto all'anno scorso. «Ne risulta un'esposizione molto elevata», dice Kathryn E. Dick, della Occ.Nella categoria rientrano una vasta gamma di prodotti, come futures, swap, forwards, opzioni, il cui valore è legato a investimenti in valuta, materie prime, greggio e tassi d'interesseCreati come strumenti per bilanciare il rischio, sono divenuti un'arma a doppio taglio come nel caso dei «credit default swap», assicurazioni sul rischio di default di un debito, perché grazie al loro impiego frenetico si sono sottoscritte obbligazioni con rischi elevatissimi, o erogati prestiti senza che le banche avessero le riserve necessarie.Il mercato globale dei derivati è di oltre 600 mila miliardi di dollari e assieme ai prodotti strutturati, come gli Asset-Backed Securities o i Collateralized debt obligations (cartolarizzati). Inoltre, trattandosi di settore non regolamentato, elude il controllo degli organi di vigilanza, e per questo l'amministrazione Obama nel progetto di riforma finanziaria presentato il 17 giungo ne ha previsto l'inasprimento delle norme per la vendita designando la Fed alla vigilanza.Ma già prima di un intervento dall'alto, questi prodotti sono tornati in forza nelle banche - quasi tutte beneficiarie dei fondi pubblici salvagente - a cui i fatti dello scorso anno sembrano un lontano ricordo. Lo ha riferito al Congresso, giovedì scorso, Paul Volcker, il capo del Consiglio per la ripresa economica della Casa Bianca: «I derivati sono tornati in quantità eccessive rispetto al totale degli asset bancari, ci sono rischi sulla trasparenza». Secondo il Tesoro, ad esempio, Goldman Sachs, divenuta holding bancaria lo scorso anno, ha 20 miliardi di dollari in «total risk-based capital», e 186 miliardi di dollari di «esposizione creditizia legata a contratti derivati». Gran parte può essere coperta da «collateral» ovvero istituti garanti, ma rimane il fatto che l'esposizione sulle perdite legate a derivati è 9 volte l'ammontare del capitale accantonato.

30/09/2009

Documento n.8206

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