L'Espresso. 7-9-10. Il banchiere della Lega di Denise Pardo

Il banchiere della Legadi Denise PardoÈ Massimo Ponzellini, presidente di Bpm e Impregilo. Uomo dalle mille relazioni, da Prodi a Berlusconi. Bossi lo ha scelto per la partita economica e finanziaria del Nord(07 settembre 2010)Massimo Ponzellini Massimo PonzelliniAlla fine, perché sono i dettagli a fare la differenza, a convincere il Senatur della sua fede padana, non è stato il ministro di Silvio, ma il ministro di Dio. Così, più che Giulio Tremonti poté infatti don Stefano, parroco di Bedero Valcuvia, Varese, che dopo aver chiesto aiuto e soldi a Umberto Bossi per la chiesa andata in fiamme, si era visto arrivare, in puro stile leghista assistenzial-territoriale, non solo il suddetto Bossi. Ma al suo fianco, convocato d'urgenza, anche Massimo Ponzellini, neo presidente della Banca Popolare di Milano, ("L'abbiamo nominato noi", aveva declamato il leader del Carroccio) quindi pronto a finanziare il restauro di sacrestia, campanile e, crepi l'avarizia da sportello, pure l'acquisto dell'organo andato in fumo. Davvero una prova del fuoco, è il caso di dirlo, per lui primo esemplare di banchiere del Po, "uno dei nostri", continua a dichiarare urbi et orbi Bossi che quando si fissa, si fissa, e ora è la volta di Ponzellini, tanto da far baluginare, a fine agosto, una sua possibile candidatura a sindaco di Bologna. Ma Ponzellini, che sorvola sull'affiliazione politica ("Faccio il presidente nell'interesse dei clienti dei soci e dei dipendenti"), non ci pensa proprio.Nel futuro si spalancano ben altri scenari per uno come lui, 60 anni, presidente di Bpm ma anche di Impregilo, superconsulente economico del Vaticano (sono solo quattro) amico e protetto di Tremonti, quasi la sua ombra, capace di "fare baracca", come si diverte a dire in slang bolognese, con l'asettico Piero Gnudi presidente dell'Enel filo Udc come con l'eccitato ministro Roberto Calderoli. A suo agio tra i maglioni in lana di capra del popolo del Po come nella Bentley guidata dall'autista con guanti che lo portava dalla casa di Ascot alla sede della Bers dove lavorava, può vantare, e certo è una bella novità per i suoi amici della Lega, perfino quattro quarti di nobiltà imprenditoriale: mobili Castelli, la famiglia d'origine, caffè Segafredo, per parte di moglie, "la Maria", tre figlie con lei, il suo nome tatuato sul polso al tempo del corteggiamento.E pensare che agli esordi Ponzellini sembrava una pecora nera. Un simpaticone con l'aria un po' frescona e la sindrome da party. Come dimenticare gli arrivi roboanti in ufficio in Ferrari, quella del nonno e del padre, molto old money direbbero gli squali della City, quando era l'assistente del paffuto presidente dell'Iri Romano Prodi? O le riunioni di staff sul mega motoscafo, anch'esso veloce e rumoroso come si conviene, praticamente un ufficio galleggiante oltre che una navetta Napoli-Capri, da amministratore delegato di Sofin? Negli anni, invece, di passo in passo, si è rivelato un uomo accorto che ha saputo riempire molto bene tutte le caselle. Ora sembra destinato a un ruolo chiave e principale nella partita della Lega per la conquista della finanza e delle banche del Nord. Anche perché la sua è stata la prima vera nomina, la prima scelta matura per il salotto buono del capitalismo espressa dal partito di Bossi. In fondo, un colpaccio per ambedue le parti. Per la Lega, vuol dire avere in portafoglio uno che conosce tutti quelli che si devono conoscere a est e a ovest di Suez (espressione dell'Aga Khan, che il nostro naturalmente conosce). Per Ponzellini, un nuovo, promettente porto da cui salpare con il vento in poppa.I porti che ha frequentato e le porte che ha aperto e chiuso sono state tante.Ponzellini, come è chiaro, nasce con la camicia, che di questi tempi è diventata verde, naturalmente. Ma è stato il fato a portargli in dote un universo familiare così variegato da rappresentare un pozzo di legami e di rapporti davvero senza fondo. Suo padre, l'ingegner Giulio, oltre a essere uno dei sostenitori e finanziatori della Nomisma (di cui suo figlio diventerà direttore) di Romano Prodi, è stato per decenni potente Consigliere superiore della Banca d'Italia, dove sono passati Lamberto Dini, Cesare Geronzi, Mario Sarcinelli. Secondo tutti, Massimo è di Bologna, dove in effetti è nato. In realtà, la famiglia è originaria di Cazzago Brabbia, comune in provincia di Varese di 800 anime più o meno, ora caput mundi, però, visto che proprio lì ha visto la luce Giancarlo Giorgetti, il Gianni Letta di Bossi, presidente della Commissione Bilancio della Camera, segretario nazionale del Carroccio, riservato come una marmotta, e soprattutto, cugino di Ponzellini. Ecco il fato ancora. E l'eredità di una rete, di un coacervo di relazioni che il banchiere, dotato quando è in vena di una simpatia travolgente, battute a raffica, eloquio fiorito simil Bossi e neanche un filo di puzza sotto al naso, ha saputo mettere a frutto come pochi.

08/09/2010

Documento n.8216

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