Da Repubblica (3-2-06).12 cantieri e metà percorso a corsia unica, la Milano-Torino è un calvario

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12 cantieri e metà percorso a corsia unica, la Milano-Torino è un calvarioI disagi non hanno evitato gli aumenti di gennaio: il pedaggio a 6,80 euroI dannati sull’autostrada delle OlimpiadiDAL nostro inviato PAOLO BERIZZIAUTOSTRADA A4 MILANO-TORINO - Il tir arranca, sbanda, col muso bombato sfiora il new jersey; quindi riprende velocità. Subito dopo rallenta di colpo. Ora è la coda che oscilla pericolosamente. Fa impressione guardare l’ombra riflessa sull’asfalto. All’altezza di Greggio, un attimo prima di urtare il cuneo di cemento che taglia in due la carreggiata, il bisonte irrompe nella corsia di sinistra. Per dirla con la fantasia dissacrante dei pendolari la corsia di sinistra è la "padella", quella di destra, come vedremo, la "brace". Nella padella pochi centimetri separano le auto che procedono nei due sensi di marcia. Come spartitraffico, una teoria di palette di plastica. Molte sono già state spianate dai pneumatici. Te ne accorgi soprattutto la notte, quando l’effetto catarifrangente si riduce a un’idea e allora devi affilare la vista e sperare che almeno non scenda la nebbia. Per il resto sembra di stare dentro un flipper. Un’alluvione di imprevisti, di ostacoli, di ardite prove. E l’automobilista è la pallina. Benvenuti sulla A4 Torino-Milano. Anzi benvenuti su ciò che ne rimane. Una serie infinita di cantieri aperti giorno e notte, e dunque deviazioni, gimcane, scambi di corsie e cambi di velocità. Cartelli luminosi. Frecce lampeggianti poste qua e là a indicare il tortuoso percorso. Accelerazioni improvvise, brusche frenate, ripartenze. Se fosse una barzelletta si potrebbe dire che l’autostrada delle Olimpiadi è diventata una pista da bob. Il che avrebbe anche una sua coerenza. Invece non c’è niente da ridere. C’è semmai da affidarsi a un santo protettore degli automobilisti. Solo a questo punto, se proprio, potete mettervi in macchina. Affronterete 125 chilometri di passione, dove la minima distrazione può costare molto cara. Dicono che stanno lavorando per noi, che rifanno l’autostrada "in sede"; cioè senza chiuderla. Risultato: 12 cantieri 12 - 9 grandi e 3 più piccoli, "ordinaria manutenzione" - rovesciano come un calzino la bretella che unisce le due capitali del nord, riducendo il viaggio a un singhiozzo continuo, fiaccandolo fino a farlo somigliare a un terno al lotto. Eppure il disagio non è gratis: il pedaggio costa 6,80 euro, 20 centesimi in più di un anno fa. Da quell’obolo alla fine del viaggio ci si separerà malvolentieri. Né consola sapere che è proprio con quei soldi - "con quelli e basta, nessun finanziamento statale" rivendicano alla Satap, la società concessionaria dei tratti Torino-Milano e Torino-Piacenza dell’A4 - che si pagano i lavori di ristrutturazione (inizio aprile 2003, consegna prevista fine 2007). In tutto 1 miliardo e 250 milioni di euro. Ma andiamo con ordine. Alla partenza da Milano (viale Certosa) l’orologio fa le 12,45. È un giorno feriale. Sole alto, zero nebbia. Dopo cinque minuti di viaggio, a poche decine di metri dal casello di Rho, il primo cantiere. Camion e auto procedono su tre false corsie: in realtà sarebbero due, ma le strisce di vernice rimescolano le carte. Traffico robusto ma ancora accettabile. È a Boffalora che si comincia a fare sul serio. Il ponte che sta prendendo forma tra ruspe, montagne di terra, blocchi di cemento, è quello della futura Boffalora-Malpensa. "Questo cantiere non c’entra con l’ammodernamento della A4", dice il direttore generale di Satap Federico Botto. Però si aggiunge alla sfilza di lavori in corso che affliggono l’autostrada quasi senza soluzione di continuità. Tra un cambio di corsia e l’altro si arriva a Greggio: e cioè alla partenza della cosiddetta pista da bob. La chiamano così perché è una monocorsia (ma volendo c’è quella di sinistra, la "padella") delimitata da muri di cemento grigio alti due metri. Nei tratti in cui i muri non si alternano al classico guard rail, si ha la sensazione di scivolare dentro un tubo. I limiti di velocità: da 110 si scende prima a 90 e poi a 60 all’ora. Sullo scambio tra una corsia e l’altra, addirittura a 40. Più o meno lo stesso passo del 1932, data di nascita della Torino-Milano. La scelta a questo punto è: rispettare i limiti e avanzare come tartarughe, o, traffico permettendo, avvantaggiarsi un poco? Meglio la prima. Per un doppio motivo: la presenza di non rari autovelox, soprattutto da Milano a Santhià, e il rischio concreto di ritrovarsi in panne lì in mezzo, al centro della pista da bob, con conseguenze che sarebbero devastanti. Un urto, un malore, un colpo di sonno; l’auto che diventa un tappo e intasa il tubo di asfalto. Procediamo. Tra Balocco e Carisio, altra pista a ostacoli. Si cammina a 80 all’ora fino a Santhià. La visuale è seriamente compromessa dalla polvere che si alza dal cantiere che sorge in mezzo alle due carreggiate. Tra sorpassi azzardati e chilometri percorsi a esse, dopo lo snodo di Rondissone, compare il cartello Chivasso. Betoniere scaricano tonnellate di catrame. Una Golf e un camion rischiano di scontrarsi perché la prima si avventura in una manovra da brivido. Procede ordinata la carovana di auto, almeno in alcuni punti, anche perché non si può fare altrimenti; in altri tratti, tipo sulle paraboliche, si ha la sensazione che qualcuno faccia finta che tutto sia normale. Che la Milano-Torino sia un unico rettilineo da consumare rapidamente. Accade soprattutto la notte. Quando una o due uscite sono regolarmente chiuse. A noi, al ritorno, toccherà prendere la statale 11 perché l’entrata in autostrada di Torino è inaccessibile. E così in A4 si entra a Chivasso, dopo un bel fuoripista nella nebbia. Siamo finalmente a Settimo torinese. Ecco all’orizzonte i doppi grattacieli che segnano l’ingresso a Torino da viale Giulio Cesare. Si stagliano nel cielo divenuto livido. Come l’umore di chi viaggia. Sono le 14,30 quando scorgiamo da lontano i bancali ormai dismessi del mercato di porta palazzo. Un’ora e 45minuti di viaggio. Siamo arrivati nella città delle Olimpiadi. Già, e la medaglia dov’è? (3 febbraio 2006)

03/02/2006

Documento n.5631

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