Da Il Sole 24 Ore Online 11/02/2006. Salta l’Ipo di 3 Italia

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Salta l’Ipo di 3 ItaliaTlc 10 febbraio 2006 "Il prezzo è basso" Salta l’Ipo di 3 Italia di Alberto Annicchiarico Il prezzo proposto dalle banche non è stato quello giusto e così è doccia gelata sulla quotazione di 3 Italia (società di videotelefonia pioniera dei servizi Umts), già ai blocchi di partenza, visto che era programmata per il 13-24 febbraio. Il consiglio di amministrazione ha deciso di rinunciare, almeno per adesso, all’approdo in Piazza Affari: "Le attuali condizioni di mercato per le società di telecomunicazioni europee - afferma una nota - sono particolarmente difficili e quindi la società non ritiene che gli investitori siano pronti ad attribuire, al momento, la valutazione adeguata all’Ipo di 3 Italia". "La decisione assunta - aggiunge il board di 3 Italia - non fa venir meno il riconoscimento per l’intenso impegno profuso per completare tutte le procedure per l’ammissione alla Borsa, ottenuta anche grazie alla fattiva collaborazione di Borsa e Consob, verso le quali la Società è estremamente grata. Hwl (Hutchinson Whampoa Limited), azionista di riferimento, "dopo aver già investito in Italia circa 6,2 miliardi di euro, continuerà a sostenere lo sviluppo della società e il modello di business realizzato dal management di 3 Italia". Disaccordo sulla valutazione. Il clamoroso colpo di scena è maturato in mattinata dopo che la presentazione agli investitori è stata ritenuta dagli azionisti e dal management non soddisfacente. Il nodo era la valutazione, intorno ai 6,5-7,5 miliardi e quindi di gran lunga inferiore alle aspettative dell’azionista, la multinazionale di Hong Kong Hutchinson Whampoa, controllata dal magnate Li Ka-shing, che puntava su un enterprise value doppio, vicino ai 14 miliardi. Ben sette banche d’affari come global coordinator (Caboto, Imi, Goldman Sachs, Hsbc, JP Morgan, Merrill Lynch, Morgan Stanley), un prospetto di 364 pagine già stampato: era tutto pronto per l’Ipo, ma secondo gli esperti la società guidata da Vincenzo Novari ha un modello di business nuovo centrato sulle potenzialità dell’Umts, ancora non pienamente affidabili, ha un elevato livello di indebitamento (5,57 miliardi al 30 settembre) e, soprattutto, non ha mai chiuso un esercizio in utile (-1400 milioni il saldo del conto economico dopo i primo nove mesi del 2005, quasi 2 miliardi di rosso nel 2004). Tra ottobre e dicembre il capitale è stato però aumentato di 2,1 miliardi (portando a 3,29 miliardi l’iniezione di mezzi freschi nell’intero 2005), cosa che ha permesso di passare da un patrimonio netto negativo ( per 322 milioni a fine settembre) a un valore positivo pro forma di 1,8 miliardi. A oggi l’indebitamento finanziario netto si attesterebbe intorno a 3,8 miliardi: i debiti sono quindi ancora oltre due volte i mezzi propri. Uno squilibrio finanziario destinato a rientrare con i proventi dell’Ipo, che permetterebbe anche di rispettare le condizioni del finanziamento. Start-up non facile. Il documento consegnato in Consob racconta una società alle prese con un decollo non facile: le perdite di 3 Italia sono lievitate almeno fino al 2004. Dai 295 milioni di rosso del 2002 si è passati a 1,98 miliardi nel 2004. A giugno 2005 l’ultima riga di bilancio segnava 972 milioni, ma nel terzo trimestre le perdite si sono ridotte a 413 milioni dai 498 dell’anno prima. Secondo le previsioni contenute nel prospetto, 3 Italia dovrebbe raggiungere quest’anno il pareggio a livello di Ebitda consolidato, parametro che secondo alcune stime dovrebbe diventare positivo per un miliardo nel 2007. Il piano industriale si basa però su assunzioni molto aggressive: secondo gli analisti prevederebbe il raddoppio degli utenti dai 5,5 milioni di clienti attuali a 12 milioni in quattro anni, quando la crescita prevista per il mercato nel 2006 è del 3% mentre il gruppo stima di ampliare la clientela del 15%. I contraccolpi nel Regno Unito. La mossa del cda si spiega quindi con la necessità dell’azionista di prendere ancora tempo e puntare sulla presentazione al mercato di un’altra 3 Italia, orientata non soltanto al business dei videotelefoni, ma anche player nel settore media con lo sviluppo commerciale delle concessioni per la televisione Dvb-h, la nuova frontiera su Internet.L’esito negativo del collocamento, in ogni caso, apre per HWL anche il fronte inglese. "Questa operazione ha dimostrato che il mercato ancora non prezza gli operatori di terza generazione in modo adeguato rispetto alle aspettative delle società. Per Hutchison si pone così il problema delle attività inglesi che il gruppo conterebbe di quotare entro l’anno". Lannutti (Adusbef): "Evitato il bidone". Per l’Ipo qualche complicazione era arrivata anche dalle associazioni dei consumatori. Il 30 gennaio Adusbef (già coinvolta in numerose cause con 3 Italia, che ha chiesto risarcimenti per oltre un miliardo di euro) e Federconsumatori avevano presentato un esposto alla Consob e alla Procura di Milano in merito alla prossima quotazione di 3 Italia. Il presidente di Adusbef, Elio Lannutti, aveva spiegato che la quotazione di 3 Italia sollevava "più di qualche perplessità", evidenziando che l’azienda "ci risulta essere molto indebitata con le banche", per cui si rende necessario che "le prescritte autorizzazioni alla quotazione siano ben chiare e trasparenti per non replicare gravissimi fenomeni di risparmio tradito". Lo stesso Lannutti non ha risparmiato un commento velenoso a sipario abbassato: "è stato raggiunto un obiettivo importante: impedire che venisse rifilato l’ennesimo bidone al mercato e ai risparmiatori".Tra i rischi già evidenziati nel corposo prospetto figurava, tra l’altro, un imponente contenzioso: 867 procedimenti amministrativi, 107 cause civili e 44 penali riguardanti, però, responsabili di area che non ricoprono cariche di vertice. Il via libera all’Ipo da parte di Consob era arrivato martedì, ma la commissione di Borsa aveva raccomandato a 3 Italia di rendere pubblici anche i rischi connessi alla sottoscrizione dei titoli e aveva auspicato la pubblicazione dei risultati dell’ultimo trimestre 2005.Tlc 10 febbraio 2006 "Il prezzo è basso" Salta l’Ipo di 3 Italia di Alberto Annicchiarico Il prezzo proposto dalle banche non è stato quello giusto e così è doccia gelata sulla quotazione di 3 Italia (società di videotelefonia pioniera dei servizi Umts), già ai blocchi di partenza, visto che era programmata per il 13-24 febbraio. Il consiglio di amministrazione ha deciso di rinunciare, almeno per adesso, all’approdo in Piazza Affari: "Le attuali condizioni di mercato per le società di telecomunicazioni europee - afferma una nota - sono particolarmente difficili e quindi la società non ritiene che gli investitori siano pronti ad attribuire, al momento, la valutazione adeguata all’Ipo di 3 Italia". "La decisione assunta - aggiunge il board di 3 Italia - non fa venir meno il riconoscimento per l’intenso impegno profuso per completare tutte le procedure per l’ammissione alla Borsa, ottenuta anche grazie alla fattiva collaborazione di Borsa e Consob, verso le quali la Società è estremamente grata. Hwl (Hutchinson Whampoa Limited), azionista di riferimento, "dopo aver già investito in Italia circa 6,2 miliardi di euro, continuerà a sostenere lo sviluppo della società e il modello di business realizzato dal management di 3 Italia". Disaccordo sulla valutazione. Il clamoroso colpo di scena è maturato in mattinata dopo che la presentazione agli investitori è stata ritenuta dagli azionisti e dal management non soddisfacente. Il nodo era la valutazione, intorno ai 6,5-7,5 miliardi e quindi di gran lunga inferiore alle aspettative dell’azionista, la multinazionale di Hong Kong Hutchinson Whampoa, controllata dal magnate Li Ka-shing, che puntava su un enterprise value doppio, vicino ai 14 miliardi. Ben sette banche d’affari come global coordinator (Caboto, Imi, Goldman Sachs, Hsbc, JP Morgan, Merrill Lynch, Morgan Stanley), un prospetto di 364 pagine già stampato: era tutto pronto per l’Ipo, ma secondo gli esperti la società guidata da Vincenzo Novari ha un modello di business nuovo centrato sulle potenzialità dell’Umts, ancora non pienamente affidabili, ha un elevato livello di indebitamento (5,57 miliardi al 30 settembre) e, soprattutto, non ha mai chiuso un esercizio in utile (-1400 milioni il saldo del conto economico dopo i primo nove mesi del 2005, quasi 2 miliardi di rosso nel 2004). Tra ottobre e dicembre il capitale è stato però aumentato di 2,1 miliardi (portando a 3,29 miliardi l’iniezione di mezzi freschi nell’intero 2005), cosa che ha permesso di passare da un patrimonio netto negativo ( per 322 milioni a fine settembre) a un valore positivo pro forma di 1,8 miliardi. A oggi l’indebitamento finanziario netto si attesterebbe intorno a 3,8 miliardi: i debiti sono quindi ancora oltre due volte i mezzi propri. Uno squilibrio finanziario destinato a rientrare con i proventi dell’Ipo, che permetterebbe anche di rispettare le condizioni del finanziamento. Start-up non facile. Il documento consegnato in Consob racconta una società alle prese con un decollo non facile: le perdite di 3 Italia sono lievitate almeno fino al 2004. Dai 295 milioni di rosso del 2002 si è passati a 1,98 miliardi nel 2004. A giugno 2005 l’ultima riga di bilancio segnava 972 milioni, ma nel terzo trimestre le perdite si sono ridotte a 413 milioni dai 498 dell’anno prima. Secondo le previsioni contenute nel prospetto, 3 Italia dovrebbe raggiungere quest’anno il pareggio a livello di Ebitda consolidato, parametro che secondo alcune stime dovrebbe diventare positivo per un miliardo nel 2007. Il piano industriale si basa però su assunzioni molto aggressive: secondo gli analisti prevederebbe il raddoppio degli utenti dai 5,5 milioni di clienti attuali a 12 milioni in quattro anni, quando la crescita prevista per il mercato nel 2006 è del 3% mentre il gruppo stima di ampliare la clientela del 15%. I contraccolpi nel Regno Unito. La mossa del cda si spiega quindi con la necessità dell’azionista di prendere ancora tempo e puntare sulla presentazione al mercato di un’altra 3 Italia, orientata non soltanto al business dei videotelefoni, ma anche player nel settore media con lo sviluppo commerciale delle concessioni per la televisione Dvb-h, la nuova frontiera su Internet.L’esito negativo del collocamento, in ogni caso, apre per HWL anche il fronte inglese. "Questa operazione ha dimostrato che il mercato ancora non prezza gli operatori di terza generazione in modo adeguato rispetto alle aspettative delle società. Per Hutchison si pone così il problema delle attività inglesi che il gruppo conterebbe di quotare entro l’anno". Lannutti (Adusbef): "Evitato il bidone". Per l’Ipo qualche complicazione era arrivata anche dalle associazioni dei consumatori. Il 30 gennaio Adusbef (già coinvolta in numerose cause con 3 Italia, che ha chiesto risarcimenti per oltre un miliardo di euro) e Federconsumatori avevano presentato un esposto alla Consob e alla Procura di Milano in merito alla prossima quotazione di 3 Italia. Il presidente di Adusbef, Elio Lannutti, aveva spiegato che la quotazione di 3 Italia sollevava "più di qualche perplessità", evidenziando che l’azienda "ci risulta essere molto indebitata con le banche", per cui si rende necessario che "le prescritte autorizzazioni alla quotazione siano ben chiare e trasparenti per non replicare gravissimi fenomeni di risparmio tradito". Lo stesso Lannutti non ha risparmiato un commento velenoso a sipario abbassato: "è stato raggiunto un obiettivo importante: impedire che venisse rifilato l’ennesimo bidone al mercato e ai risparmiatori".Tra i rischi già evidenziati nel corposo prospetto figurava, tra l’altro, un imponente contenzioso: 867 procedimenti amministrativi, 107 cause civili e 44 penali riguardanti, però, responsabili di area che non ricoprono cariche di vertice. Il via libera all’Ipo da parte di Consob era arrivato martedì, ma la commissione di Borsa aveva raccomandato a 3 Italia di rendere pubblici anche i rischi connessi alla sottoscrizione dei titoli e aveva auspicato la pubblicazione dei risultati dell’ultimo trimestre 2005.

11/02/2006

Documento n.5677

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