Da Il Giorno del 21-3-06. Unica Mobili: tre arresti per bancarotta

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Unica Mobili: tre arresti per CARATE Dopo il fallimento Unica Mobili: tre arresti per bancarotta di Piero Fachin CARATE BRIANZA ? Non bastava il fallimento. C’è anche la (presunta) frode, da intendere come il tentativo, peraltro riuscito, di far sparire milioni di euro attraverso una contabilità a dir poco allegra. Per questa ragione ieri mattina, dopo mesi di indagini, sono stati arrestati tre amministratori di Unica Mobili (l’Artigiani Brianza), l’azienda commerciale di via Valle. Un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, con l’accusa di bancarotta fraudolenta, ha raggiunto l’amministratore Daniele Scremin, 42 anni, imprenditore di Zelo Surrigone (Milano), l’ex amministratore Vittorio Passador, 42 anni, di Giussano, e l’ex amministratore commerciale Giuseppe Aristide Cacciandra, 44 anni, che abita Milano. Unica Mobili venne chiusa nel luglio dell’anno scorso, per la disperazione di 800 clienti rimasti con un pugno di mosche in mano: tutti avevano versato cifre ingenti per comprare l’arredamento di casa (alcuni anche 40 mila euro) ma non avevano mai potuto ritirare la merce. Alcuni, i più sfortunati, avevano anche ottenuto prestiti dalle finanziarie, e quando avevano smesso di saldare le rate erano finiti nell’elenco del cattivi pagatori. Un buco da capogiro, quantificato dal curatore in oltre cinque milioni di euro. L’ordinanza del gip Ambrogio Ceron, eseguita dai militari della Guardia di Finanza di Monza, chiude la prima fase delle indagini del sostituto procuratore della Repubblica Alessandro Pepè, che conduce l’inchiesta coordinata dal procuratore capo Antonio Pizzi. Sono diversi i fatti sui quali si è concentrata l’attenzione della Procura. Le Fiamme Gialle, incrociando una mole di documenti impressionante, hanno cercato di ricostruire gli ultimi tre anni di contabilità di Unica Mobili, concentrando l’attenzione sui movimenti di denaro. I titolari o gli amministratori della società avrebbero cominciato a distrarre fondi non pochi mesi prima del fallimento, ma in tempi molto più lontani: 574 mila euro già nel nel 2003, per salire poi a 2.178.000 euro nel 2004, e scendere a 678 mila euro nel 2005, anno del fallimento. Le casse di Unica, però, non avrebbero consentito questo genere di prelievi: nel 2004, ad esempio, il rosso si assestava attorno agli 800 mila euro. I soldi, secondo la Finanza, sarebbero in parte finiti sui conti di altre società della galassia Unica, e in parte su alcuni conti personali. In diversi casi, inoltre, anche gli assegni versati dai clienti non sarebbero finiti nelle casse sociali per l’ordinaria registrazione delle entrate. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è motivata anche con il pericolo di reiterazione del reato: Scremin, in particolare, secondo gli investigatori stava lavorando per ricostruire una rete commerciale simile a quella che ha portato al crac di Unica. Un altro degli indagati, pur essendo formalmente uscito dalla società, coltiverebbe ancora alcuni interessi attraverso la presenza di un parente stretto. Pochi degli 800 clienti gabbati, al momento, sono riusciti a ottenere la consegna dei mobili o la restituzione dei soldi, nonostante da mesi presidino il tribunale e i forum delle associazioni dei consumatori. Su quello dell’Adusbef (Associazione per la difesa degli utenti dei servizi bancari e finanziari) hanno riempito novecento pagine con accuse e lamenti. La Procura della Repubblica e la Guardia di Finanza hanno valutato con attenzione anche centinaia di contratti di finanziamento sottoscritti dai clienti di Unica con aziende specializzate nel credito al consumo. Operazioni che, al momento, sono state giudicate corrette sia dal punto di vista formale che sostanziale: è dimostrato infatti che le finanziarie versavano regolarmente gli importi per conto dei clienti, ai quali hanno poi iniziato ad addebitare le rate di ammortamento e gli interessi previsti.

21/03/2006

Documento n.5829

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