CASSA DEPOSITI: IL CDA DIMEZZA LE DELEGHE, RITENUTE ECCESSIVE, DI VARAZZANI,PLENIPOTENZIARIO DI TREMONTI

DIETROFRONT! IL CDA DIMEZZA LE DELEGHE, RITENUTE ECCESSIVE, DI VARAZZANI, il plenipotenziario dI Tremonti alla guida della "nuova" Cassa Depositi e Prestiti - ORA è SOTTO TUTELA DEL PRESIDENTE ANTI-GIULIETTO BASSANINI - il prossimo marzo SCADE IL CDA E VARAZZANI spera di poter avere, grazie A Tremonti, un Cda più amichevole...Adriano Bonafede per "Affari&Finanza - La Repubblica"Uno stop inatteso a quella che altrimenti potrebbe essere considerata la marcia trionfale di Massimo Varazzani, il plenipotenziario del ministro Tremonti alla guida della "nuova" Cassa Depositi e Prestiti. Il Consiglio d'amministrazione, guidato dal presidente Franco Bassanini, ha ridimensionato nell'ultima riunione i poteri dell'amministratore delegato.Il Cda, in occasione della presentazione del piano triennale, ha convinto Varazzani a farsi ridurre le deleghe, ritenute eccessive dopo che la Cassa ha ampliato a dismisura la sua operatività: un conto, infatti, è erogare un mutuo a un Comune, su cui c'è comunque una garanzia statale, un altro mettere i soldi del risparmio postale su un progetto infrastrutturale dove ci sono anche dei privati. I limiti precedenti, molto elevati, rischiavano di dare all'amministratore delegato poteri eccessivi.In particolare, a gestire i rapporti con l'amministratore delegato è stato il presidente Franco Bassanini, esperto politico e navigato ex ministro. Bassanini, che rappresenta le Fondazioni a cui fa capo il 30 per cento del capitale della Cassa, ha "lavorato" ai fianchi l'ad con una serie di domande specifiche sul piano industriale convincendolo alla fine a cedere sulle deleghe.Un punto su cui sembra che Varazzani, anche se ora fa buon viso a cattiva sorte, si sia impuntato non poco. Come dimostra anche la reazione stizzita a una domanda nel corso di una conferenza stampa nel giugno scorso quando, a proposito dei poteri dell'amministratore delegato, Bassanini lo interruppe spiegando che la delega del Cda poteva sempre essere ritirata. Cosa che puntualmente è avvenuta.È chiaro che Bassanini esprime un Consiglio d'amministrazione composto perlopiù da esponenti nominati a suo tempo dall'ex ministro di centro sinistra Tommaso Padoa Schioppa. A parte la figura istituzionale rappresentata dal direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli, che c'era anche prima, e Ettore Gotti Tedeschi presidente dello Ior, nominato di recente al posto dello scomparso Gianfranco Imperatori e che viene considerato vicino al ministro dell'Economia gli altri sembrano alquanto distanti dal duo Tremonti-Varazzani. Ci sono Nunzio Guglielmino, Francesco Giovannucci, Fiorenzo Tasso, Luisa Torchia, Gianfranco Viesti.Ma l'ad, un tipo che mal digerisce limitazioni, aspetta paziente l'ormai vicina scadenza dei vecchi consiglieri, che avverrà il prossimo marzo. A quel punto spera di poter avere, grazie all'aiuto di Tremonti, un Cda più amichevole, anche se comunque saranno sempre presenti esponenti dell'opposizione, visto il ruolo istituzionale che la Cassa svolge nell'erogazione di mutui a tutti i Comuni d'Italia.Intanto Varazzani si concentra sui tanti progetti che oggi fanno capo alla nuova Cassa. In un solo anno la vecchia istituzione pluricentenaria alla quale lo Stato aveva affidato il compito di erogare mutui ai Comuni a tassi convenienti grazie al risparmio postale degli italiani, è stata rivoltata come un pedalino.La Cassa, grazie a una lunga serie di decreti, ha cambiato completamente volto. Basta pensare che alla vecchia funzione, che non ha perso, se ne sono aggiunte moltissime altre, che potranno contare sullo sblocco di almeno 50 degli oltre 100 miliardi raccolti con le Poste. Ora la Cdp, la "banca del Tesoro", può finanziare direttamente le grandi imprese. Può erogare finanziamenti alle piccole e medie imprese tramite le banche con cui ha firmato una convenzione.Può intervenire nel "social housing" (la costruzione di case a prezzi calmierati da destinare alle fasce di reddito mediobasse). Può, anzi questo rimane l'obiettivo primario della riforma, far decollare le grandi opere infrastrutturali di cui il Paese ha un enorme bisogno. Ha in mente di finanziare le infrastrutture europee grazie al progetto "Eurobond" insieme alla Bei. Parteciperà al fondo equity Marguerite insieme alle sue omologhe, la francese Caisse e la tedesca Kfw.E fra poco, appena sarà pronto l'ultimo decreto in preparazione al Tesoro, potrà anche intervenire nel finanziamento all'export insieme alla Sace, la società pubblica che già garantisce le imprese da problemi con i pagamenti da parte degli acquirenti esteri dei loro prodotti.Inoltre, è presente nel fondo privato di private equity F2i guidato da Vito Gamberale, che investe in brownfield, ovvero infrastrutture già esistenti. Infine, deve comunque gestire una serie di importanti partecipazioni in Eni (10%), in Poste (35%), in Terna (30%), in StMicroelectronics (10,1%) e in Enel (17,36%, che però sarà ceduta nel 2010).Davvero difficile pensare, fino a un anno fa, che la Cassa avrebbe potuto subire una metamorfosi di queste dimensioni in così poco tempo. Per arrivare a questa nuova vita dell'ente, l'amministratore delegato Massimo Varazzani ha lavorato per un anno intero senza soste. Dopo l'insediamento avvenuto nell'ottobre scorso, Varazzani ha creato i presupposti giuridici per una virata di questo tipo.Grazie all'appoggio del ministro dell'Economia Giulio Tremonti, che lo ha lanciato in quel ruolo, Varazzani ha messo sotto gli uffici del ministero che per un anno intero hanno lavorato senza soste ai vari decreti che hanno reso possibile la trasformazione della Cassa.Bene, a questo punto l'amministratore delegato dovrebbe essere soddisfatto. La Cassa è cambiata come lui e Tremonti hanno voluto. Ma, fatta la bicicletta, ora bisogna pedalare. E qui viene il difficile. La Cassa è diventata, oltre il braccio armato del Tesoro, un mostro giuridico, una specie di ministero di stampo sovietico che si occupa praticamente di tutto: finanziamenti alle grandi imprese e alle Pmi, rapporti con le banche, costruzione di abitazioni, finanziamento di opere pubbliche e, naturalmente, di mutui ai Comuni.Ammesso che questa fosse la migliore organizzazione possibile invece che la creazione di tante agenzie distinte quante sono le funzioni incorporate nella nuova Cassa, ora si tratta di gestire e far funzionare un Moloch del genere.Per la qual cosa occorrono grandi capacità manageriali: Varazzani finora ha dimostrato di essere un buon avvocato, con la creazione di una "cornice giuridica" per la nuova Cassa. Ma ora serve qualcos'altro, la capacità di scegliere e far funzionare la "squadra". Alcuni esperti osservano che per funzioni tanto complesse occorrerebbe forse pescare dal mercato le migliori figure manageriali.Al momento, tuttavia, le funzioni fondamentali sono state affidate a personale interno: Cannarsa alle Infrastrutture, Del Fante (ex cfo) al Social housing e Vannozzi (ministero del Tesoro) all'Economia. Ma soprattutto dovrà essere Varazzani a dimostrare di essere un manager capace.Sul quotidiano di destra "Libero" di qualche giorno fa è apparsa la notizia di una tirata d'orecchi di Tremonti all'ad per la lentezza con cui la Cassa provvede al finanziamento alle Pmi. La notizia è stata prontamente e seccamente smentita dalla Cassa, ma il fatto che sia uscita su un giornale amico suona come un avvertimento a Varazzani: ora che hai avuto tutto quello che volevi, e anche di più, dimostra di saper far funzionare questa baracca.Finita l'era del Varazzani avvocato, deve cominciare quella del Varazzani manager. Altrimenti anche questa poltrona potrebbe prima o poi vacillare.

13/10/2009

Documento n.8228

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