Prezzo della benzina: il Governo restituisca
Comunicato stampa congiunto ADOC - ADUSBEF _ FEDERCONSUMATORI Prezzo della benzina: il Governo restituisca ciò che è stato indebitamente sottratto dalle tasche degli Italiani. Basta di accusare l’Europa di cose che invece fa il Governo, l’accisa può essere modificata. Noi chiediamo che gli aumenti su questa tassa siano restituiti alle famiglie italiane. Abbiamo più volte denunciato che il Governo, rispetto alla questione del prezzo della benzina, fa solo delle enunciazioni e nulla di concreto. Dietro questa inefficiente opera del Governo si nasconde in realtà un’ esigenza di fare cassa sulle spalle degli italiani, poiché strumentalizza utilizzando gli aumenti del prezzo del petrolio a livello internazionale e le ricadute sul prezzo della benzina che dipendono sia, da fatti oggettivi, che da speculazioni e comportamenti anomali. Si tratta di tutta la questione della tassazione di questi prodotti. Ci piacerebbe tanto essere smentiti, ma riteniamo che ciò sia francamente impossibile. Infatti, dal 2001 a marzo 2005, l’ accisa (imposta di fabbricazione) che viene definita da decreti ministeriali, smentendo ogni dichiarazione riguardo al divieto di variarla per i veti europei, è passata da circa 52 centesimi al litro, a oltre 56 centesimi al litro con un aumento di oltre 4 centesimi. Così dicasi anche per l’Iva che essendo in percentuale ha fatto ottenere alle casse dello stato e sempre per lo stesso periodo un aumento di circa 2 centesimi al litro passando cioè da 17 centesimi a oltre i 19 centesimi attuali. Tutto ciò significa che utilizzando gli aumenti di prezzo del carburante dovuti alle variazioni internazionali, il governo può disporre di maggiori introiti. Ogni centesimo di aumento sul carburante comporta un maggiore introito di circa 20 milioni di euro al mese. L’ incremento quindi di 6 centesimi dovuti ai 4 dell’accisa e ai 2 dell’Iva comportano introiti per circa 120 milioni di euro al mese pari a 1 miliardo 440 euro annui (per chi volesse ricordare: in lire oltre 2700 miliardi). Vogliamo oltretutto aggiungere la considerazione che su ogni 3 centesimi di aumento del carburante si ha una ricaduta negativa sulla determinazione dei prezzi dei beni di largo consumo influendo sul dato dell’inflazione dello 0.1%. Quindi questi 6 centesimi comportano per le famiglie italiane uno 0.2 % di aumento dei prezzi pari a un esborso solo su questo versante di 55 euro annui oltre a 60 euro annui solo di maggiori tasse. E’ ora di smettere di raccontare che ci sono veti in Europa sulla possibilità di intervento sulle tasse della benzina, perché ciò non può valere solo per le riduzioni, ma anche per gli aumenti. Ecco perché, chiediamo con grande determinazione, il rientro alle famiglie di questi 6 centesimi furbescamente sottratti. Noi ci presenteremo il prossimo 23 marzo alla riunione con i petrolieri e i distributori con questi dati. Naturalmente, chiederemo ai petrolieri il controllo dei comportamenti anomali sull’adeguamento dei prezzi dei carburanti nel nostro Paese, caratterizzati da una doppia velocità e sia chiederemo, sul versante della distribuzione, la modernizzazione della rete e l’apertura alla grande distribuzione commerciale. 21.03.200521/03/2005
Documento n.4563
