DERIVATI: IL GOVERNO DA I NUMERI SUI DEBITI DEGLI ENTI LOCALI

in Comunicati stampa
COMUNICATO STAMPA DERIVATI: I DATI FORNITI OGGI DAL TESORO AL PARLAMENTO SULL’ESPOSIZIONE DEGLI ENTI LOCALI IN DERIVATI, SONO SOTTOSTIMATI, FUORVIANTI,INCOMPLETI ! L’ESPOSIZIONE IN DERIVATI DEGLI ENTI LOCALI VERSO BANCHE E FINANZIARIE, NON E’ DI 39 MLD,MA DEL DOPPIO TENENDO CONTO DELLE BANCHE ESTERE. NON BISOGNA MINIMIZZARE LE GRAVISSIME RESPONSABILITA’ DELLE BANCHE DI AFFARI, CHE BATTONO MONETA IN STRUMENTI DERIVATI,CON LA FINALITA’ DI TRARRE INGENTI PROFITTI INDEBITANDO E INTACCANDO LA RICCHEZZA DELLE NAZIONI E DEI CITTADINI. I dati forniti oggi dal Tesoro al Parlamento sull’esposizione degli Enti locali in prodotti derivati, sono sottostimati,fuorvianti ed incompleti,perché sono riferiti alle sole banche italiane, mentre è a tutti noto che sono le grandi banche di affari estere ad essere più aggressive nel piazzare sofisticati strumenti di debito a Comuni,Province e Regioni, al di fuori di alcuna regola minimale di trasparenza, che finiscono nel tempo per strangolare le amministrazioni ed i cittadini, caricandoli di ulteriori debiti postergati nel tempo. I dati del sottosegretario all’Economia,secondo il quale ad agosto 2007,su un totale di 1.055 milioni di debito da derivati, la Campania svetta con 261 milioni (un quarto del totale), con il Piemonte poco distante a 219 milioni di euro,con la Lombardia (89 milioni) e Puglia (81 milioni), Lazio (72 milioni), Sicilia (69 milioni) e Calabria (59 milioni), collidono con l’ultima relazione della Corte Conti relativa al 2006,che aveva rilevato contratti derivati degli Enti locali, stipulati nel 2006 (è noto che nel 2007 la situazione si è aggravata per i sub-prime),per 5.398 milioni di euro. “Si nota (afferma la Corte dei Conti nella relazione annuale)- nel 2006, rispetto all’anno precedente, una maggiore dinamicità nei derivati regionali. Risultano stipulati 23 nuovi contratti di interest rate swap (cinque nel 2005) per un totale nozionale pari a 5.398 milioni. L’ammontare complessivo di capitale swappato, al netto di swap amortising e di tasso di cambio, a fine 2006 è pari a 10.421 milioni, con incremento rispetto al 2005 di oltre 4.200 milioni. Un mercato quello dei derivati più vivace rispetto al passato che ha risentito di una duplice esigenza: adeguare i derivati alle sottostanti passività estinte e rinegoziate per allungarne la scadenza; bilanciare, inoltre, l’evoluzione in crescita dei tassi di interesse a seguito della politica monetaria della BCE. Un terzo scenario riguarda le emissioni obbligazionarie accompagnate da una pluralità di operazioni in derivati (swap di tasso di cambio, di tasso di interesse, amortising) cui, nel 2006, a farvi ricorso sono il Lazio, il Piemonte, la Campania e il Molise, rispettivamente per 500 milioni, 1.800 milioni, 1.890 milioni e 86,77 milioni.Nel 2006 sono privilegiate operazioni collar ove il margine ristretto fra i livelli floor e cap restringe l’eventuale vantaggio contrattuale per l’ente”.Il confronto con l’operatività in derivati degli enti locali di piccola e media dimensione (campione di 148 enti fra Comuni e Province) mette in chiaro come nel 2006 questi nuovi contratti scontino strutture fortemente a rischio se non già in perdita a fronte della più recente evoluzione dei tassi. Vantaggi sono a volte riscontrabili solo per i primi anni di durata contrattuale, due o tre al massimo, mentre successivamente le condizioni evolvono con forte probabilità di perdita per l’ente locale. Un terzo importante utilizzo dei derivati –dice la Corte- è legato alle maxi-emissioni di bond: è il caso di Lazio, Piemonte, Campania, Molise. La Corte registra «una notevole crescita del debito regionale con 6.396 milioni in più sul 2005 (+33,4%)». «L'ammontare complessivo di capitale swappato dalle Regioni nel 2006 ascende a 5,4 miliardi di euro», nel 2006 agli atti vi sono 23 contratti stipulati dalle Regioni (contro i cinque del 2005) di cui sette a copertura del rischio per il rialzo dei tassi, 11 connessi a emissioni obbligazionarie e cinque per rimodulazioni di scadenze. Anche l’affermazione del Governo,secondo il quale il debito degli enti locali nei confronti delle banche e delle finanziarie italiane ammontano complessivamente a 39.047 milioni,dei quali 1.055 milioni realizzati tramite strumenti finanziari (2,7% del totale),con debiti di cassa per 36.753 milioni di euro; debiti di firma (come le fideiussioni) per 1.239 milioni di euro; derivati finanziari per 1.055 milioni,sono sottostimati e pari ad oneri molto superiori, forse del doppio contando le banche estere. Ha ragione la Corte dei Conti quando afferma che:” nel 2006 sono state privilegiate le operazioni con "collar" (opzioni che fissato un tetto minimo e un tetto massimo): soglie «con l'effetto di rendere estremamente stretto il corridoio riservato al vantaggio contrattuale dell'ente». «Sia le rimodulazioni sia i nuovi contratti scontano strutture... a condizioni contrattuali fortemente a rischio se non già in perdita». I vantaggi per gli enti sono nei primi 2-3 anni ma successivamente «le condizioni evolvono con forte probabilità di perdita per l'ente». Lo "smontaggio" dei derivati aumenta la complessità con aggravi negli anni successivi che rischiano di divenire «insostenibili»,affermano i magistrati contabili. Gli strumenti derivati emessi a go-go dalle grandi banche di affari con mere finalità speculative, con la complicità di banche centrali ed autorità monetarie,che hanno raggiunto 430.000 miliardi di dollari, 11 volte il PIL (38.000 mld ) se non regolamentati con urgenza rischiano di mettere un cappio al collo alla sovranità delle nazioni e dei cittadini. Adusbef chiede una commissione di inchiesta che accerti la responsabilità delle banche e gli omessi controlli di distratte autorità vigilanti ,come Bankitalia e Consob.

24/10/2007

Documento n.6897

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