da Dagospia 7-5-2007 Lettera 2 Dal momento che gli sprovveduti sono statisticamente una rarità nel campo dei politici...

in Rassegna Stampa

Da Dagospia Lettera 2Dal momento che gli sprovveduti sono statisticamente una rarità nel campo dei politici, forse abbondano nel settore degli economisti, o forse no. C'è da chiedersi, con una qualche preoccupazione, la ragione del comportamento che il ministro Padoa Schioppa ha tenuto nell'esposizione della vicenda Visco-Speciale. Ai più la relazione è apparsa come il pretesto per uno sfogo vendicativo e pervaso, tra l'altro, da una violenza di linguaggio inusitata e sproporzionata all'entità apparente del contendere. Si è avuta la chiara sensazione che il ministro abbia volutamente ignorato il potenziale di negativa ricaduta politica, privilegiando il messaggio di brutale intimidazione. Lo stile sprezzante ed a volte al limite dell'insulto non ha certo giovato alla comprensione della vicenda. Nel momento che prendeva la parola nell'aula di Palazzo Madama, alla prima contestazione, è apparsa tutta la sua erompente irosa insofferenza, quasi diretta contro la politica in generale ed i politici quasi fossero un fastidioso corpo estraneo da sopportare con malagrazia. Inoltre la parte più importante, la ricostruzione dei fatti, l'unica che poteva, in un qualche modo, ricondurre la vicenda nell'alveo di un'inconsueta ma tutto sommato fisiologica divaricazione tra poteri, si è rivelata approssimativa nei riscontri ed è mancata negli aspetti fondamentali.I dubbi sulla correttezza dei comportamenti paraministeriali e governativi, nell'intera vicenda Visco-Speciale, sono quindi aumentati e probabilmente la giornata del 6- giugno, come qualcuno seduto sullo scranno ma dalla vista lunga paventava, ha rappresentato un ben riuscito suicidio politico, ministro consapevole o meno.MaxLettera 3Caro direttore, Il presidente della Camera Fausto Bertinotti, scrivendo al Corriere della Sera sul tema dei costi della politica, conferma l’impressione che su questo argomento per i politici il silenzio è d’oro, anche se può sembrare arroganza. Egli si chiede perché ai suoi illustri predecessori non sia mai stata sollevata obiezione. A parte che sono state sollevate e come obiezioni per le spese passate, presenti e future di tali predecessori, un motivo potrebbe essere che una Pivetti in Brambilla o un Casini in Caltagirone si pongono meno in contraddizione con quello che da loro ci si attendeva, rispetto ad un politico che dice di essere dalla parte degli ultimi, e che prometteva cambiamenti. Fare riferimento a una direttiva del 2000 della presidenza del consiglio (traduzione, un ordine del Berlusca) anche se pubblicata sulla Gazzetta ufficiale (uh che impressione!) non giustifica nulla. Come è cambiato il governo, così basta cambiare la direttiva. Non serve nemmeno un voto, basta un pezzetto di carta, e Prodi che scriva qualche riga. Cinque minuti. Nello specifico poi, peggio me sento. L’aereo di Stato “sostituisce ed integra il normale servizio commerciale nei casi in cui sussistano esigenze di certezza dei tempi degli spostamenti, di urgenza, di sicurezza e di alta rappresentanza”. Stiamo parlando di tre Airbus A319CJ nuovi e lussuosi, tre Falcon 900EX trimotori, due Falcon 50, e di rincalzo quindici Piaggio 180 Avanti dell’Aeronautica, oltre a tre dell’Esercito, tre della Marina, uno dei Carabinieri, due della Guardia di Finanza, uno della Polizia, uno dei Vigili del Fuoco, uno della Forestale, due della Protezione Civile, (per non dire degli elicotteri) di cui piacerebbe sapere quante ore volino per missioni di servizio e quante per trasportare sottosegretari. Ora, pochi giorni fa sono partiti da Ciampino contemporaneamente un aereo col Presidente della Repubblica e un altro con l’on. Bertinotti entrambi diretti a Firenze, uno per il convegno sulla famiglia, l’altro per l’anniversario dell’ARCI, o qualcosa del genere. Non potevano viaggiare insieme e risparmiare all’erario qualche decina di migliaia di euro e all’atmosfera qualche tonnellata di CO2? Meglio ancora, visto che l’Eurostar dal centro di Roma al centro di Firenze ci mette due ore, e arriva alla palazzina presidenziale, ex reale, e garantisce certezza dei tempi, urgenza, sicurezza e alta rappresentanza, l'on. Bertinotti non poteva andare in treno? O forse lo dovremmo compiangere, noi liberi di scegliere il mezzo che vogliamo, treno, auto, moto, bici, aereo, torpedone (a spese nostre) lui poverino che si trova ad essere 'obbligato' da Berlusconi a viaggiare con il “corporate jet” come sceicchi, grandi finanzieri, oligarchi e altri dannati della terra.Roberto da Rifredi

08/06/2007

Documento n.6618

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