Da Dagospia 26-4-2007 1 - "IL CAFFÈ" DI LUGANO RICICCIA IL “TESORETTO DI VADUZ” E PROVOCA A PISTORIO DOLORI GASTRICI

in Rassegna Stampa
1 - "IL CAFFÈ" DI LUGANO RICICCIA IL “TESORETTO DI VADUZ” E PROVOCA A PISTORIO DOLORI GASTRICI Ai siciliani il caffé piace forte e amaro con il retrogusto sulle papille che ti fa godere e ti dà la carica. Anche Pasquale Pistorio, il 71enne originario di Enna non vi rinuncia pur con la cautela che il medico gli ha suggerito per gli scherzetti del cuore. Ma il "provvisorio" presidente di Telecom in queste ore sta provando disgusto per "Il Caffè" di Lugano, un giornale nato nel 1994 dall'Associazione dei ristoratori ticinesi, che in questi giorni sta provocando al manager dolori gastrici. Dalle colonne del settimanale che esce ogni domenica nel Canton Ticino è tornata a galla una storiaccia che mette a repentaglio la fama del manager, grande artefice del successo di StM, il colosso italo-francese dei microprocessori. L'articolo ricostruisce i passaggi dell'inchiesta che la Procura di Lugano ha avviato nei mesi scorsi sulla presunta distrazione di circa 173 milioni di euro. Dagospia ha ricostruito la storia e ha scoperto che nella cittadina svizzera adagiata sulle rive del lago, quattro donne si sono scatenate per scoprire la verità sullo scandalo che finora era rimasto nascosto sulla stampa italiana. Maria Galliani, Monica Galliker, Manuela Minotti Perucca e Fiorenza Bergomi sono i magistrati di un pool "rosa" che ha scavato per settimane alla ricerca di fondi utilizzati dalla StM per complesse operazioni di cambio. Da queste operazioni sarebbero derivati ingenti profitti (si parla di oltre 20 milioni di franchi spariti) che poi sono stati dirottati verso un'Anstalt di Vaduz amministrata da un avvocato di Lugano. Il protagonista delle operazioni è Pietro Paolo Mosconi, 67 anni di Monza, che il primo dicembre scorso è stato arrestato insieme all'avvocato Ferrini. L'inchiesta è andata avanti a ritmo serrato con perquisizioni e interrogatori che hanno coinvolto anche Pasquale Pistorio. Mosconi infatti non è un uomo qualunque, bensì il bracciodestro di Pistorio per le attività finanziarie dentro l'azienda elettronica. Le vicende riguardano quasi otto anni di gestione (dal 1998 al 2005) e le donne-magistrate di Lugano hanno chiesto all'ex-presidente notizie sul "tesoretto" di Vaduz. Il manager ha negato qualsiasi creazione di fondi neri, e si è dichiarato del tutto inconsapevole dell'azione dei suoi collaboratori di cui ha detto "mi fidavo di loro e firmavo le carte". Secondo "Repubblica" "avrebbe messo a disposizione degli inquirenti 200mila euro frutto di una vendita di azioni in tandem con Mosconi avvenuta nel luglio scorso". 2 – LA FANTA-TELECOM DEL PASSERA SOLITARIO Fa un po' pena il Passera "solitario che d'in su la vetta della BancaIntesa cantando va" alla ricerca degli acquirenti di TelecomItalia. E spiace pensare che l'uomo McKinsey si aggiri con lo sguardo di Leopardi per le strade di Milano semideserta alla caccia di nuovi soci, mentre Alessandro Profumo si ferma con la moglie in un gazebo e mette la sua firma per il referendum sulla legge elettorale. La realtà è che Passera somiglia in questa fase al generale Custer, chiuso in un fortino dove può incontrare (come è avvenuto ieri) soltanto il pallido super-ragioniere di Mediobanca, Alberto Nagel, mentre i big della politica e della finanza stanno a guardare. Che cosa cerca con la "primavera d'intorno" il Passera solitario? La domanda non è peregrina, ma obbligata quando lui stesso due giorni fa ha dichiarato candidamente "non poniamo limiti alla provvidenza". Non è chiaro se con questa invocazione di stampo bazoliano il numero due di Sant'Intesa stia pensando a soci finanziari oppure a soci industriali in grado di togliere le castagne dal fuoco dalle mani di Tronchetti Provera. Invocando la provvidenza dimostra di non saperlo nemmeno lui perchè a confondergli le idee sono tutti coloro che hanno dichiarato di essere disponibili al salvataggio. Per uno strano capovolgimento dei ruoli gli industriali come Colaninno e Benetton dichiarano a parole di voler entrare come finanzieri nella "soluzione di sistema", ma non c'è nessuno che abbia voglia di affondare le mani nel "piatto industriale" di Telecom. Dietro la porta c'è anche il Cavaliere-birichino che forse sarebbe l'unico in grado di avere un progetto per l'azienda di Tronchetti, ma il conflitto di interessi gli impedisce di scendere in campo (lo dice anche il sondaggio di "Repubblica", un po' ridicolo e scontato, dove il 96,7% degli intervistati smentisce la speranza di Passera sull'ingresso di Fininvest nel capitale di Telecom). E da Berlino, dove si è recato ieri per un incontro con gli altri presidenti degli imprenditori europei, Luchino di Montezemolo continua a lanciare moniti contro l'invadenza della politica. Se ne parlerà anche stamane alle 11 al Direttivo di Confindustria dove il gotha degli industriali dovrà esaminare il bilancio dell'Associazione e scambiarsi qualche opinione sull'intricata faccenda dei telefoni. Si spera che in questa sede e nella Giunta che si riunirà nel pomeriggio, qualcuno voglia alzare il dito per dire che al posto della fantafinanza del solitario Passera, occorre trovare una soluzione industriale.

26/04/2007

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