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Le opportunita' del quantitative easing Di Francesco Strocchia 14 Marzo 2015

 

Le opportunità del quantitative easing

Dr. Francesco Strocchia – 14 Marzo 2015

 

 

E’ partito il tanto atteso quantitative easing, anche se sotto tale denominazione innovativa si cela una delle più classiche operazioni da sempre utilizzate dalle Banche centrali, già note come operazioni di mercato aperto (open market). Bisogna pensare, a tal punto, che la nuova denominazione sia giustificata dalla unidirezionalità dell’operazione medesima, volta esclusivamente all’acquisto di titoli, come pure dal suo carattere sistematico e strutturale.

Gli effetti sui mercati finanziari sono incontrovertibili, riguardo ai corsi dei titoli acquistati e, pertanto, sui relativi tassi di interesse, inversamente correlati ai primi. A fronte di tali effetti, comunque del tutto prevedibili, quelli sull’economia reale appaiono tuttavia eventuali, posti i limiti attualmente esistenti a livello europeo sui parametri reali del sistema, come previsti dal patto di stabilità e dal fiscal compact. Infatti, a differenza di quanto avvenuto negli USA, dove tali vincoli non sussistono, le ricadute sull’economia reale sono da considerarsi problematiche, mentre da una eccessiva dilatazione della base monetaria, senza sostanziali miglioramenti dei parametri reali del sistema, potrebbero giungere incrementi dei prezzi anche inopportuni.

Il quantitative easing, tuttavia, può rappresentare un’opportunità che dovrebbe incontrare il favore dei tanti che hanno sempre enfatizzato sui debiti pubblici, in particolare su quello italiano, quale causa principale del dissesto economico, pur a fronte della definitiva dimostrazione della fallacia del teorema di Kenneth e Rogoff sull’ipotizzata impossibilità di sviluppo dei sistemi economici ad alto debito.  

L’acquisto di titoli dei debiti pubblici di Stati europei a fronte della creazione di nuova base monetaria potrebbe  in effetti anche consentire l’annullamento di tali titoli per semplice elisione contabile, secondo una permutazione patrimoniale nel bilancio della Bce, il cui quadro ragionieristico dei valori è rappresentato da:

–        attività finanziarie per titoli in portafoglio

–        passività per biglietti circolanti.

I titoli in portafoglio, infatti, acquisiti a costo nullo, verrebbero stralciati dal bilancio senza sostanziali perdite, pur rinunziando agli interessi ed al rimborso a scadenza, ma operando comunque nell’ambito della funzione istituzionale di governance dell’economia e secondo criteri pro-quota per i singoli Stati,  tenendo anche conto della relativa sostenibilità ed alleggerendo così questi ultimi dai pesanti obblighi di riduzione del debito derivanti dal fiscal compact.

Non si tratta pertanto di un abbattimento di questo con la bacchetta magica, ma solo il potere di farlo da parte di chi può battere moneta, e sarebbe forse l’occasione per provvedervi, con grande soddisfazione di tutti coloro che hanno da sempre indicato nel debito medesimo la causa di tutti i mali.

Ciò, anche se l’operazione, così come delineata, pur non incontrando ostacoli di natura tecnico-contabile, incorrerebbe comunque in implicazioni macroeconomiche, determinando un drenaggio della base monetaria incrementale creata: si riproporrebbe pertanto la valutazione comparativa tra una maggior liquidità del sistema, accompagnata da un determinato ammontare di debiti pubblici, oppure un minor volume di entrambi, ribadendosi, in definitiva, l’aspetto intrinsecamente conflittuale tra sviluppo economico e riduzione dei debiti pubblici, con la necessità di coniugarli in un ambito di sostenibilità.

 

 

18/03/2015

Documento n.9480

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