Interrogazione di ALBERTI, PESCO e VILLAROSA su SDL

pubblicato il 14/01/2015 in Articoli e studi

Ministero destinatario:

MINISTERO DELL'INTERNO MINISTERO DELLA GIUSTIZIA MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL'INTERNO delegato in data 12/01/2015

Stato iter:

IN CORSO

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-07475

presentato da

ALBERTI Ferdinando

testo di

Lunedì 12 gennaio 2015, seduta n. 360

ALBERTI, PESCO e VILLAROSA. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
a quanto risulta agli interroganti:
la gravissima crisi economica in atto con la conseguente restrizione dei prestiti bancari (credit crunch), ha prodotto un nuovo fenomeno consistente nella proliferazione di nuove società che promettono di risolvere i problemi con le banche ed il fisco;
crescono, così, società di consulenza che promettono e spesso garantiscono di risolvere i problemi dei debitori. Una di queste è «Agenzia debiti» che a seguito di ripetute denunce penali dell'Adusbef (Associazione difesa utenti servizi bancari e finanziari) e dei cittadini ingannati, è stata indagata dalla procura di Milano, che successivamente ha proceduto con arresti per i reati di bancarotta fraudolenta ed associazione a delinquere sulle attività delittuose di soggetti che promettevano di tagliare del 70 per cento i debiti contratti con banche, finanziarie e fisco, chiedendo un versamento iniziale di 390 euro e la firma di cambiali per migliaia di euro;
è in aumento l'operato di soggetti spregiudicati che si arricchiscono traendo vantaggi economici speculando sul bisogno con pubblicità allettanti, a danno della pubblica fede e dei debitori, già indeboliti sotto il profilo psicologico dalla situazione in cui versano;
l'Autorità garante della concorrenza e del mercato scrive nel procedimento PB/783 del 9 luglio 2014 aperto (a seguito di una denuncia presentata da Adusbef ad alcune Procure ed alla stessa Agcm), contro SDL Centrostudi SpA (fondata dall'avvocato bresciano Serafino di Loreto) che in qualità di professionista, svolgendo attività di consulenza finanziaria, legale e di debt agency, con riferimento particolare alla predisposizione di mezzi e servizi per conto terzi, analisi e consulenze contabili, bancarie, finanziarie, legali, assicurativi e servizi integrati alle imprese, avrebbe diffuso affermazioni pubblicitarie idonee a indurre in errore i destinatari, sotto diversi aspetti, quali, la qualifica del professionista che si presenta come una «ONLUS», le caratteristiche del servizio proposto come «check-up gratuito», la natura e l'onerosità delle «perizie certificate», in realtà fornite sotto forma di «parere pro veritate», nonché le caratteristiche e le condizioni di fruizione del reclamizzato servizio di consulenza legale «Avvocato in tasca» che si configura come un abbonamento annuale per una prestazione professionale di consulenza legale, senza la possibilità di essere rappresentato in giudizio, il cui costo iniziale è di 500 euro;
l'Autorità garante della concorrenza e del mercato quindi, ha deliberato di irrogare a SDL Centro Studi, una sanzione amministrativa pecuniaria di 100.000 euro, per una pubblicità ingannevole/comparativa illecita che pubblicizzava la soluzione dei problemi per i correntisti che hanno rapporti con le banche;
a quanto risulta agli interroganti:
il 1o luglio 2014 sarebbe stata emessa sentenza di soccombenza dal giudice Antonella Cozzi, con motivazioni che implicano una totale responsabilità del lavoro peritale di SDL Centrostudi spa: «l'atto di citazione riporta contestazioni generiche e si incentra sulla contestazione dell'usurarietà del tasso di interesse applicato dalla banca accertato mediante una perizia di parte, nella quale è precisato che non sono state considerate le condizioni economiche pattuite tra le parti ma unicamente gli estratti di conto corrente dal II trimestre 2006 al III trimestre 2012» e «La lacunosità della documentazione considerata dal perito di parte nell'elaborazione dei conteggi, inficia l'attendibilità della consulenza, che ricostruisce lo svolgimento del rapporto di conto corrente, sulla base di documentazione parziale, ignorando completamente il contratto e le relative pattuizioni e giungendo a risultati che, in presenza del contratto scritto, devono considerarsi arbitrari». Alla sentenza sono allegati altri 2 documenti di periti che relazionano sull'operato di SDL Centrostudi spa e dei suoi consulenti esterni;
SDL contattava migliaia di imprese, molte delle quali hanno gravissimi problemi con le banche, facendo ritenere che la maggior parte dei conti correnti (ben il 90 per cento) sarebbe afflitto da problemi di usura ed anatocismo, promettendo tramite perizie di parte la restituzione del maltolto, con conseguenti citazioni giudiziarie e perizie certificate prive di alcun valore probatorio, come risulta dalla VI Sezione Civile del tribunale di Milano del 1o luglio 2014, che ha condannato l'impresa –:
se i Ministri interrogati siano al corrente delle vicende esposte in premessa;
quale sia la vera incidenza del fenomeno di usura in Italia, suddividendo i casi in base alle figure colpevoli di usura bancaria ed anatocismo;
se ritenga necessario intervenire con ulteriori iniziative normative al fine di rendere più agevole, funzionale e scevro da arbitrarietà, il riconoscimento, nei singoli casi, di condotte riconducibili all'usura bancaria, mantenendo nel contempo il criterio di calcolo del tasso di usura già previsto della normativa vigente;
se non ritengano necessario avviare una campagna informativa rivolta al consumatore-utente sulla reale portata del fenomeno dell'usura bancaria e dell'anatocismo, al fine di mettere al corrente i cittadini sui possibili rischi che possono verificarsi nel rapporto con le banche e sulle truffe da parte di società che garantiscono recupero crediti come nei casi in premessa;
se, nei limiti delle proprie attribuzioni, non ritengano necessario intervenire anche con iniziative normative e quali iniziative intendano assumere, al fine di mettere in atto le doverose attività di prevenzione e limitare la diffusione di pratiche scorrette da parte di società di consulenza che speculano sulle debolezze con pubblicità ingannevoli;
se non occorra richiamare ad una maggiore cautela anche gli ordini professionali ed altri soggetti economici che accreditano tali soggetti, in modo da stroncare fenomeni che possono configurare attività delittuose a danno della pubblica fede e dei debitori. (4-07475)

14/01/2015

Documento n.9419

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