Titoli emessi o garantiti da Banca Carige: la Consob dispone la sospensione

pubblicato il 17/11/2017 in Comunicati stampa

Arriva come un fulmine a ciel sereno (ma neanche tanto!) la notizia, datata 17 novembre 2017, della sospensione disposta dalla Consob di tutti titoli, compresi quelli garantiti, dal Gruppo Banca Carige.

L’Autorità di Vigilanza, si legge nel comunicato, ha disposto la sospensione dei titoli Banca Carige dalle negoziazioni in borsa “fino a quando, anche in esito alle eventuali iniziative delle competenti autorità per la vigilanza prudenziale, non sarà ripristinato un corretto quadro informativo sui titoli”.

La decisione segue la momentanea sospensione delle azioni del Gruppo già disposta nella giornata di ieri; oggi la decisione della Consob motivata dal fatto che “L’attuale contesto informativo non garantisce la trasparenza, l'ordinato svolgimento delle negoziazioni e la tutela degli investitori”.

La sospensione dalle negoziazioni non si applica agli strumenti finanziari aventi come sottostante indici contenenti i titoli emessi da Banca Carige , ha precisato la Consob.

 

Una crisi senza fine

La giornata del 16 novembre avrebbe dovuto segnare una svolta nella vicenda del Gruppo; nell’ambito del piano di risanamento elaborato dal Ad Fiorentino si sarebbe dovuta tenere, infatti, la costituzione del consorzio di garanzia per l’aumento di capitale da 560 milioni di euro, già a suo tempo deliberato dal consiglio di amministrazione dell’istituto.

Credit Suisse, Deutsche Bank  e Barclays avevano stipulato un accordo di pre-garanzia ma è stata la stessa Banca Carige a comunicare che  non si sono pienamente realizzate le condizioni per la costituzione del consorzio; immediata la decisione della Consob, quindi, con  immeditata sospensione dei titoli in borsa.

A rendere ancor più problematica la situazione, vi è il termine massimo concesso dalla BCE (31 dicembre 2017) per l’aumento di capitale (il terzo) e la contestuale garanzia per i conti del Gruppo.

 

Una storia già vista?

Succede tutto alle 3 di notte di giovedì 16 novembre: le tre Banche del consorzio di garanzia sono al tavolo pronte per la firma ma succede l’imprevedibile: I Malacalza, che sono affiancati dai banchieri di Rothschild, non solo non sottoscrivono l’accordo ma non si presentano neanche all’incontro. Cosa, precisamente, abbia indotto Vittorio Malacalza a tale decisione, rimane un mistero; è l0 stesso interessato, da par suo, a far sapere che “nelle ultime 48 ore si sono succedute posizioni contraddittorie del consorzio delle banche in merito a ulteriori esigenze condizionanti l'impegno delle banche”.

Malgrado le rassicurazioni arrivate dalle parti interessate, gli Analisti non sembrano molto fiduciosi su di una risoluzione positiva della vicenda e sono sempre più convinti che non si possa escludere l’intervento statale in soccorso del Gruppo; potrebbe, perciò, essere necessario ricorrere al “Fondo Salva Banche” (come già successo per le 4 banche in liquidazione) forte di una disponibilità di quasi 6 miliardi di euro; e sarebbe la soluzione meno gravosa considerato che, al momento non si può escludere il crac del Gruppo Carige con le conseguenze già viste con MPS e le Banche Venete.

 

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17/11/2017

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