ISTAT: NON RILEVA L’AUMENTO DEL SUPERENALOTTO. MALAFEDE O DISTRAZIONE ?

in Comunicati stampa

ISTAT: NON RILEVA L’AUMENTO DEL SUPERENALOTTO. MALAFEDE O DISTRAZIONE ?

 

     Aumenta il Superenalotto, ma l'Istat non se ne accorge e l’inflazione è sempre sottozero. Gli italiani, si sa, sono un popolo di scommettitori e lo Stato, sempre a corto di soldi, ne approfitta. Dal 1° febbraio scorso la giocata per il Superenalotto è passata da 0,50 euro a combinazione di gioco (con un minimo di 2 combinazioni) a 1 euro a combinazione.

   Per compensare questo salasso è stata aumentata la quota destinata a montepremi (dal 34,648% al 60%) e anche la possibilità di vincita (ora si intasca qualcosa anche indovinando 2 soli numeri su 6). E, siccome proprio in tempi di crisi non si resiste alla tentazione di sfidare la sorte, l’ammontare complessivo delle giocate si è impennato, passando dai 4 milioni di euro medi per estrazione, a gennaio 2016, ai 6,5 milioni di euro a febbraio e marzo.

   Ben pochi, insomma, si sono spaventati per il raddoppio del costo della schedina. Ma di quanto è aumentata effettivamente la singola giocata? Prima si pagavano 50 centesimi di euro e 17,324 rientravano sotto forma di montepremi. La differenza, ripartita tra l’aggio del rivenditore, la società di gestione e lo Stato, era di 32,676 centesimi. Dal 1° febbraio, invece, si spende un euro, di cui 60 centesimi sono ridistribuiti e 40 si perdono.

     L’aumento è stato, pertanto, di 7,324 centesimi o, in termini percentuali, del 22,4%.E secondo l’Istat? Dall’inizio del 2016, la voce "Concorsi pronostici", che contribuisce al calcolo degli indici dei prezzi al consumo, non ha fatto registrare alcuna variazione. In una nota metodologica del 2013, l'ultima disponibile, l'Istat dichiarava che l'indice dei prezzi dei giochi, lotterie e scommesse si ottiene come media aritmetica del costo di una giocata minima relativa a cinque concorsi nazionali a base sportiva oppure numerici a totalizzatore, ponderata con il fatturato al netto del rispettivo montepremi.

    Se da allora è cambiato qualcosa nella composizione del paniere non è dato sapere, ma è indubbio che oggi il Superenalotto è di gran lunga il più gettonato fra i concorsi pronostici. E considerato che la predetta voce ha un peso del 2% sull’intero paniere, un aumento a doppia cifra sposterebbe di qualche decimale il dato sull'inflazione, rischiando di farlo tornare con il segno più davanti.

  Un’altra stranezza, dunque, che si va ad aggiungere alla mancata rilevazione sempre da parte dell’Istat –già  segnalato dal Foglietto della Ricerca edito da un sindacato interno - degli aumenti dei prezzi dei servizi a domanda individuale (asili nido, mense scolastiche, residenze per anziani, tasse universitarie), conseguenti all’introduzione del nuovo calcolo dell’Isee. In un periodo in cui per molti la deflazione sta apportando più danni all’economia nazionale che benefici alle tasche dei consumatori, l’Istat che sembra metterci del suo nel remare contro, ha il dovere di rettificare tali strani errori.

                                                                         

                                        Elio Lannutti (Adusbef) – Rosario Trefiletti (Federconsumatori)  

05/11/2016

Documento n.10317

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