Studio. Settore assicurativo: dati quantitativi

SERVIZI ASSICURATIVI Una indagine quantitativa. (anno 2000 con alcuni aggiornamenti al 2002) LA POSIZIONE DELL?ITALIA. Il mercato europeo conta 370 milioni di cittadini utenti-consumatori. Nel 1998, in esso operavano 4.874 imprese d?assicurazione, con premi assicurativi per oltre 558 miliardi di euro -pari a 1.080.000 miliardi di lire- (dati 1998), e con più di 700.000 addetti.Ma rispetto agli altri paesi europei, l?Italia sembra particolarmente "povera" di imprese d?assicurazione: ad aprile 2000 operavano sul nostro mercato 249 aziende, in calo rispetto ai dati 1998 (vedi tabella). E? da rimarcare a questo proposito, che il basso numero di aziende dà luogo ad un alto numero di abitanti per azienda: 227 mila per l?Italia, il doppio del secondo classificato: la Germania con 115.000. In Irlanda le compagnie prosperano con soli 22.000 abitanti per azienda.NUMERO DI COMPAGNIE DI ASSICURAZIONE(ANNO 2000-Fonte ISVAP- Elaborazioni Adusbef) N. AZIENDE ABITANTI PER OGNI AZIENDAGRAN BRETAGNA 832 71.000GERMANIA 715 115.000FRANCIA 539 109.000OLANDA 521 30.000SPAGNA 378 103.000ITALIA 251 227.000ITALIA 4/2002 256 BELGIO 234 43.000IRLANDA 161 22.000PORTOGALLO 90 110.000Fonte ANIA Relazione 2002NUMERO DI IMPRESE NEI PAESI U.E. Dati al 31/12 1997 1998 1999 2000Austria 77 77 77 77Belgio 242 234 219 207Danimarca 264 260 260 260Finlandia 62 63 66 65Francia 543 539 525 527Germania 714 714 773 725Grecia 130 126 114 110Irlanda 154 161 169 163Italia 261 251 250 252Lussemburgo 91 93 94 93Olanda 511 521 517 469Portogallo 86 90 88 88Regno Unito 841 832 829 822Spagna 368 378 370 354Svezia 490 492 473 482Totale 4.834 4.832 4.824 4.694PREMI PER IMPRESA NEI PAESI U.E. (MILIONI DI EURO) 1997 1998 1999 2000Austria 127 133 142 152Belgio 52 64 78 97Danimarca 35 41 40 43Finlandia 129 148 155 181Francia 225 192 217 249Germania 164 173 168 186Grecia 14 16 22 23Irlanda 34 41 49 63Italia 161 203 247 268Lussemburgo 49 54 61 74Olanda 56 65 75 84Portogallo 56 63 76 80Regno Unito 168 174 228 301Spagna 69 69 87 115Svezia 23 23 34 36Totale 112 116 135 162E? interessante, anzi illuminante, rimarcare inoltre che, delle 256 imprese di assicurazione operanti in Italia, le prime 10 aggregano quasi la metà del totale dei premi raccolti, mentre le prime 40 società raggiungono quasi l? 80 per cento.Nel 1999, il monte premi si è attestato a 50,98 miliardi di Euro (+ 21,5 per cento rispetto al 1998). In particolare per il 1999, il Ramo vita ha raccolto premi per 26,48 miliardi di Euro (+ 39 per cento sul 1998) , il Ramo Danni 24,5 miliardi di Euro (+ 7 per cento sul 1998).Delle due componenti fondamentali (Ramo vita e Ramo danni), il primo continua ad aumentare di peso passando dal 27 per cento del 1990 al 45,5 del ?97, al 52 del 1998 e del 1999. Al contrario il ramo Danni scende dal 73 per cento del ?90, al 54,5 del ?97, al 48 per cento del 1998 e del 1999.. Un sondaggio dell? Eurisco di qualche anno fa forniva risultati molto lusinghieri sulla "fiducia" riposta dagli assicurati nei confronti delle compagnie. Non così esaltanti sono stati invece i risultati di un successivo sondaggio di Adusbef che ha invece messo in evidenza lo spirito di insanabile diffidenza che anima gli assicurati e il generalizzato giudizio di scorrettezza soprattutto da parte di quegli utenti che hanno dovuto attivare la polizza, chiedendo rimborsi dopo aver subito un sinistro.Questa profonda mancanza di fiducia è ben evidenziata dai dati relativi ai premi assicurativi per abitante (dati 1997): ANNO 1997 - PREMI DIRETTI PER ABITANTE E PER IMPRESA (Fonte Eurostat e CEA - Dati 1998) PER ABITANTE PER IMPRESA in ECU in milioni di ECUFrancia 2.016 192Gran bretagna 1.937 174Olanda 1.784 65Germania 1.393 173Irlanda 1.285 41Belgio 1.174 64Italia 617 203Spagna 590 69Portogallo 477 63 In altri termini, fatta pari a 100 la spesa assicurativa di un italiano nel 1998, il francese destinava 326,7 alle coperture assicurative; il Britannico 313,9; l?olandese 289; il tedesco 225,7; lo spagnolo 95,6.E? ancora evidente come il basso numero di compagnie operanti in Italia, dia luogo al più alto livello di premi diretti. NUOVI CONCORRENTILa possibilità di collocare prodotti assicurativi utilizzando canali alternativi e concorrenziali rispetto a quelli abituali, ha permesso anche alle banche di inserirsi in un settore non di specifica competenza. Pur se i prodotti assicurativi collocabili agli sportelli degli istituti di credito devono essere standard, i minori costi di collocamento rendono il canale bancario passibile di notevoli sviluppi futuri, con un trend molto simile a quello che si è avuto, nel ramo vita, per le vendite tramite promotori finanziari nella seconda metà degli anni ?80. Nel 1999, per il ramo Vita, questi due canali di distribuzione (banche e promotori) hanno superato il 62,4 per cento della raccolta totale. Vediamo come è suddivisa la distribuzione (anno 1999 - valori in percentuale sul totale raccolto) PESO PERCENTUALE DEI CANALI DI DISTRIBUZIONE[Fonte ANIA -2000] RAMO VITA RAMO DANNIAGENTI 27,2 88,5VENDITA DIRETTA 9,2 3,8BROKER 1,2 7,2SPORTELLI BANCARI 49,8 0,5 (sportelli bancari+promotori)PROMOTORI FINANZIARI 12,6 E? illuminante il fatto che, creatosi un canale alternativo nel collocamento dei prodotti assicurativi, la maggior concorrenza ha portato ad una migliore informazione dei costi di distribuzione e dei caricamenti, essendo proprio questi i punti di forza del canale bancario. Per l?utenza potrebbe essere positivo: o gli agenti assicurativi si attrezzeranno per fornire servizi di vera, corretta e seria consulenza e con un effettivo valore aggiunto, oppure, a parità di prestazione (in genere abbastanza scadente) il mercato privilegerà nuovi canali in grado di offrire prezzi più bassi.Questi "risultati", dovuti ad un modestissimo inserimento di elementi concorrenziali, sono comunque sintomatici sia di quanto il settore possa progredire in termini di correttezza nell?offerta dei servizi, sia della efficacia della cura cui esso andrebbe sottoposto per guarirlo dalle storture introdotte dal lassismo causato dai noti elementi monopolistici. CONCLUSIONIVolendo passare a considerazioni generali possiamo dire che quattro sono le accuse ricorrenti nei confronti delle compagnie di assicurazione: Prima: "Non si sa mai con certezza se si è assicurati o meno contro uno specifico evento, finché l?evento non si verifica e non si attiva la polizza per il risarcimento dei danni causati dal sinistro".Seconda: "Nel caso delle polizze vita - rendita non si conosce il prezzo" applicato dalle compagnie al prodotto (caricamento); oltretutto, in quelle miste, la scissione del premio per il caso di vita e quello di morte non è indicata". In altri termini, troppi assicurati ritengono che la retrocessione sia calcolata sul premio pagato; non sa che il suo premio è decurtato dei caricamenti e degli accantonamenti a garanzia del caso morte. Terza: "Le compagnie di assicurazioni non tendono ad impostare, nei confronti dei produttori di beni e dei relativi utenti, campagne di prevenzione miranti ad eliminare o a contrastare alla fonte danni ed inconvenienti derivanti dall?uso di quei prodotti; non effettuano interventi, ad esempio, nel campo dell?educazione scolastica e della prevenzione: si limitano a risarcire (o a non risarcire) i danni, ma senza fretta e spesso facendoci la cresta". Per restare nel ramo RC auto, alcuni comportamenti delle compagnie sono passibili di forti critiche: perché annualmente non vengono adeguati d?iniziativa i valori assicurati per l?incendio e il furto del veicolo ? Perché troppi assicurati non vengono avvisati per tempo delle variazioni contrattuali (maggiorazione del premio, ecc.) come prescrive la legge? Perché il furto viene rimborsato prendendo a base del valore dell?auto rubata il dato riportato da una pubblicazione, Eurotax, "istituzionalizzata" dagli addetti ai lavori, ma che nessuno controlla, e i cui dati divergono notevolmente da quelli di mercato riscontrati realmente nel settore delle auto usate ? Perché, se i valori riportati da Quattroruote sono più favorevoli alle compagnie, si opta per la rivista italiana?Quattro: "Nelle imprese di assicurazione é praticamente impossibile perfino esercitare il diritto (minimo) di reclamo". Non vi sono procedure certe e conosciute per la gestione dei sinistri, figuriamoci se le compagnie si interessano della gestione dei reclami: all?inizio del terzo millennio, in Italia, un settore che offre servizi (le assicurazioni) ancora non ha capito che solo la mancanza di concorrenza permette il sopravvivere di atteggiamenti di ottusa chiusura nei confronti degli utenti, come ancora non ha capito che la gestione dei reclami, se attuata con intelligenza e saputa utilizzare, costituisce una vera e propria miniera d?oro. Resta comunque il fatto che i cittadini che sono lesi nei loro diritti, non sanno a che santo rivolgersi; i più agguerriti "intasano" i tribunali del Paese, sollazzando compagnie di assicurazione ed avvocati. Ma una cosa è certa: prima della fine del millennio sarà certamente possibile accedere per telefono, per fax o via Internet a molti servizi assicurativi; scopriremo che forse sarà più tranquillizzante rivolgersi a compagnie di altri paesi europei, con tradizioni di maggiore serietà, correttezza e, soprattutto, trasparenza.Il contenzioso giudiziario tra gli assicurati e le imprese cresce ogni anno proprio perché dall?allungamento dei tempi che tale contenzioso produce (un processo civile richiede mediamente sette-otto anni per la conclusione), le assicurazioni lucrano ingenti somme. Da qui la necessità della istituzione di appositi uffici in grado di raccogliere le proteste degli utenti e di procedure chiare per fornire risposte certe ai problemi sollevati dagli utenti. Da qui, soprattutto, l?esigenza di un intervento legislativo che, come per la legge 154/92 che ha dato un minimo di trasparenza ai rapporti bancari, renda trasparenti i servizi assicurativi. L? Adusbef ha stilato una proposta di legge per la trasparenza assicurativa prendendo come base quella impostata per il settore del credito. In essa è prevista, tra l?altro, l?istituzione dell?Ombudsman assicurativo che può risolvere le controversie evitando di intasare gli uffici giudiziari di ulteriori cause civili: giace in Parlamento. Concludendo, in concreto, finché il prodotto assicurativo non passerà al vaglio severo di una vera concorrenza, le caratteristiche dei servizi offerti dalle compagnie, i loro atteggiamenti, ed i parametri finanziari conseguenti non risulteranno tali da garantire all?utenza il migliore rapporto qualità/prezzo.

02/01/1999

Documento n.3070

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