Sintesi ricorsi Corte Europea dei Diritti dell’Uomo,CE e Corte di Giustizia Europea contro l’Italia e la Banca d’Italia per conflitto interessi con ba

Sintesi ricorsi Corte Europea dei Diritti dell’Uomo,CE e Corte di Giustizia Europea contro l’Italia e la Banca d’Italia per conflitto interessi con banche socie capitale della Banca Centrale, che produce un danno di 6 miliardi di euro l’anno a consumatori, famiglie, PMI ed un ingiusto profitto alla ‘mano morta” dei banchieri.

 

ALLA CORTE EUROPEA

DEI DIRITTI DELL'UOMO

67075 STRASBOURG - CEDEX (Francia)

 

ALLA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE

RIGUARDANTE INADEMPIMENTI DEL DIRITTO COMUNITARIO

1.            Cognome e nome del denunciante:

Dott. Lannutti Elio (rappresentante legale di ADUSBEF - Associazione Difesa Utenti  Servizi Bancari e  Finanziari),

2.            Rappresentato da:  Avv. Antonio Tanza 

3.            Cittadinanza:   Italiana

4.            Indirizzo o sede sociale :   Roma (00184), Via Farini, n. 62

5.            Telefono/telecopiatrice/posta elettronica:  Tel. n. 06 4818632 - 06 4818633

 

RICORSO

Presentato ai sensi dell’art. 34 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, nonché in conformità degli artt. 45 e 47 del Regolamento della Corte europea dei Diritti dell'Uomo.

I - LE PARTI

A. Il richiedente

1. Lannutti

2. Elio

3. Nazionalità Italiana

4. Professione: Dottore in Scienze Sociali e Presidente e rappresentante legale dell’Adusbef (Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari e  Finanziari), domiciliato per la carica in Roma (00184), Via Farini, n. 62,

 

…..”Adusbef ha denunciato il sistema colluso dei controlli, che ha generato il diffuso fenomeno del “risparmio tradito”, con circa 1 milione di risparmiatori frodati ed oltre 50 miliardi di euro bruciati; le agenzie di debiti, qui predoni degli indebitati che estorcevano denaro ad un esercito di debitori, arrestati poi dai Pm della Procura di Milano per associazione a delinquere; la truffa dei derivati, appioppati dalle banche a fior di imprese fatte fallire ed Enti locali fatti indebitare per decenni, anche con sistemi di corruzione, subendo la rappresaglia della Consob, che sanzionò l’associazione nel 2009 invece dei banchieri truffatori.

Su iniziativa dell’Adusbef, sono nate inchieste giudiziarie storiche contro le carte revolving usurarie, distribuite dall’American Express; le indagini delle Procure della Repubblica contro derivati avariati e tassi da strozzinaggio con primarie banche indagate; la manipolazione dei tassi Euribor, che hanno provocato un danno di 3,5 miliardi di euro ai debitori a tassi indicizzati; il processo ai colossi mondiali del rating come Moody’s (per il quale è stata chiesta l’archiviazione), Fitch e Standard & Poor (per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio per manipolazione di mercato ed artifici informativi, che hanno danneggiato l’Italia con 120 miliardi di euro quantificati dalla Corte dei Conti) da parte della Procura di Trani,  PM Michele Ruggiero.

Adusbef, parte civile nella maggior parte dei processi penali che vedono le banche alla sbarra nella veste di imputati,  ha  denunciato usi, abusi ed ordinari soprusi di un sistema bancario protetto dalla Banca d’Italia, con le stesse banche socie azioniste, in un palese conflitto di interesse e rapporti incestuosi che ledono i  diritti e gli interessi dei consumatori italiani, saccheggiati dai banchieri con il concorso, se non la diretta complicità, del controllore rappresentato dal Governatore.

Il capitale di Bankitalia, infatti, che  ammonta a 156.000 euro, è costituito da 300.000 quote di partecipazione nominative di 0,52 euro ciascuna, la cui cessione –recita lo Statuto- avviene solo previo consenso del Consiglio Superiore e su proposta del Direttorio “nel rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza dell’Istituto e di una equilibrata distribuzione”. Il 95% delle quote di partecipazione al capitale, di proprietà di banche (Intesa San Paolo ed Unicredit con il 52,3%) ed assicurazioni  (Generali, Allianz, Fondiaria Sai, Milano Assicurazioni,) costituisce un gigantesco conflitto di interesse che si è rafforzato con l’istituzione dell’Ivass, presieduto dal direttore generale di Bankitalia che assegna all’ex Isvap la vigilanza sul settore assicurativo.  Questo gigantesco conflitto di interesse, che lede i diritti di consumatori, risparmiatori, clienti, azionisti, PMI,  privi di alcuna tutela dall’istituto centrale con l’apparente finalità di perseguire la stabilità (presunta) del sistema bancario a danno della concorrenza, ha costretto il legislatore italiano ad approntare una norma ,  che imponeva entro la fine del 2008 alle banche azioniste di Bankitalia di cedere le proprie partecipazioni, affinché il capitale dell'istituto di vigilanza tornasse in mano pubblica, così come previsto dall’articolo 19, comma 10, della l. 28 dicembre 2005, n. 262.

La Banca d’Italia, con l’apparente ed ingannevole finalità di tutelare la stabilità del sistema bancario, ha consentito alle banche di vessare utenti e consumatori, anche con interpretazioni  elusive delle leggi, come la famosa circolare dei tassi soglia oltre i quali un prestito diventa usurario ai sensi della legge antiusura 108/96, che escludeva dal calcolo usurario il “pizzo” della Commissione di massimo scoperto, che andava ad appesantire i  prestiti affidati di 3-4 punti  percentuale con una ricapitalizzazione trimestrale aggiuntiva vietata perfino  dall’art. 1283 del Codice Civile.

L'anatocismo infatti, ordinariamente vietato dall’art. 1283 del Codice Civile italiano, risultato di un interesse detto "composto" applicato dalle banche, ossia la produzione di interessi su interessi ricapitalizzati trimestralmente come fiorente attività lucrativa delle banche, tollerato per oltre mezzo secolo dalla Banca d’Italia, è stato debellato dalle battaglie giudiziarie dell’Adusbef in Tribunale, Corte di Cassazione e Corte Costituzionale, che ha annullato le leggi ad hoc salva-banche emanate dai governi di turno.  La Corte Costituzionale, Presidente Alfonso Quaranta, Relatore Alessandro Criscuolo, con la Sentenza n. 78 del 2 aprile 2012, depositata il 5 aprile, dichiarando incostituzionale l'art. 2 comma 61°, della Legge 10/2011, di conversione del D .L. 29 dicembre 2010, n. 225, con cui il precedente Governo, decideva di cancellare con un “colpo di spugna” gli effetti della sentenza n. 24418, emessa dalle Sezioni Unite di Cassazione il 2 dicembre 2010 sull’anatocismo (capitalizzazione trimestrale dell’interesse), che riconosceva al correntista debitore il diritto di recupero, dalla data di inizio del rapporto e sino alla chiusura, di tutti gli indebiti pagamenti ricevuti dalla banca con gli addebiti trimestrali di illecite competenze, ha riaperto la speranza per migliaia di consumatori  vessati, taglieggiati ed usurati dalle banche con il concorso del controllore (Bankitalia).  E’ l’epilogo definitivo di una lunga ed ultradecennale battaglia intentata dall’Adusbef  contro la protervia delle banche, che  dopo aver ottenuto numerose pronunce a favore dei correntisti, su una prassi illegale usuraria pur vietata dall’art.1283 del codice civile, è stata consumata da mezzo secolo dal sistema bancario a danno degli utenti, con la sentenza a Sezioni Unite di Cassazione del 2 dicembre 2010,  riteneva di aver posto fine al lungo contenzioso, che l’ex ministro Tremonti riapriva con la norma salva-banche inserita nel mille-proroghe 2010  immediatamente impugnata alla Consulta. ADUSBEF, con il suo Vice presidente l'avv. Antonio TANZA (difensore dei correntisti sia dinanzi alla Consulta, che alle Sezioni Unite di Cassazione, ha combattuto da sola contro l’intero sistema bancario contro la norma “salva-banche” che violava vari principi costituzionali, tra cui quello di ragionevolezza ed uguaglianza, nonché i principi delle norme della CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ottenendo giustizia  sui vari governi che si sono succeduti in questi anni e che hanno dimostrato grande attenzione agli interessi illegali dei banchieri.

   Una pessima vigilanza di banchieri a braccetto dei controllori, ha determinato il fenomeno del risparmio tradito con i crack finanziari ed industriali che hanno colpito 1 milione di famiglie, bruciando almeno 50 miliardi di euro di sudato risparmio, da Cirio, Parmalat, Tango Bond, Lehman Brothers, le cui obbligazioni venivano pubblicizzate come sicure sul sito dell’Abi Patti Chiari, assieme ad altri 50 titoli tossici.  Adusbef , che ha citato Consob  e Bankitalia in Tribunale per omessa vigilanza in particolare sul crack del Monte dei Paschi di Siena, costato finora 4,1 miliardi di euro di Monti bond, ha ricordato all’ex Governatore di Bankitalia Mario Draghi ed al suo successore Ignazio Visco, che per giustificarsi lamentavano la mancanza dei poteri, per impedire l’insolvenza, il caso Italease.  Bankitalia infatti il 24 luglio 2007, alfine di assicurare «la sana e prudente gestione» del gruppo, ha ordinato «il rinnovo degli organi e la convocazione delle assemblee» in sede ordinaria e straordinaria nonchè «la ricapitalizzazione» dell'istituto, il rinnovo del collegio sindacale, il divieto di effettuare operazioni in derivati con conseguente segnalazione alla Procura di Milano, che dopo qualche mese arrestò l’ex a.d di Banca Italease Massimo Faenza condannato per gravissimi reati.  Lo scandalo Mps, che ha provocato un enorme buco di bilancio, costringendo il Governo ad emettere Monti bond per 4,1 miliardi di euro, l'esatto ammontare Imu prima casa, è avvenuto per l'assoluta mancanza di controlli di Consob, per quanto attiene ai bilanci, ma soprattutto per la mancata vigilanza di Bankitalia, che nonostante le ispezioni rilevassero gravissime anomalie di gestione, non ha voluto procedere all'azzeramento del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale, come aveva fatto in altri casi, per non disturbare l'avv. Giuseppe Mussari, l'Abi, il MPS ed i partiti di riferimento ed uno status quo, che avrebbe frustrato, rallentato e forse ostacolato, le ambizioni del Governatore Mario Draghi, proiettato verso la presidenza della BCE.

Dall’Osservatorio Adusbef, che elabora i costi dei conti correnti con rilevazioni mensili ed i costi su mutui e prestiti (come da tabella allegata), risulta un differenziale rilevante tra Italia e Paesi euro, che si traduce – ad aprile 2013- in oneri maggiori pari a 23.040 euro, per un mutuo trentennale di 100.000 euro ad un consumatore italiano, addebitabili all’omessa concorrenza ed alla mancata vigilanza di Bankitalia sulle banche sue socie, con le quali va a braccetto.

Dagli atti e dalle sentenze, che Adusbef ha ottenuto in tutte le sedi giudiziarie (Tribunali, Corte di Appello, Sezioni Unite di Cassazione, Corte Costituzionale), non esiste una sola prova dell’indipendenza della Banca d’Italia dalle banche azioniste, al contrario di una tangibile contiguità con il  sistema bancario dei suoi soci di capitale, con il malinteso senso di perseguire la stabilità, che non è stato minimamente ottenuta con il dissesto del Monte dei Paschi di Siena, la terza banca italiana.

   Poiché i rapporti incestuosi nell’azionariato banche-Bankitalia, oltre a generare un mostro giuridico, produce ed ha prodotto un  vulnus ai consumatori ed al sistema Paese, che invece di essere sanato dalle Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari, che imponevano entro la fine del 2008 alle banche azioniste di Bankitalia di cedere le proprie partecipazioni, affinché il capitale dell'istituto di vigilanza tornasse in mano pubblica, così come previsto dall’articolo 19, comma 10, della l. 28 dicembre 2005, n. 262, è accentuato ogni giorno dall’azione lesiva della stessa Bankitalia che invece di un mercato concorrenziale,  difende lo status quo di un sistema bancario costoso e vessatorio, che produce usi, abusi e quotidiani soprusi, dall’anatocismo ai mutui usurari, al risparmio tradito, coi costi dei conti correnti pari a 295,66 euro più elevati della media Ue a 27 (pari a 114 euro),ed i tassi sui mutui più alti di 1,29 punti base a febbraio 2013, che produce 27.100 euro in più per un mutuo trentennale di 100.000 euro, Adusbef denuncia per tale situazione lo Stato Italiano in primis, e per esso la Banca d’Italia ed il Governatore pro-tempore Ignazio Visco, chiedendo la cessione immediata di condotte lesive dei diritti e degli interessi dei consumatori italiani.

E’ stato calcolato che tale presunta ‘stabilità’ del sistema bancario italiano, costa ogni anno a correntisti e risparmiatori da 5 ai 7 miliardi di euro di maggiori oneri, tra costi diretti ed indiretti, come le spese di gestione dei conti correnti pari ad una media che si può pacificamente stimare tra i 295,66 euro (Fonte Commissario Europeo Michel Barnier) ed i 320,5 euro (ultima indagine Adusbef Federconsumatori).

Si chiede quindi l’apertura della procedura contro l’Italia per riformare gli assetti dell'azionariato Bankitalia  ed avere un istituto centrale indipendente sottratto alla longa manus dei banchieri e rispettoso dei diritti dei clienti e dei risparmiatori, per sanare una vera e propria  «anomalia» istituzionale che costa alla collettività di correntisti e risparmiatori, tra i 5 ed i 7 miliardi di euro l’anno ed al sistema Paese costi indefiniti.

26/07/2013

Documento n.9467

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