Senato. Intervento di Elio Lannutti. Su Consob e presidente vicario Conti

Sull'esercizio del potere di sindacato ispettivoLANNUTTI (IdV). Domando di parlare. (Forte brusìo). PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANNUTTI (IdV). Signor Presidente, prima di intervenire aspetto che i colleghi escano dall'Aula. PRESIDENTE. Senatore Lannutti, so che può apparire scortese, ma poiché tra sette minuti è prevista la Conferenza dei Capigruppo, cui devo partecipare, la prego di intervenire. LANNUTTI (IdV). Mi auguro che almeno gli stenografi possano ascoltare. Signor Presidente, colleghi, il 15 dicembre scadono dalla loro funzione i due membri dell'Autorità per il gas e l'energia. Con la crisi di Governo però si rischia la paralisi. Il presidente della CONSOB è vacante da 142 giorni. Si dice che il nuovo presidente sarebbe stato scelto nella persona del vice ministro Vegas. Ci auguriamo che il prossimo Consiglio dei ministri formalizzi questa scelta. Occorre nominare anche un altro commissario dimissionario. Tuttavia il presidente vicario, tale Vittorio Conti, ex direttore centrale di Banca Intesa, continua a minacciare e a ricattare i parlamentari, colpevoli di fare troppe interrogazioni sull'operato di un sepolcro imbiancato come la CONSOB, adusa ad adottare decisioni arbitrarie a danno dei risparmiatori e della povera gente, favorendo gli esclusivi interessi dei banchieri. Si dice: "cane non morde cane". Già a metà luglio, a seguito di un'interrogazione presentata sulla Parentopoli CONSOB, ossia un sistema di assunzioni clientelari per chiamata diretta successivamente stabilizzate con concorsi interni (un vero e proprio scandalo che mi venne segnalato con un plico con tanto di firme e di indirizzi), questo signor Conti, con una sicumera da veggente da baraccone, affermò che il sottoscritto aveva presentato l'atto di sindacato ispettivo sulla scorta di un esposto anonimo. Quell'esposto non era anonimo, lo ribadii in Aula dove richiamai l'attenzione della Presidenza del Senato su un fatto gravissimo: un burocrate, senza alcuna prova, si era permesso di attentare alle prerogative di un parlamentare sancite dalla Costituzione. Questo per richiamare tali burocrati al rispetto di tali prerogative. Qualche giorno fa, in una velina pubblicata da un quotidiano, questi burocrati della CONSOB hanno affermato testualmente che il senatore Lannutti fa troppe interrogazioni parlamentari per le quali sono costretti a fare ricorso in Cassazione su una sanzione annullata dalla corte d'appello. Signor Presidente, non mi faccio minacciare o ricattare da questi burocrati, e non lo dico per me stesso, giacché mi so difendere bene, ma per le funzioni di un parlamentare, garantite dalla Costituzione. A tal fine, quindi, occorre richiamare costoro al rispetto delle istituzioni. Ripeto, mi so difendere e mi faccio valere, quindi non lo chiedo per me ma per la dignità di quest'Aula. Comunque, le rendo noto, signor Presidente, che di questo episodio ho già informato con una lettera sia la Presidenza del Senato, quindi il presidente Schifani, sia il presidente della Corte costituzionale, sia il Presidente della Repubblica. Questi signori delle Autorità non possono permettersi di minacciare e ricattare un parlamentare nell'ambito delle sue funzioni. (Applausi dai Gruppi IdV e PdL e del senatore Peterlini). PRESIDENTE. Non c'è alcun dubbio, si può non condividere il merito, ma nessuno può interferire nel diritto-dovere di qualsiasi parlamentare di qualsiasi Gruppo politico di svolgere la sua funzione e la sua attività, di cui è parte sacrosanta il sindacato ispettivo. Da questo punto di vista, lei ha certamente la solidarietà dell'intero Senato, perché nessuno può dire ad un parlamentare se deve presentare o non presentare interrogazioni o altri strumenti propri della sua attività, che sono il frutto della sua valutazione (Applausi dal Gruppo IdV). BONFRISCO (PdL). Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BONFRISCO (PdL). Signor Presidente, le sue parole in risposta all'intervento sull'ordine dei lavori del senatore Lannutti, sono state certo chiare ed esaustive. Mi permetto però di sottolineare ulteriormente la gravità di quanto da lui denunciato stamani in Aula. È un fatto rispetto al quale nessuno di noi può avere un atteggiamento ed un profilo solo burocratico. Piuttosto è necessario un intervento assai forte e dunque rivolgo un appello al Presidente della Repubblica affinché possa occuparsi di questa vicenda. Pur non volendo entrare in questa sede minimamente nel merito di una valutazione dell'attività molto silenziosa svolta dalla Consob in tutti questi anni di crisi finanziaria drammatica, richiedo con forza che su questa specifica vicenda sia richiesto un intervento del Presidente della Repubblica. PRESIDENTE. Senatrice Bonfrisco, lo stesso senatore Lannutti ha già ricordato di aver scritto personalmente al Presidente della Repubblica e dunque sarà quest'ultimo a valutare come ritiene di agire. Per quanto ci riguarda, nell'ottica di un'autonomia propria del Senato e dei diritti-doveri di ogni parlamentare, a prescindere dalla collocazione politica, oltre a prendere posizione sulla questione, ritengo che la Presidenza del Senato debba intervenire formalmente - questa sarà la mia richiesta - nei confronti dell'Autorità a garanzia del rispetto che è dovuto nei confronti delle sedi parlamentari, che tra l'altro sono quelle che nominano questi organismi e che dovrebbero svolgere quindi, anche se talvolta non si riesce a farlo, una funzione di controllo. In ogni caso è un nostro compito.

18/11/2010

Documento n.8763

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