Senato. Interrogazione di E. Lannutti su fondo Dynamic Decisions e su Alberto Micalizzi

LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che: sul sito della Bocconi alla pagina personale di Alberto Micalizzi, docente ricercatore, Dipartimento di finanza, alle note biografiche si legge: «Nato l'8 settembre 1968. Laureato in Economia presso l'Università Bocconi, specializzazione Finanza (1992). Dottore commercialista (1994). PhD in Finance presso l'Imperial College, Centre for Quantitative Finance, Università di Londra (2002)». Nel curriculum accademico, si nota che è «Ricercatore di Finanza aziendale dal 2001. Docente presso l'Area Finanza Aziendale e Immobiliare della SDA Bocconi. Dal 1995 insegna nelle aule Master/MBA. Dal 1999 ricercatore di Finanza presso il Centre for Quantitative Finance dell'Imperial College, Università di Londra. Visiting professor presso la Royal Academy of Art and Science, Wassenaar, Olanda (1998/99)». Sotto la voce aree di interesse scientifico si legge infine: «Analisi della dinamica dei rendimenti azionari. Valutazione di società tecnologiche. Real Options Valuation. Valutazione degli investimenti in contesti di incertezza. Derivative Pricing»; in un articolo pubblicato su "Il Corriere della Sera", in data 17 novembre 2011 dal titolo: "La storia del Dynamic Decisions, l'hedge fund del ricercatore della Bocconi. La difesa: 'Archiviato dalla Serious Fraud inglese'. Micalizzi, il crac da 500 milioni e la passione per le opzioni 'reali' Indagini per truffa. I legami con la Helm Finance, commissariata", Massimo Sideri ripercorre le tappe di uno scandalo finanziario, già descritto da Claudio Gatti qualche giorno prima su "Il Sole 24 Ore", che ha mandato in fumo, ancora una volta centinaia di milioni di euro: «Tutto parte con un libro: Opzioni Reali - Logiche e casi di valutazione degli investimenti in contesti di incertezza , edizione Egea, 1997. "Alberto Micalizzi è stato il primo a studiare le opzioni reali in Bocconi ed è molto intelligente" racconta un collega che preferisce l'anonimato. Il ricercatore sospeso dell'Ateneo milanese, finito sotto la lente delle indagini del procuratore aggiunto Alfredo Robledo e di Tiziana Siciliano per "truffa aggravata", non le ha solo approfondite dal punto di vista teoretico: grazie al suo mentore e vecchio partner negli affari, Nicos Cristofides, a capo del Centre of quantitative Finance dell'Imperial College londinese, le ha anche applicate alla finanza creando quello che si è rivelato un mostro, un Frankenstein che ha avuto un sussulto di vita ma che poi si è mostrato per ciò che è: un distruttore di investimenti. Fondata nel 2004 e partita con soli 5 milioni la Dynamic Decisions ne ha raccolti centinaia ogni anno fino ad arrivare a 750 milioni, come si legge nel curriculum del professore presso il sito dell'Ateneo. Chiaramente nel CV non si fa cenno al fatto che la società di diritto inglese con sede alle Cayman è implosa finendo in liquidazione già dal 2009 e mandando in fumo 550 milioni. Il sospetto, proprio come nel caso Madoff, è che le remunerazioni delle quote dei sottoscrittori al di sopra del 10% fossero alimentate da fondi sottostanti, ma le indagini penali sono solo agli inizi. Chi ha intravisto Micalizzi martedì, durante la perquisizione della Guardia di Finanza, lo ha descritto come provato e dimagrito. Lo abbiamo raggiunto sul BlackBerry ma ha preferito non parlare per ora tranne ricordare che l'inglese Serious Fraud Office ha archiviato il caso nel luglio del 2010. Ma questa è un'altra storia: qui adesso c'è la procura. Il nome di Micalizzi era già finito sotto la lente della Consob poco dopo l'archiviazione da parte della Sfo, il 30 settembre 2010. Nella delibera 17.512 si descrive l'attività di vigilanza, anche ispettiva, "svolta presso la società Helm Finance Sgr al fine di valutare il corretto svolgimento dell'attività gestoria - con particolare riferimento agli strumenti finanziari riferibili al gruppo Dynamic e di accertare, in tale ambito" i rapporti tra le due società. La Consob aveva sanzionato gli esponenti aziendali di Helm, tra cui Maurizio Dallocchio, vecchio collega con cui Micalizzi aveva pubblicato paper fin dagli anni Novanta, e Giulia Ligresti. Nei confronti dell'hedge fund nessuna procedura era stata avviata visto che non è una società di diritto italiano. Tra le origini del crac ci sarebbe un grosso investimento nel gas russo diventato del tutto illiquido con il crac Lehman del 2008. In passato il trader quantitativo aveva rassicurato i sottoscrittori sulla possibilità di recuperare l'investimento. Ma ad oggi nulla è arrivato. Non è facile inquadrare Micalizzi. Bussava alle Sgr italiane già dal 2002 quando, dopo l'ubriacatura della web economy, giravano hedge fund aggressivi e pieni di promesse. Tra gli altri avrebbe avuto rapporti con un feeder fund di New York, Cadogan. Il fratello Luigi, che non risulta indagato, lavorava per la DB Srl, un Database che forniva il supporto dati. Per alcuni Micalizzi è un genio: nel The Hedge Fund Journal, ancora nel 2007, parlava come un guru della finanza quantitativa. La teoria delle opzioni reali ha degli aspetti affascinanti: "Il prezzo delle azioni - raccontava - è in parte un'opzione: anche se gli investitori non ne sono del tutto consci, pagano per gli asset della società ma anche per la crescita futura. Ogni volta che acquistate un'azione in realtà state acquistando anche un'opzione sul futuro. E le dinamiche di queste due parti sono completamente differenti". Se ne sono di certo accorti i sottoscrittori del suo fondo»; considerato che: un articolo pubblicato in data 19 novembre 2011 su "Il Sole 24 Ore" ricostruisce le fasi salienti di questa débâcle: «Per i fondi Dynamic Decisions la situazione comincia a precipitare a metà settembre 2008, con il crack di Lehman Brothers. A ottobre Micalizzi è costretto a prendere in considerazione una "deviazione" dal suo modello e dalla strategia dichiarata nei prospetti - in inglese si chiama style drift - e comprare obbligazioni emesse da una sconosciuta società americana chiamata Asseterra. Alla fine di una girandola di transazioni, arriverà a pagare 6,25 milioni di dollari dei bond iscritti al valore di libro di mezzo miliardo. È una mossa chiaramente disperata. Anche perché, come ha spiegato Il Sole 24 Ore nella prima puntata di questa inchiesta, quei bond sono pura carta straccia. Ma Micalizzi punta a trovare nuovi sottoscrittori pronti a mettere liquidità fresca in fondi che, come quelli di Bernie Madoff, continuano ancora a dichiarare "rendimenti molto buoni e stabili". E dove andarli a cercare se non nella sua Milano? In quel momento di grande tensione, i gestori operano in stato di allerta. Ma nessuno sa più dove mettere i soldi, e i rendimenti costanti dei fondi di Micalizzi fanno venire la tentazione anche a chi ha motivi per stare in guardia, come gli amministratori di Independent Global Managers, Igm, una Società di gestione del risparmio (Sgr) milanese lanciata a fine anni '90 dall'ex dirigente di JP Morgan Francesco Murgiano. Igm aveva già investito in Enis Beta Neutral, un fondo del gruppo Nextra-Intesa di cui Micalizzi era stato advisor. E quell'esperienza si era chiusa male. "Per un po' era andato tutto bene ma poi arrivarono alcuni mesi con risultati non particolarmente buoni. Micalizzi ci spiegò che aveva sospeso il suo modello quantitativo per fare invece scelte cosiddette qualitative, e cioè fuori modello. Era uno style shift che anziché tranquillizzarci ci preoccupò. Per questo decidemmo di uscire", rivela a Il Sole 24 Ore una persona che all'epoca era in Igm»; il 31 luglio 2009, in un articolo pubblicato su "La Stampa" dal titolo: "Il banchiere, gli amici e i fondi hedge", Alessandro Rombelli, ex Jp Morgan, alle prese con i guai della sua Helm, viene tirato in causa con Alberto Micalizzi. «Il 13 marzo scorso, un gruppo di investitori piuttosto agitati si collega da varie parti del Mondo ad una conference call per sapere cosa ne è stato dei loro soldi. Ad ascoltare, negli uffici della sua Helm di via Borgonuovo a Milano, c'è anche Alessandro Rombelli. Quarantaquattro anni, dalla fine degli anni '90 è in primo piano in tutte le grandi operazioni della finanza italiana. Per conto di Chase Manhattan prima e di JP Morgan poi, segue clienti come Fininvest e Mediaset, si occupa in prima persona della scalata di Hopa a Telecom e di quella di Ligresti a Fondiaria, delle varie scorribande della "razza padana" fino all'operazione Olimpia-Telecom, della fusione Tim-Telecom. Due anni fa si mette in proprio e fonda la sua società di gestione, la Helm sgr. Tra i suoi soci, con quote del 3,5%, due nomi arcinoti della finanza milanese come Alberto Albertini e Alfredo Piacentini. E un coetaneo docente della Bocconi, presidente dello Sda ma anche finanziere in proprio e consigliere di una buona dozzina di società, quotate e non. È anche, per dirne una, presidente della Fondazione promossa da Emilio Gnutti, grande cliente di Rombelli ai tempi di JP Morgan. Si chiama Maurizio Dallocchio e il prossimo 3 agosto potrebbe aggiungere ai suoi incarichi un'altra poltrona: quella di consigliere della tribolata Risanamento di Luigi Zunino. Rombelli, quel 13 marzo, si sente dire che i due fondi della Dynamic Decision di Alberto Micalizzi, già assistente di Dallocchio alla Bocconi, hanno visto precipitare i suoi asset da 550 milioni di dollari a 20 milioni. Che ci sono problemi nelle scritture contabili e che sulla società sta indagando la Fsa (la Consob britannica) e Kpmg Forensic. I due fondi DD Growth Premium di Micalizzi avrebbero investito in asset illiquidi, (secondo alcune ricostruzioni obbligazioni su petrolio fisico). Di lì a poco verranno messi in liquidazione da parte del tribunale delle Cayman. Il problema di Rombelli è che pochi mesi prima la sim milanese Igm aveva chiesto alla Helm di aprire un nuovo fondo, vincolato ad investire nei fondi di Micalizzi. Il fondo Helm Growth Premium parte in Novembre ma pochi giorni dopo la Igm ne chiede il riscatto. E parte così la grana che porterà alla conference di marzo, al commissariamento di Igm da parte di Consob e alla lunga ispezione di Consob e Bankitalia su Helm, finita nelle settimane scorse e che ancora non ha prodotto i suoi esiti. Anche l'altro fondo di Rombelli non se la passa troppo bene, -17% la sua performance nel 2008 e, dopo le novità su DD, perde due sottoscrittori su tre. Si tratta, secondo quanto ricostruito da La Stampa, di Fininvest e del gruppo di Salvatore Ligresti, la cui figlia Giulia sedeva fino a marzo nel cda di Helm. Il terzo è lo stesso Rombelli, che in attesa degli esiti delle ispezioni si starà interrogando su amici, clienti e soci»; considerato inoltre che: a giudizio dell'interrogante sembra evidente una omessa vigilanza delle autorità preposte ai controlli; visto che già dal 13 marzo 2009 è noto che i due fondi della Dynamic Decision di Alberto Micalizzi, già assistente di Dallocchio alla Bocconi, hanno visto precipitare i suoi asset da 550 milioni di dollari a 20 milioni, che ci sono problemi nelle scritture contabili e che sulla società sta indagando la Fsa (la Consob britannica) e Kpmg Forensic, poiché i due fondi DD Growth Premium di Micalizzi avrebbero investito in asset illiquidi, e di lì a poco verranno messi in liquidazione da parte del tribunale delle Cayman, con la Sim milanese Igm che aveva chiesto alla Helm di aprire un nuovo fondo, vincolato ad investire nei fondi di Micalizzi, si chiede di sapere: dato che già nel 2009 articoli di stampa avevano descritto le triangolazioni tra Alessandro Rombelli, dalla fine degli anni '90 attore primario in tutte le grandi operazioni della finanza italiana, per conto di Chase Manhattan prima e di JP Morgan poi, con clienti come Fininvest e Mediaset, della scalata di Hopa a Telecom e di quella di Ligresti a Fondiaria, delle varie scorribande "padane" fino all'operazione Olimpia-Telecom, della fusione Tim-Telecom, per poi mettersi in proprio e fondare la sua società di gestione, la Helm sgr, con soci come Alberto Albertini, Alfredo Piacentini, se al Governo risulti per quali motivi la Consob non abbia assunto alcuna decisione in merito; se i rapporti incestuosi tra Sim e fondi truffaldini, tra Giulia Ligresti e la Helm di Rombelli, in un groviglio di operazioni finanziarie che sembrano aver fatto sparire ben 500 milioni di dollari nel sistema Micalizzi, non potevano essere sciolti molto tempo prima dell'inchiesta del Pm Alfredo Robledo e se risulti la ragione per la quale una Università come la Bocconi, che si vanta di formare primari esperti di finanza, non abbia sospeso dall'attività già nel 2009 il professor Micalizzi, che invece sembra aver goduto di ampie coperture accademiche; quali misure urgenti il Governo intenda attivare per evitare che prestigiose università e centri di ricerca eccellenti possano fornire alibi e protezioni, anche indirette, a finanzieri-faccendieri che, come nel caso di Alberto Micalizzi, sono accusati di gravissimi reati a danno degli investitori. (4-06330)

30/11/2011

Documento n.9097

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