Senato. Interrogazione di E. Lannutti su attività Unicredit

LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e degli affari esteri. - Premesso che: all'interrogante risulta che il gruppo Unicredit negli ultimi anni è stato uno dei gruppi bancari più attivi nell'emissione e vendita di prodotti finanziari altamente rischiosi (in particolare i prodotti finanziari derivati), titoli che hanno danneggiato migliaia di risparmiatori ma anche amministrazioni pubbliche; il Ministro degli affari esteri ha recentemente stipulato una convenzione con banca Unicredit, la banca dei derivati avariati, diretta dal signor Alessandro Profumo (poi dimissionato a fronte di una buonuscita da 40 milioni di euro, oltre a stock option), che ad avviso dell'interrogante ha ridotto sul lastrico piccole e medie imprese, in alcuni casi come la Divania di Bari, costretta al fallimento ed a licenziare centinaia di lavoratori; l'accordo, avviato tra il Ministero degli affari esteri ed il gruppo bancario Unicredit, aveva la finalità di rafforzare la diplomazia economica tramite una collaborazione strutturata e operativa tra le varie ambasciate e il gruppo Unicredit stesso, che dovrebbe contribuire al sostegno degli interessi economici dell'Italia all'estero e alla promozione dell'immagine e della cultura italiana; nell'ultimo fine settimana, dal 10 al 12 dicembre 2010, è uscita la notizia (si veda ad esempio l'articolo pubblicato su "Finanza Online") secondo la quale Irving Picard, liquidatore delle società di Bernard Madoff (il cui figlio Mark si è suicidato per la vergogna dello schema piramidale Ponzi messo in piedi dal padre, condannato a 150 anni di carcere), ha depositato presso il tribunale fallimentare di New York l'atto di citazione e richiesta danni nei confronti di diversi soggetti implicati nella truffa architettata dall'ex Presidente del Nasdaq; destinatari di una richiesta danni di 19,6 miliardi di dollari (triplicati a 58 in base alle leggi USA) sono Bank Medici e Sonja Kohn, fondatrice e titolare del 75 per cento del capitale della banca austriaca. Secondo Picard la Kohn e Madoff avevano stretto un'amicizia di ferro sin dagli anni '80: la donna d'affari austriaca avrebbe avuto un ruolo determinante nel procurare clienti per i fondi Madoff e nel creare fondi neri tramite Bank Medici; purtroppo Unicredit detiene, attraverso la controllata Bank Austria, l'altro 25 per cento di Bank Medici e per questo motivo è stata citata da Picard, insieme all'allora amministratore delegato Alessandro Profumo e all'ex vicepresidente Gianfranco Gutty. Unicredit si sarebbe avvalsa dell'appoggio della Kohn per acquisire Bank Austria e avrebbe poi partecipato alle attività illegali collegate ai fondi Madoff, pur manifestando perplessità sull'attività di questi ultimi. Sia Unicredit che Profumo hanno annunciato che agiranno in propria difesa al fine di smontare queste accuse; in un articolo pubblicato il 12 dicembre dal quotidiano "La Stampa", Luca Fornovo informa che «il "liquidatore del diavolo", come viene chiamato a Wall Street Picard, che ha chiesto alle banche risarcimenti per 34 miliardi, ha presentato venerdì un'istanza presso il tribunale fallimentare di New York per recuperare 19,6 miliardi di dollari, quasi 15 miliardi di euro. La richiesta coinvolge anche Unicredit, la cui controllata Bank Austria detiene il 25% di Banca Medici, fondata dall'austriaca Sonja Kohn, considerata la principale complice di Madoff. Nelle 163 pagine del corposo impianto accusatorio, Picard chiama in causa oltre che Profumo, anche Gianfranco Gutty, che prima di andare in pensione nel 2008, era stato nel Cda di Banca Medici e vice Presidente di Unicredit. E tira in ballo Alberto La Rocca, ex ad di Alternative Investment (Pai), la divisione di Pioneer (gestione del risparmio), che si occupa di distribuzione di hedge fund. Nelle quattro pagine (da 102 a 105) del fascicolo, Picard accusa Unicredit di essere in affari "con Madoff e la sua società almeno già dal 2000 attraverso la Pioneer"»; si tratterebbe di «Una relazione pericolosa che si sarebbe, rafforzata nel 2005, quando Unicredit acquistò Banca Austria. Picard accusa Pioneer di aver investito nei feeder fund di Madoff, cioè quei fondi che raccoglievano dagli investitori denaro destinato ad alimentare lo schema Ponzi messo in piedi dall'ex Presidente del Nasdaq. Il liquidatore attacca anche Profumo: "Quando era ad di Unicredit ha avuto una stretta collaborazione con la Kohn" al punto che "i dipendenti di Banca Medici avevano capito che la Kohn aveva creato il contatto tra Unicredit e Banca Austria e facilitato l'acquisizione". Unicredit aveva riscontrato "discrepanze rilevanti" nelle relazioni tra Banca Austria, Banca Medici, Banca Austria Worldwide e il fondo Primeo, con sede alle Cayman che secondo Picard ha iniettato direttamente nella società di Madoff 371 milioni di dollari e altre centinaia di milioni coi fondi feeder Herald (base alle Cayman), Alpha Prime (Bermuda) e Thema Int'l (Irlanda). «Ma piuttosto che rifiutare di fare affari con la società di Madoff - scrive Picard - Unicredit si è impegnata a proseguire lo schema illegale, nascondendo che il 100% degli investimenti di Primeo erano fatti nella società di Madoff". Un'operazione che Unicredit avrebbe reso possibile facendo chiudere a Primeo i suoi conti diretti con Madoff e investendo nella società del truffatore indirettamente con il fondo Herald e altri fondi feeder del "Sistema Medici". Per non alterare troppo la relazione con Madoff, Unicredit avrebbe assunto Radel Lesxzczynski di Banca Austria, un contatto personale di Madoff e figura chiave del fondo Primeo, per farla lavorare in Pioneer. Anche se la decisione di mettere i soldi in fondi feeder, agli investitori di Primeo costa di più in commissioni, e arricchisce invece la Kohn Banca Medici e Banca Austria Worldwide, il risultato era lo stesso, secondo Picard: "il 100% degli investimenti erano fatti nella società di Madoff". Nel 2007, Pioneer aveva pagato più di 1,3 milioni alla Banca Medici per consentire a Unicredit di avere un accesso segreto alla società di Madoff. "Lo stesso anno - continua Picard - Unicredit sancisce la sua partecipazione nello schema illegale ed entra nel Sistema Medici, facendo produrre a Pioneer falsi prospetti informativi che riguardano gli investimenti di Primeo nella società di Madoff, ma senza farvi alcun cenno. Nel 2008 la Kohn invia a Pioneer circa 10 milioni di dollari come commissioni extra del fondo Herald". Secondo l'accusa, "questi pagamenti erano il frutto dell'associazione a delinquere della Kohn con Unicredit, Pioneer, Profumo, e Gutty (...)". Dopo l'acquisizione di Banca Austria, conclude Picard "Unicredit ha affidato incarichi dirigenziali ad alcuni personaggi chiave del Sistema Medici". Oltre a Leszczynski, Wilhelm Hemetsberger che nel 2006 entra nel comitato esecutivo di Unicredit. Werner Kretschmer diventato responsabile globale del retail e Friedrich Kadrnoska che nel dicembre 2005 entra nel cda di Unicredit»; considerato che: come si legge nell'articolo del 12 dicembre di Francesco Manacorda, pubblicato su "La Stampa", «Sonja Blau (è il suo cognome da nubile) è una signorina viennese di ventidue anni quando nel 1970 sposa Erwin Kohn e assieme a lui mette in piedi un'attività di import-export. Sono anni in cui "stabilisce contatti ricchi e influenti in Austria e nell'Europa dell'Est". Poi, negli anni '70, il trasloco a Milano dove la madre Netty vive già da tempo. Qui "coltiva la base dei contatti che sfrutterà più tardi nel mettere in atto il suo schema illegale". Nel 1983 nuovo salto, negli Usa. Nel 1985 Sonja - che nei suoi anni italiani figurava come "casalinga" - diventa agente di Borsa. Mica nel salotto di casa, ma alla blasonatissima Merrill Lynch. "Non possiede un'istruzione formale in finanza o economia", nota Picard, ma evidentemente se la cava bene. Così bene che subito conosce Madoff: la sua avventura di procacciatrice di clienti per l'insaziabile Bernie prende il via. Nel 1994 la Kohn torna a Vienna e rileva da Bank Austria il 90% di Bank Medici. Attorno a Sonja - tedesco, inglese, italiano ed ebraico parlati con disinvoltura - si muove una famiglia assai compatta. Anche, sostiene Picard, nell'incassare le tangenti di Madoff. il marito Erwin "È intimamente coinvolto negli affari di sua moglie e ha partecipato allo schema illegale fin dall'inizio". La mamma Netty Blau "Gioca un ruolo chiave negli affari della figlia e ha partecipato almeno alla parte italiana dello schema illegale". Il figlio Robert Alan Kohn "pare stia nascondendo i suoi movimenti attuali", ma comunque "ha accettato assegni" di soldi defraudati ai clienti "attraverso Infovaleur" tra il 2004 e il 2009. Poi la figlia Yvonne, sposata a Mordechai Landau, a sua volta azionista della società "paravento" austriaca M-tech e anch'egli coinvolto, dice Picard, nell'attività di riciclaggio. I più legati alla famiglia appaiono la figlia Rina e il marito Moishe Hartstein»; Sonja Konn risulta dalle «154 pagine dell'atto di citazione - un documento che andrà valutato dai magistrati» una donna che, afferma il liquidatore Irving Picard, a quanto risulta dal citato articolo, "per oltre vent'anni... ha architettato un vasto schema illegale per sfruttare la sua relazione privilegiata con Madoff". Lo schema "ha arricchito la Kohn, la sua famiglia e altri individui e società, comprese le maggiori banche in Austria e in Italia", ossia Bank of Austria e Unicredit, fruttando a lei e ai suoi cari "almeno 62 milioni di dollari in tangenti segrete". Un sistema così elaborato che - afferma Picard - ha continuato «"ad operare a lungo dopo la confessione di Madoff", usando tra l'altro società come Eurovaleur e Infovaleur. La Kohn si è detta «vittima» di Madoff, sostenendo di non avere rapporti stretti con lui. Non la pensa così il liquidatore: "In Sonja Kohn Madoff ha trovato un'anima gemella criminale, che eguaglia la sua avidità e il suo livello d'inventiva disonesta"». Hanno comprato casa nel sobborgo newyorchese di Monsey proprio dai Kohn, con soldi della solita Infovaleur. Ma quando vengono interrogati dal liquidatore, la donna si avvale del Quinto Emendamento - la norma Usa che consente di non testimoniare contro se stessi - «ben oltre le cinquecento volte», il marito «come minimo 135 volte». «Tra l'altro "rifiuta di dichiarare la sua data di nascita; se abbia un'occupazione o una professione; se sia sposato a sua moglie; se conosca sua suocera; se conosca suo suocero... e se abbia mai sentito parlare di Madoff"»; Sonja Kohn se la ricordano bene anche dalle parti di banca Intesa, nei cui uffici per almeno un biennio si è vista spesso. Il legame è FundsWorld financial services, una società di diritto irlandese che funzionava come una piattaforma on line per l'acquisto di quote di fondi d'investimento, anche speculativi. Secondo le carte depositate a New York, era stata creata ed era posseduta da Sonja Kohn per vendere «accessi» al sistema di fondi feeder legati alla "Medici Enterprise".E tra il 2000 e il 2002 trasferisce 2,25 milioni alla Eurovaleur, società della Kohn a New York che funzionava come "raccoglitore" di clienti per Madoff ma anche come "lavatrice" di soldi per la famiglia Kohn. In realtà, la società non era della Kohn ma dell'allora banca Intesa. Attiva solo tra il 2000 e il 2002, quando viene cessata l'attività della sede italiana, FundsWorld sparisce definitivamente dal consolidato Intesa nel 2005, si chiede di sapere: se risulti al Governo rispondente al vero che invece di rifiutare di fare affari con la società di Madoff - come scrive Picard, secondo il richiamato articolo di stampa - Unicredit si sia impegnata a proseguire lo schema illegale, nascondendo che il 100 per cento degli investimenti di Primeo erano destinati alla società di Madoff; ed in particolare se effettivamente tale operazione sia stata resa possibile da Unicredit facendo chiudere a Primeo i suoi conti diretti con Madoff e investendo nella società del truffatore indirettamente con il fondo Herald e altri fondi feeder del "Sistema Medici"; se risulti che Unicredit, per non alterare troppo la relazione con Madoff, avrebbe assunto Radel Lesxzczynski di Banca Austria, un contatto personale di Madoff e figura chiave del fondo Primeo, per farla lavorare in Pioneer; se risponda al vero che la decisione di mettere i soldi in fondi feeder agli investitori di Primeo costa di più in commissioni, e arricchisce invece la Kohn Banca Medici e Banca Austria Worldwide, con il risultato che, sempre secondo Picard, «il 100% degli investimenti erano fatti nella società di Madoff»; se sia vero che nel 2007 Pioneer avrebbe pagato più di 1,3 milioni alla Banca Medici per consentire a Unicredit di avere un accesso segreto alla società di Madoff; se sia veritiera la notizia secondo cui nel 2008 la Kohn avrebbe inviato a Pioneer circa 10 milioni di dollari come commissioni extra del fondo Herald e che questi pagamenti fossero il frutto dell'associazione a delinquere della Kohn con Unicredit, Pioneer, Profumo e Gutty; se risponda al vero che, dopo l'acquisizione di Banca Austria, Unicredit abbia affidato incarichi dirigenziali ad alcuni personaggi chiave del "Sistema Medici", quali Leszczynski, Wilhelm Hemetsberger (che nel 2006 entra nel comitato esecutivo di Unicredit), Werner Kretschmer (responsabile globale del retail) e Friedrich Kadrnoska (che nel dicembre 2005 entra nel consiglio d'amministrazione di Unicredit); se sia vero che i destinatari di una richiesta danni di 19,6 miliardi di dollari (triplicati a 58 in base alle leggi statunitensi) sono Bank Medici e Sonja Kohn, fondatrice e titolare del 75 per cento del capitale della banca austriaca; se sia vero che Unicredit si sarebbe avvalsa dell'appoggio della Kohn per acquisire Bank Austria e avrebbe poi partecipato alle successive attività illegali; quali misure urgenti il Governo intenda avviare per evitare che i banchieri come il signor Alessandro Profumo, già coinvolto nello scandalo dei derivati cosiddetti avariati di Unicredit e la stessa banca, tirata in ballo da Irving Picard, possano gettare ombre sul sistema Italia.

15/12/2010

Documento n.8795

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