Senato. Dal resoconto di oggi, l'intervento di Elio Lannutti.

LANNUTTI (IdV). La ringrazio, signor Presidente. Signor rappresentante del Governo, colleghi, avevate promesso alle famiglie - che hanno bevuto le vostre frottole in campagna elettorale - meno tasse e più sviluppo, meno burocrazia e più concorrenza, trasparenza negli atti di Governo, legalità per mettere alle spalle il vecchiume della Prima Repubblica; ma soprattutto avevate promesso che, a differenza del precedente Governo, non avreste mai messo le mani nelle tasche degli italiani. Tuttavia, è dal maggio 2008, da quando avete ricevuto la fiducia da una maggioranza blindata, mai vista prima nei due rami del Parlamento e che scricchiola ogni giorno di più - e per questo chiederete il 34° voto di fiducia - che avete cominciato ad introdurre tutta una serie di tributi, tasse, balzelli, pedaggiamenti, rincari, ritocchi, stangate per i comuni cittadini e tagli agli stipendi, ai salari e alle pensioni dei vecchi, suffragati da politiche di condoni, perdoni, scudi per le élites mai visti prima nella storia di Repubblica. Invece degli sgravi fiscali e degli aiuti alle famiglie, dei rimborsi agli azionisti di Alitalia e del popolo truffato dalle banche, della trasparenza e della concorrenza, avete assecondato le varie cricche di potere, gli appalti senza gare, gli scandali del G8 e de La Maddalena, dell'eolico e di una Protezione civile che ha agito al di fuori della legalità per far conseguire ai soliti noti traffici ed affari, a quegli sciacalli che pregustavano sotto le lenzuola i fiorenti appalti della ricostruzione de L'Aquila. Tra tariffe aeroportuali per assecondare i capitalisti dei pedaggi (come il dottor Palenzona di Unicredit-Aiscat), pedaggiamenti ANAS, rincari delle tariffe elettriche e del gas, ritocchi dei servizi idrici, aumenti dei biglietti dei treni - dove avete voluto sistemare in una comoda poltrona di prima classe una cariatide che risponde al nome del signor Lamberto Cardia, come diretta ricompensa ai servigi svolti a vostro favore - tariffe sui rifiuti, addizionali locali, mancati trasferimenti agli enti locali e la riesumazione dell'ICI, voi, signori del Governo, avete messo tutte e due le mani nelle tasche delle famiglie con un costo annuo pari a 886 euro. Alle imprese di assicurazioni avete applicato il minimo sindacale, ma non avete neppure sfiorato nella manovra i signori del credito e quei capitalisti delle bollette e dei pedaggi che vessano ogni giorno i cittadini. La politica economica degli ultimi 2 anni è fallimentare: oltre ad aver prodotto un aumento del debito pubblico - passato da 1.663 miliardi di euro dell'aprile 2008 a 1.827 miliardi di oggi (il riferimento è al maggio scorso), con un aumento di 164 miliardi di euro - con la politica di condoni e perdoni fiscali, previdenziali, ambientali, esattoriali ed il varo della più grande operazione di riciclaggio di Stato, come deve essere definito lo scudo fiscale "criminale" con la sua forma anonima di rientro dei capitali, avete generato una disaffezione dagli obblighi fiscali, posto che sarebbe stata «legittima difesa» il mancato pagamento di tasse, con un'evasione fiscale che ha raggiunto 120 miliardi di euro. Il Governo, pur annunciando propositi liberisti, non ha promosso il mercato e la concorrenza, ma, al contrario, ha smantellato le liberalizzazioni dell'ex ministro Bersani; ha svuotato di contenuto la class action come utile strumento di deterrenza in mano ai cittadini verso i comportamenti fraudolenti dei manutengoli del potere economico; ha sanato con leggi ad hoc le condotte scorrette e vessatorie delle banche (mi riferisco alla commissione di massimo scoperto, agli swap e ai derivati appioppati agli enti locali per oltre 30 miliardi di euro ed alle piccole e medie imprese portate al fallimento). Monopoli, oligopoli e cartelli operanti in settori al riparo della concorrenza possono brindare per questa manovra e quasi tutti i soggetti che hanno avuto la possibilità di determinare prezzi e tariffe hanno avuto mano libera per aumentarli, trasferendo 175,4 miliardi di euro dal 1° gennaio 2002 dalle tasche delle famiglie alle proprie. La ricetta per far ripartire i consumi incitando le famiglie ad indebitarsi con la cessione del quinto dello stipendio dei lavoratori privati, atipici e pensionati, le offerte di pagamenti rateizzati, i cosiddetti prestiti vitalizi per far ipotecare le case dei vecchi, invece di far leva sulla creazione di ricchezza derivante dalla liberalizzazione e dal mercato, con una distribuzione di maggiori redditi mediante l'abbattimento dei prezzi, l'eliminazione delle strozzature del mercato (come le rendite di posizione) e la liberalizzazione delle professioni e di alcuni mercati protetti (aeroporti, autostrade), hanno mostrato tutta la loro debolezza ed inefficacia. Sulla gravissima crisi della Grecia Goldman Sachs, che all'epoca annoverava Mario Draghi come vicepresidente per l'Europa e che aveva appaltato, come direttore generale del tesoro, importanti privatizzazioni alla banca d'affari sul famoso panfilo Britannia, è accusata di aver svolto un ruolo importante. Secondo singolari teorie rappresentate dai mass media, le banche italiane, più virtuose delle altre, avrebbero sofferto meno gli effetti della crisi sistemica. Ma giova ricordare che le virtuose banche italiane, ben protette dalla Banca d'Italia, che vede tra i principali azionisti Unicredit e BancaIntesa con il 54 per cento delle quote, hanno addossato da decenni i costi della crisi sulle spalle dei risparmiatori e consumatori con salate rate, costi elevatissimi dei conti correnti, mutui più elevati (0,59 per cento), credito al consumo più 2,16 per cento rispetto all'Europa. E mentre il procuratore di Milano Robledo ha sottoposto a processo alcune banche per la vendita di derivati al Comune di Milano e ha messo in guardia sul rischio della bomba derivati sugli enti locali (pari ad oltre 30 miliardi), la Banca d'Italia, a lungo distratta, comincia a pubblicare i dati sui credit default swap (CDS) detenuti dagli istituti di credito italiani, che al 31 dicembre avevano una consistenza di 762,3 miliardi di euro. Stando a fonti della Banca d'Italia, in riferimento all'andamento del debito pubblico dall'inizio alla fine di ogni Governo dal 1996 ad oggi, i Governi di centrosinistra hanno un po' ridotto il debito, mentre quelli di centrodestra l'hanno aumentato (sono dati inconfutabili). Questa è una manovra del tutto insufficiente, rispetto agli 80-100 miliardi di Francia e Germania, che fa gravare i costi della crisi soprattutto sulla povera gente. Invece si poteva agire sui capitali "scudati" con una cedolare secca del 16 per cento, introdurre un'aliquota dello 0,50 per cento sugli impieghi creditizi (pari a 1.360 miliardi di euro); si poteva introdurre una tassa del 10 per cento sull'oro come ritenuta d'acconto, si poteva introdurre un'aliquota del 3 per cento sulla commissione di massimo scoperto, un'imposizione fiscale dell'1,5 per cento sulle transazioni in CDS. E si poteva fare molto altro, per non far gravare i costi della crisi sempre sulla povera gente, sui soliti noti. Si potrebbe ridurre il debito pubblico vendendo oro e riserve della Banca d'Italia; ma di tutto questo non c'è traccia in questa manovra iniqua. Ci sono riserve ufficiali pari a 104,134 miliardi di euro. Signor Presidente, colleghi, mi avvio alla conclusione denunciando la politica dello struzzo di un Governo che fa gravare sempre sui soliti noti i costi della crisi, risparmiando cricche e caste popolate da pseudo-autorità sedicenti indipendenti, che non rispondono ad alcuno del loro operato, con la licenza di intrallazzi, clienti, sprechi, privilegi. Non mi dilungo sulle scandalose ISVAP, su una CONSOB adusa ad assunzioni clientelari di figli e parenti di papaveri, senza concorsi pubblici e per chiamata diretta, con successive dorate carriere pilotate da concorsi interni. Non mi dilungo sulla AGCOM, che potrebbe essere accorpata sull'esempio della FSA inglese, per offrire maggiore efficienza ed un grado accettabile di concorrenza e di sana trasparenza. Vado ad una proposta, quella della Banca d'Italia. La tavola 22.1 della relazione annuale, diffusa il 31 maggio, illustra la composizione del personale: 653 dirigenti, 1.450 funzionari, 1.273 coadiutori, 4.147 altro personale. A pagina 306 della relazione, nella tabella del conto economico, si leggono dati eclatanti sugli stipendi, su questa cricca che non ha vigilato sui mercati. Questi signori costano 1,3 miliardi di euro. Tenere in piedi una Banca d'Italia che non hai tutelato i diritti dei risparmiatori e consumatori, ma ha sempre difeso gli interessi predatori delle banche, con tassi più elevati e condizioni più onerose e con i costi di gestione più alti al mondo dei conti correnti, veri e propri handicap per le famiglie e le piccole e medie imprese, è costato 800 milioni di euro, oltre a 450 milioni di spese di amministrazione gestiti nella più assoluta discrezionalità. Ci sono poi altri privilegi: si gode di trasferte di 300 euro per andare a lavorare a Roma. Come se fosse una grande impresa, Bankitalia ha attivato un servizio di attività immobiliari di circa 300 persone, delle quali 50 effettuano quattro missioni al mese, con guadagni extra di 2.000-3.000 euro oltre allo stipendio. Un funzionario di 1° livello percepisce uno stipendio di 7.000 euro al mese. In ogni filiale chiusa si rendono disponibili quattro o cinque dirigenti. Oltre ai servizi tecnici, per le gestione del patrimonio immobiliare di Roma, esiste una società al cui vertice è stato collocato il dottor Scimia, ex funzionario generale. C'è poi il CASC (Centro per l'assistenza sociale e culturale), che occupa un convento al Madrione, all'interno di un grande parco su quattro piani di circa 1.000 metri, il cui restauro è costato 6 milioni di euro, ed è gestito da un consiglio e da un presidente eletto dai sindacati, che in occasione delle votazioni si accapigliano per gestire un affare miliardario. La banca fornisce 30 dipendenti. Addirittura, si tengono all'estero tornei di bridge e di scopetta, sulla pelle della povera gente e dei pensionati. La GIAFI Costruzioni, che ha l'appalto della manutenzione a Roma della Banca d'Italia, è nell'elenco delle società che hanno partecipato ai lavori per il G8 alla Maddalena. Nell'ambito della politica di bilancio restrittiva, è scandaloso che il Governatore della Banca d'Italia continui a chiedere al Paese e agli italiani sacrifici, mentre il personale dell'istituto è pieno di privilegi. Ripeto: 653 dirigenti e 1.450 funzionari beneficiano di 200 euro al giorno per missioni di formazione; 200 euro per le missioni di ispezione; contributo affitto per cinque anni pari a 7.000 euro l'anno; contributo trasferimento pari al 15 per cento dello stipendio; trasloco masserizie a seconda della distanza da 5.000 a 20.000 euro; trasferimenti a seguito di chiusura filiali per 200 euro al dì; trasferimenti d'ufficio. Non mi dilungo oltre. Invece di far gravare i costi sociali della crisi economica, generata dall'avidità dei banchieri e dalle collusioni delle attività di Autorità di vigilanza distratte, si doveva evitare che a pagare fossero i soliti lavoratori e pensionati, esentando sedicenti autorità indipendenti che tra la loro principale mission hanno il perseguimento dei privilegi, non gli interessi generali del Paese. Signor Presidente, la politica ha concesso generose deleghe in bianco a una classe di oligarchi che, oltre a non rispondere ad alcuno del loro operato, è adusa ad agire nell'ombra e nell'opacità per difendere privilegi di casta, tramando sottobanco contro gli interessi generali, con l'esclusiva finalità di tutelare se stessi e un sistema bancario paramafioso, con cui è legato a doppio filo e che ha provocato disastri e continuerà a produrli se non vengono prese adeguate ed immediate contromisure. Perché non gli si presenta mai il conto, signor Presidente, colleghi? Perché non si recidono sperperi e sprechi, clientele, favoritismi inaccettabili, regalie, forse perfino atti di corruzione all'interno di un sepolcro imbiancato? Gli ispettori della Banca d'Italia guadagnano quattro volte quanto guadagnano deputati e senatori, ossia rappresentanti eletti democraticamente. Addirittura, quando escono dalle ispezioni, si ritrovano anche assunzioni nelle casse e nelle banche ispezionate, perfino dei loro camerieri. Come dicevo, si tratta di un sepolcro imbiancato dove fino a ieri era vietato ai rappresentanti del popolo perfino di porre domande ed interrogativi con gli strumenti del sindacato ispettivo. La casta delle caste, denominata Bankitalia, che cogestisce assieme ai sindacati 1,3 miliardi di euro l'anno tra stipendi, prebende e spese di amministrazione tanto riservati quanto bui ed insindacabili, con semplici ispettori che - lo ripeto - arrivano a guadagnare 580.000 euro l'anno, il quadruplo di un parlamentare, ricevendo dalle casse banche ispezionate favori ed assunzioni clientelari, deve cominciare a rispondere del suo scandaloso operato. Ma di questo non c'è traccia nella manovra. Voi, signori del Governo e signori della maggioranza, siete forti con la povera gente, con i deboli. Avete fatto picchiare pure i terremotati dell'Aquila, ma siete deboli con il grande potere. Mi auguro che prima o poi si debba rendere conto di quello che accade. Solo così si rende un servizio ai cittadini, toccando la casta delle caste, scoperchiando le malefatte e si renderà un servizio agli interessi generali del Paese ed ai lavoratori che sono licenziati e pagano i costi della crisi per precise responsabilità che hanno nome e cognome: banchieri d'affari, banche, autorità vigilanti. (Applausi dal Gruppo PD).

13/07/2010

Documento n.8665

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