MARRAZZO: TRA DEBOLEZZE E RICATTI,STIPENDIAVA UN TRANS.

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25/10/2009 (8:3) - GLI SVILUPPI DELL'INDAGINE A ROMA "Marrazzo stipendiava un trans" Gli inquirenti: testimonianze sconvolgenti. Due a settimana gli appuntamenti sessuali.www.lastampa.itGUIDO RUOTOLO Tra lunedì e martedì gli uomini del Ros agguantano il «corpo del reato», il video dell’irruzione nell’appartamento di via Gradoli 96, e delle immagini rubate di Piero Marrazzo e del trans, Natalie. Due copie, una negli uffici dell’agenzia fotografica «Photo Masi» di Milano, l’altra nella redazione del settimanale «Chi», diretto da Alfonso Signorini. E’ stata un’operazione lampo, decisa in quelle stesse ore perché il Ros aveva segnali che l’acquirente era stato trovato, che quel video stava per essere reso pubblico. Subito dopo, le quattro divise del disonore sono state perquisite e interrogate. E’ toccato poi al governatore Piero Marrazzo raccontare la «sua» verità, e nella notte di mercoledì i quattro carabinieri sono finiti nel carcere militare di Forte Boccea. E’ ancora troppo presto per avere certezze, per non porsi dubbi, domande, interrogativi sull’«affaire» Marrazzo. Ma intanto, quanti sono i video compromettenti? E’ solo quello sequestrato a Milano? Quello che ritrae il governatore in camicia? Di quel video ci sono due versioni. L’integrale, che dura una quindicina di minuti, e il suo «promo», neppure due minuti. Ma uno dei trans di via Gradoli, Brenda, secondo le testimonianze di altri trans, raccontava che voleva vendere un video nel quale Marrazzo era ripreso con due trans. E ieri Brenda è stata prelevata dal Ros nel suo appartamento di via Due Ponti, per essere sentita: «Non ho mai avuto rapporti con Marrazzo, si è visto da queste parti ma io non so niente». E poi a Roma circolano voci su altri video che coinvolgono altri parlamentari. Ma che sta succedendo? Le indagini sono in pieno svolgimento, in queste ore vengono risentiti diversi trans che lavorano in via Gradoli, nella zona Trionfale, al Flaminio, all’Acqua Acetosa. Testimonianze «sconvolgenti», che raccontano - e in qualche misura devono essere verificate - una frequentazione costante, almeno di un paio di volte a settimana, di Marrazzo con diversi trans, uno di loro addirittura sarebbe stato «stipendiato» dal governatore. Quanto spendeva, il governatore, per queste relazioni private? A verbale, ha denunciato la «rapina» di 2.000 euro e poi la «sparizione» dei 3.000 euro lasciati sul tavolo. Ma quanto doveva sganciare per quel «rapporto mercenario» con Natalie? E quanto per gli altri trans? E lo stipendiato quanto riceveva? E’ vero, potrebbero essere particolari pruriginosi, ma da un certo punto di vista aiutano a capire il contesto, insomma a spiegare perché quei quattro carabinieri della Compagnia Trionfale hanno fatto irruzione in via Gradoli. Hanno avuto una soffiata dal pusher e pappone Rino Cafasso (deceduto a settembre)? O da un trans? Ma sono altre le domande che l’«affaire» Marrazzo pone. Perché quando si tratta di immagini o di video che ritraggono in momenti imbarazzanti personaggi importanti del mondo delle istituzioni, della politica, dello spettacolo viene coinvolto sempre lo stesso circuito mediatico? Anche in questo caso, i giornali o i periodici contattati in queste settimane, sono gli stessi di Vallettopoli (ricordate Fabrizio Corona e Lele Mora?). Per dirne una, colpisce che in questa storiaccia sia coinvolto Max Scarfone, il fotografo che immortalò il portavoce del presidente del Consiglio Romano Prodi, Silvio Sircana, mentre parlava (o guardava) dall’auto un trans. Colpisce che la banda dei carabinieri infedeli della Compagnia di Trionfale si è rivelata così sprovveduta: ha lasciato numeri di telefono (alla vittima della rapina e dell’estorsione), ha incontrato giornalisti o emissari di periodici, ha parlato al telefono con mediatori o con altri «malacarne». E’ vero, agli interlocutori non si presentavano come carabinieri, ma resta il fatto, appunto, che alla fine sono stati intercettati. Le quattro «mele marce» per motivi di lavoro conoscevano via Gradoli e il mondo dei trans e della droga. Uno di loro, Luciano Simeone, alla fine di agosto ha provato a contattare un possibile mediatore. Una strada senza uscita. Un altro «infedele», Antonio Tamburrino, conosceva il fotografo Max Scarfone. Che lo ha indirizzato all’agenzia milanese «Photo Masi». Gira il video, come testimonia il direttore di «Libero», Maurizio Belpietro, che vede il «promo» una decina di giorni fa. L’«industria» del ricatto cerca disperatamente acquirenti. Quello che colpisce, in questa storiaccia, è che anche nel mondo dei media l’«estorsione» viene presentata come uno «scoop».

25/10/2009

Documento n.8254

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