LA BAD BANK IN COMUNE TRA INTESA E UNICREDIT

UNICREDIT E INTESA, COL BENEPLACITO DEL GOVERNATORE VISCO, DANNO IL VIA ALLE PULIZIE DI PRIMAVERA “SCARICANDO” SU UN FONDO AMERICANO I CREDITI INESIGIBILI FATTI AGLI AMICI DEGLI AMICI: MA CHI CI GARANTISCE CHE QUESTI CREDITI UNA VOLTA ESPORTATI NON RIENTRINO SURRETTIZIAMENTE SOTTO FORMA DI PRODOTTI D’INVESTIMENTO COME FONDI COMUNI ED OBBLIGAZIONI E PIAZZATI ALLA CLIENTELA RETAIL?

ADUSBEF DIFFIDA IL GOVERNATORE DELLA BANCA D’ITALIA AD ESERCITARE LE SUE FUNZIONI DI VIGILANZA “GOVERNANDO” LA PURGAZIONE DEI CREDITI DELLE BANCHE AMICHE ATTRAVERSO LA LORO COSTANTE “TRACCIATURA”.

E’ di questi giorni la notizia che Intesa Sanpaolo e Unicredit avrebbero stretto un accordo per la creazione di una piccola bad bank – una struttura a cui trasferire i crediti difficili da riscuotere - con la società di consulenza Alvarez & Marsal e il fondo di investimento newyorkese KKR.

Il valore complessivo del conferimento alla nuova società creata ad hoc non dovrebbe superare i 2 miliardi di euro: poca cosa rispetto agli 87 miliardi lamentati solo da Unicredit per bocca del suo AD Ghizzoni impegnato a spargerne almeno il 60% entro il 2018.

Non si tratta poi di crediti comuni ma, ancorché inesigibili, assolutamente VIP, di una decina di finora ignote grandi aziende industriali e dei servizi che – stranamente – si dice resteranno nei bilanci degli istituti creditori ( forse per abbellirli in vista degli stress test?).

Nel dicembre scorso, poi, UNICREDIT aveva ceduto al fondo CERBERUS un “pacchetto” di crediti non garantiti (legati a contratti di credito al consumo e prestiti personali) del valore di 950 milioni di euro e al fondo ANACAP un altro fardello dall’ammontare nominale di 700 milioni. E anche INTESA, che ha chiuso il 2013 in rosso per 4,55 miliardi ed è gravata da circa 55 miliardi di sofferenze, ne ha impacchettati 46 in un portafoglio chiuso che dovrebbe essere tagliato della metà nei prossimi quattro anni.

Complessivamente il fardello dei crediti in sofferenza delle banche pare ammontare a 162 mld di euro (a dicembre erano 156) due terzi dei quali generati da crediti di alto importo.

Il governatore della Banca d’Italia guarda dall’alto e con favore alla purgazione dei crediti in sofferenza o inesigibili delle grandi banche impegnate a rafforzare il capitale e migliorare la qualità degli attivi. Dovrebbe lo stesso governatore ricordare di essere il massimo esponente dell’autorità di vigilanza. Conseguentemente nel momento in cui sostiene pubblicamente tali operazioni dovrebbe anche assicurarsi ed assicurare il paese che questi crediti, dopo aver fatto il giro del mondo non finiscano in qualche fondo d’investimento e/o emissioni obbligazionarie vendute poi magari dalle stesse banche alla propria “sfigata” clientela (quella non VIP).

ADUSBEF diffida dunque il Governatore della Banca d’Italia ad attivare l’ufficio di vigilanza sotto la sua direzione e controllo affinché metta in piedi rapidamente un processo di tracciatura del credito ceduto ritenendolo sin d’ora responsabile di destinazioni in frode ai risparmiatori e consumatori. 

Elio Lannutti

Presidente ADUSBEF

23/04/2014

Documento n.9133

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