GLI INTOCCABILI GANGSTER DI GOLDMAN SACHS,LA PIU' POTENTE LOBBY MASSONICA MONDIALE, HANNO MANDATO A RAMENGO L'ECONOMIA

obama ha osato l'inosabile: sbattere al muro l'intoccabile goldman sachs - non solo una banca d'affari ma la più potente lobby al mondo della finanza, mostruosa "loggia massonica del denaro" che ha sfornato, alla faccia del conflitto di interessi, ministri e governatori, che avevano il compito di combattere ciò che avevano creato (derivati e subprime), capace anche di bruciare rivali come Lehman BRos. mandando a ramengo l'economia globale... tratti da www.dagospia.itMassimo Gaggi per il Corriere della Sera«Sempre più debiti, sempre più esposizione nel sistema. Prima o poi tutto l'edificio verrà giù. In mezzo a questa sarabanda di transazioni esotiche, messe in piedi senza nemmeno capire la loro mostruosità, sopravvivrà solo il fabulous Fab». Così si firmava in una delle sue mail Fabrice Tourre, giovane vicepresidente della Goldman Sachs incriminato per frode, insieme alla sua banca, la più prestigiosa istituzione di Wall Street. Almeno fino a ieri. Lloyd Blankfein Presidente e Ad di Goldman Sachs In un Paese sano non ci sono centri di potere intoccabili. La decisione presa dalla Sec, la Consob Usa, di incriminare il sancta sanctorum della finanza americana dimostra che - con tutti gli errori e le cadute - gli Stati Uniti hanno ancora un sistema immunitario che funziona, con meccanismi di controllo e di bilanciamento dei poteri che ha pochi uguali nel mondo.L'Amministrazione Obama era stata accusata di aver rinunciato a perseguire i responsabili del disastro finanziario che ha fatto precipitare l'America e il mondo nella più spaventosa recessione degli ultimi 80 anni: un presidente che abbaia alla luna accusando Wall Street mentre salva le banche coi soldi dei contribuenti.Comincia a emergere una realtà diversa: non solo quei salvataggi si stanno rivelando assai meno onerosi del previsto, ma cominciano ad arrivare a destinazione anche le indagini delle istituzioni di controllo del sistema. Authority non ancora riformate dal Congresso - fin qui bloccato da conflitti politici e dalla guerriglia delle lobby finanziarie - ma che, affidate a una nuova generazione di professionisti, hanno ricominciato a muoversi con determinazione, a indagare in modo accurato.Goldman Sachs, legittimamente, rivendica la correttezza dei suoi comportamenti. Ma, negando che con le sue gigantesche speculazioni sui mutui subprime e le scommesse fatte contro gli investimenti eseguiti per conto dei suoi stessi clienti si è infilata in un gigantesco conflitto d'interessi, l'istituto si illude di vivere ancora in un mondo disposto a considerarlo al di sopra di ogni sospetto. Un mondo nel quale per decenni i capi della banca sono diventati ministri repubblicani o democratici (il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, che ha lasciato la Goldman nel 2005, non si è mai occupato delle vicende divenute oggetto di indagine).Sarkozy e Obama in corsa verso i microfoni per la conferenza stampa alla Casa Bianca Il clima oggi è completamente diverso: un cambiamento che sicuramente giunge in ritardo, visto che in passato i moniti non erano mancati. A partire dalla fine degli anni 80 quando John Kenneth Galbraith invitò a non riprodurre a Wall Street i meccanismi della moltiplicazione dell'esposizione finanziaria che avevano provocato il Grande Crollo del 1929.Allora, come ricostruito dall'economista nel suo celebre saggio su quella crisi, una delle principali responsabili del disastro fu proprio la Goldman, con i suoi investment trust, piramidi finanziarie verso le quali venivano indirizzati gli investitori, mai informati che all'interno di quelle costruzioni c'era solo il vuoto.Dopo il crollo le piramidi furono messe fuorilegge, ma la fantasia finanziaria ha inventato sostituti che sono andati proliferando man mano che a Wall Street si è diffusa un'avidità non contrastata dal sistema dei controlli. Goldman ha sempre negato di essere stata contagiata da quel clima.Ma l'inchiesta del «superpoliziotto » della Sec, Robert Khuzami, la smentisce. E la mail di Tourre sembra l'epitaffio di tutto un modo di fare finanza e, forse, anche di un intero gruppo dirigente.

17/04/2010

Documento n.8567

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