FNMECCANICA: INDAGINI SU RICICLAGGIO. COME MAI BANKITALIA NON SCOPRE MAI NULLA,MA SONO SEMPRE LE PROCURE A SCOPRIRE LE ATTIVITA' DI RICICLAGGIO ?

IL RETROSCENA Finmeccanica Il manager amico del presidente e l'affare degli elicotteri Usadi CARLO BONINI La RepubblicaC'è un nome "in chiaro" agli atti dell'inchiesta della Procura di Roma che forse può aiutare a comprendere la fibrillazione che agita il Governo. Così come può far capire il senso di palpabile isolamento, paura e solitudine che imprigiona da qualche tempo Pierluigi Guarguaglini, presidente e amministratore delegato di Finmeccanica. Che suggerisce l'orizzonte, i possibili approdi e le implicazioni internazionali di un'indagine che i palazzi della Politica, nei loro enfatici conciliaboli, evocano in questi giorni come un possibile Armageddon nel cuore del sistema Paese. È il nome di un manager che non arriva alla cinquantina. Che vive tra Roma e Washington, e spende il suo tempo tra Asia, Africa e, appunto, Stati Uniti. Si chiama Lorenzo Cola. Di lui, apparentemente, non esiste traccia pubblica significativa. A Finmeccanica non figura in nessun elenco del personale. Ma di Finmeccanica, meglio, del suo Presidente, è il consulente chiave, il "facilitatore", per i mercati dei tre continenti in cui regolarmente viaggia. "Un uomo dalle relazioni importanti, diciamo di lobby", spiega una fonte molto vicina all'azienda. Secondo Mokbel, "uomo di Aldo Brancher", sottosegretario alla Presidenza del Consiglio già travolto da Tangentopoli e quindi indagato in tempi recenti da Milano per ricettazione nell'indagine sulla scalata Antonveneta.Su Cola, possiamo dire che l'indagine della Procura di Roma inciampa per caso, mentre lavora alla filiera delle truffe carosello Fastweb-Telecom Sparkle. Ma Cola con i crediti telefonici non ha nulla a che vedere. Se è vero infatti che il "nerissimo" Gennaro Mokbel sembra trafficare con Finmeccanica sui destini e gli assetti della società "Digint" (ne potete leggere in questa pagina), è pur vero che il riferimento a Cola fa capolino parlando di elicotteri. Di possibili opportunità che Finmeccanica è pronta ad offrire alla banda "in centro Asia", "per la vendita di prodotti di sicurezza e militari. Elicotteri Agusta". Di Cola, Mokbel dice "è uno dei capoccioni di Finmeccanica", "il numero tre", "quello che ha firmato l'accordo da sei miliardi (di dollari ndr) per gli aerei di Bush". È la commessa del gennaio del 2005 con cui Finmeccanica batte per la prima volta nella storia degli Stati Uniti la concorrenza dell'americana Sikorsky, aggiudicandosi la fornitura di 17 nuovi elicotteri Agusta con cui rimpiazzare il parco velivoli del Presidente americano. È la commessa che, tra i primi atti da Presidente, Barack Obama annullerà in ragione della straordinaria lievitazione dei costi (da 6 a 13 miliardi di dollari). È la commessa capace di accendere, oggi, ogni possibile allarme in Finmeccanica. E non solo. In quell'affare, l'Italia, come si dice, "fece sistema". Con il peso della politica e della sua industria militare, la terza al mondo. E in quell'affare, se ha ragione Mokbel ha il suo peso decisivo Cola "il capoccione". Uomo con cui si incontra a cena - per quel che i Ros dei carabinieri documentano - in almeno due occasioni. Nella prima, riferisce Mokbel al telefono, Cola è "con due della Cia". Nella seconda, annota un servizio di pedinamento, è con l'allora senatore Di Girolamo al ristorante "Antico tiro a volo". È un fatto che, a cominciare dagli elicotteri di Bush, del modo di muoversi sui mercati esteri di Finmeccanica Cola sa molto. Ed è probabilmente lui una delle porte di accesso all'orizzonte di un'inchiesta che, per quanto si intuisce, si è messa a seguire il denaro che da Finmeccanica, nel tempo, è stato parcheggiato all'estero per facilitare le sue attività di penetrazione sui mercati di cinque continenti."Nessuno pensa - spiega un inquirente - che Finmeccanica sia la "Caritas". E, al mondo, non c'è industria del peso e con il business di Finmeccanica che non aiuti la ricerca delle commesse con attività diciamo di lobbying. Il problema è capire la provenienza e la destinazione di quel denaro e se da quelle risorse non sia stata ritagliata una fetta". Quanto avanti sia arrivata quella ricerca non è dato sapere. Anzi, tra gli inquirenti si respira una qualche sorpresa per "l'agitazione" con cui si guarda al lavoro della Procura di Roma. È un fatto però che il 22 aprile scorso i magistrati di Napoli, che pure indagano sugli appalti di Finmeccanica, hanno perquisito la sede della "Selex spa", società controllata da Finmeccanica il cui amministratore delegato è, guarda caso, Marina Grossi, la moglie di Guarguaglini. È un fatto che la battaglia per la successione di Guarguaglini sia cominciata (si fa il nome di Flavio Cattaneo, ex direttore generale della Rai oggi amministratore delegato di Terna spa). Che, a difenderlo nell'incarico, sia rimasto il solo Gianni Letta. E che, con una qualche perfidia, persino la conferma del suo futuro ingresso nel comitato di Presidenza di Confindustria sia stato ribadito ieri con una postilla. "La decisione verrà formalizzata il 22 luglio". Tra due mesi. Un tempo sufficiente per capire cosa sta o non sta per accadere. L'INCHIESTA Finmeccanica, s'indaga per riciclaggioCaccia ad otto milioni fantasma La pista è sempre quella dei soldi del faccendiere Mokbel. A Napoli inchiesta sugli appalti di MARIA ELENA VINCENZI ed ELSA VINCI ROMA - È un'intercettazione ad aprire la nuova pista. La procura di Roma sulle tracce dei milioni riciclati da Gennaro Mokbel, agli arresti per aver organizzato la truffa che ha trascinato davanti ai giudici i vertici di aziende del calibro di Fastweb e Telecom Italia Sparkle, avvia un'inchiesta stralcio su un altro colosso, Finmeccanica, leader in Italia nelle alte tecnologie. È una costola dell'indagine madre, che fornisce però il contenitore giuridico per il nuovo filone, cioè l'ipotesi di riciclaggio. In questo momento alla procura di Roma nessuno pensa che Finmeccanica abbia ripulito il denaro di Mokbel, tuttavia è partita la caccia a otto milioni di euro fantasma. Il 21 settembre 2007 l'affarista romano viene intercettato mentre parla con Marco Toseroni, poi arrestato. Discutono di soldi, di un conto a Singapore, si cita tale Lorenzo. Gli inquirenti scopriranno che si tratta di un consulente di Finmeccanica, Lorenzo Cola, uomo vicino a Pierfrancesco Guarguaglini, presidente e ad del colosso pubblico. Durante le indagini, i pm si sono imbattuti in almeno un centinaio di aziende, le verifiche hanno fatto aumentare il numero degli indagati, che da 56 sono diventati circa 80. I nomi delle imprese sono risultati collegati alla truffa dei servizi vuoti. Ma Finmeccanica non sembra legata alla frode. Tuttavia si scopre che Cola lavorava alla Digint, piccola azienda di security informatica con sede in Lombardia, che sarebbe stata creata dal gruppo di Mokbel. Il prezzo del sodalizio, scrivono i pm nell'ordinanza, è di 8 milioni di euro. Denaro che la procura sta cercando. Il 12 febbraio 2008 una cimice nell'ufficio dell'affarista capta una sua conversazione con l'ex senatore Nicola Di Girolamo, Toseroni, e un altro degli arrestati, Aurelio Gionta. Mokbel dice: "Tutti i contratti dentro... Questa società acquisirà un certo valore, consistente, importante. Noi vendiamo la nostra quota a Finmeccanica che è da quantificare non so in quante decine di milioni. Giusto? Ma tu l'hai visto un contratto?" Toseroni si infiamma: "Ma non mi puoi fare guadagnare neanche 150 mila euro, che devo guadagnare in Finmeccanica. Perché io con 150 mila euro non ci campo". Da qui le nuove indagini. La procura di Roma non è la sola a lavorare su Finmeccanica. A Napoli c'è un'inchiesta è sugli appalti del piano per la sicurezza del 2007: videosorveglianza e la realizzazione del Cen, una "banca dati" dei filmati realizzati a fini di ordine pubblico. Per quest'ultima gara il 22 aprile è stata perquisita la sede centrale della holding in via Monte Grappa a Roma. L'ipotesi di reato è associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d'asta. Già ascoltati come testimoni Guido Bertolaso e l'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini protagonista del caso D'Addario. È possibile che proprio il filone napoletano possa riservare sorprese. Soprattutto se gli inquirenti dovessero essere venuti a capo del giro di fatturazioni della capogruppo, controllata Finmeccanica, che si aggiudicò l'appalto: Elsag Datamat spa.

28/05/2010

Documento n.8614

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