DI CHI È LA MANINA CHE HA VERGATO IL "PAPELLO" CONTRO TREMENDINO TREMONTI DA SONDRIO ? MARIO BALDASSARRI, I SUPPOSE

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- DI CHI È LA MANINA CHE HA VERGATO IL "PAPELLO" CONTRO TREMENDINO? MARIO BALDASSARRI, I SUPPOSEÈ molto probabile che Giulietto Tremonti ricorderà a lungo la giornata di ieri, una delle più infernali nella sua vita di ex-tributarista prestato alla politica.Sulla sua testa ha grandinato da tutte le parti con chicchi grossi come palle di cannone sparate dai colleghi di governo, dai partiti della coalizione e dal Governatore della Banca d'Italia. Quest'ultimo si è preso la sua vendetta sugli insulti che Giulietto al Meeting di Rimini aveva rivolto nei confronti degli studiosi dell'economia invitandoli a tacere per un paio d'anni.Ma ieri il ministro di via XX Settembre ha scoperto in modo definitivo che la politica è "merda e sangue", un Vietnam continuo dove le bombe al napalm arrivano da tutte le parti con il rombo della musica che il regista Francis Coppola ha utilizzato nell'indimenticabile sequenza del film "Apocalipse Now".Giulietto è convinto di essere un genio, ma forse non ricorda le parole di Nietzsche "un uomo di genio è insopportabile", e prima o poi dovrà prendere atto che al di là dell'insofferenza caratteriale c'è una sostanziale incapacità da parte sua di capire le leggi perverse del potere.Sul teatrino della politica (quello che Berlusconi ha sempre disprezzato e che oggi occupa la scena) si gioca in queste ore il futuro dell'uomo che già nel 2004 ha dovuto buttare la spugna per i contrasti con Gianfranco Fini. E anche questa volta ciò che più lo indispettisce non è lo sgomitamento dei ministri affamati di risorse, ma la sensazione che le frecce avvelenate arrivino sul corpo di Robin Hood dai colleghi della destra.A irritare fino all'orticaria il tributarista di Sondrio è stato il "papello" di dieci punti che l'altroieri è circolato dentro il Popolo delle Libertà. Il documento è apparso sul sito "Notapolitica", animato da un gruppo di giovani blogger di centrodestra tra cui Andrea Mancia, già direttore della rivista "Ideazione".L'atto di accusa è un decalogo in dieci punti che nasce però dalla manina di qualcuno che mastica di economia. Ed è questa la ragione per cui Giulietto sta cercando in tutti i modi di capire chi sia l'autore del "papello" misterioso dove al primo punto si mette in discussione la pressione fiscale.Secondo il quotidiano "Il Riformista" le impronte digitali sul documento porterebbero a Sciaboletta Scajola, il ministro dell'aeroporto di Albenga al quale Tremonti ha sempre negato i quattrini per un rilancio delle imprese e del nucleare. È difficile immaginare che Sciaboletta usi questi mezzucci anonimi per fare la guerra al suo collega di governo. Il politico ligure non è certamente un economista di prima fila, ma il suo carattere arrogante lo porta per natura ad affrontare i conflitti a viso aperto.A Dagospia risulta invece che la manina dalla quale è nato il "papello" sia da cercare all'indirizzo romano di via delle Coppelle dove si trova il Centro Studi "Economia Reale" di Mario Baldassarri, l'economista e politico di Macerata che nelle ultime due elezioni è stato eletto in quota di Alleanza Nazionale.Questo 63enne dal pizzetto inquietante si è specializzato in America con Modigliani, Solow e Samuelson, e a 30 anni aveva già una cattedra universitaria all'università di Bologna. E a Bologna il 3 aprile del '78 partecipò insieme ad Alberto Clò e a Romano Prodi alla famosa seduta spiritica nella quale saltarono dal piattino il nome di Gradoli, la località della cittadina vicina al lago di Bolsena dove le ricerche del leader democristiano finirono nel vuoto.Baldassarri ha certamente la testa per costruire il "papello" che arrovella Giulietto, il ministro geniale che oggi volerà a Mantova con la Marcegaglia e Sciaboletta Scajola per un forum della Piccola Industria. Accanto a lui ci sarà anche Roberto Calderoli, il ministro della Lega alla quale è legata la sorte di Tremonti che con Umberto Bossi ha fatto un patto di sangue.Su questo patto che sembra inossidabile e passa attraverso l'impegno di non sprecare i soldi pubblici prima che il federalismo diventi realtà, qualcuno comincia a dubitare. E c'è chi addirittura ipotizza che di fronte alla possibilità di occupare il Veneto e la Regione Piemonte, il Barbarossa della Padania potrebbe anche scaricare l'ex-tributarista di Sondrio.3 - NELLE TRAME DI SILVIO E PUTIN, SBUCA L'UOMO DEL GAS, ANTONIO FALLICO, AMICO SICULO DI DELL'UTRI, PRESIDENTE DELLA ZAO BANCA INTESA, BANCA DI SISTEMA CHE PIACE TANTO A PALAZZO CHIGI Ai piani alti dell'Eni e di Finmeccanica la missione di papi-Silvio nella dacia dorata dell'amico Putin, è stata seguita con attenzione febbrile.I top manager delle due aziende si aspettano che dalla valigia del premier escano contratti favolosi nei trasporti, i sistemi di difesa e l'energia. E mentre in Finmeccanica serpeggia una certa preoccupazione per i rapporti che il gruppo ha con l'Amministrazione americana che ha tagliato le ali agli elicotteri, all'Eni invece si ostenta grande sicurezza.Così ieri mentre Paoletto Scaroni incontrava a Mosca il capo di Gazprom Andrew Miller, l'ufficio stampa dell'Eni era in pieno movimento per costruire una strategia di comunicazione in grado di mettere da parte le obiezioni sulla politica energetica filorussa del Cane a sei zampe.Questo attivismo ha portato all'intervista che appare oggi sul "Corriere della Sera" a firma di Massimo Mucchetti, l'editorialista economico che è riuscito a strappare qualche dichiarazione all'impegnatissimo Scaroni. L'intervista occupa un'intera pagina, ma il messaggio è uno solo: con i russi c'è piena sintonia (e questo già si sapeva) e l'America "ha capito le nostre scelte" (e questo è tutto da dimostrare).Il manager dell'Eni mette il dito sui rapporti delicati con l'Iran e con grande disinvoltura dichiara di non occuparsi affatto del progetto Nabucco, cioè del gasdotto alternativo al Southstream di Gazprom, che sta a cuore al governo americano. Basterebbe questo passaggio per mettere in agitazione gli analisti di Washington, ma Scaroni gira alla larga dal problema dei due gasdotti e sposa apertamente la causa di Gazprom.D'altra parte che cosa potrebbe dire di diverso il manager di Vicenza di fronte al Cavaliere-scatenato che con il suo "ghe pensi mi" ha preso in mano le redini della partita energetica internazionale?, e che cosa potrebbe fare il povero Paoletto di fronte all'intraprendenza di uomini fidati del Cavaliere che lavorano a Mosca e hanno preparato il terreno per riempire la valigia delle sorprese?Tra questi uomini salta fuori oggi il nome di Antonio Fallico, un siciliano di 63 anni che risiede a Mosca dal 1974, e che da anni si è dedicato a favorire rapporti economici e commerciali tra l'Italia e i paesi dell'ex-Unione Sovietica. Per il quotidiano "Il Fatto" del tandem Padellaro-Travaglio, sarebbe lui l'uomo del gas, un amico di Dell'Utri che ha fatto da ponte tra Berlusconi e Putin.Di Fallico si sa che è diventato consulente Fininvest a Mosca dove ha favorito anche lo sbarco di Publitalia, ma la cosa più divertente è che questo siciliano di Bronte ha speso i suoi servizi anche in favore di IntesaSanPaolo che lo ha premiato con la presidenza di Zao Banca Intesa, la succursale moscovita del gruppo milanese.Se lo ricorda bene Abramo-Bazoli che nel giugno 2004 durante una solenne cerimonia nel Palazzo dell'Armeria ricevette dalle mani di Putin la medaglia d'oro, un'alta onorificenza per il contributo di Intesa alle celebrazioni del 300° anniversario di San Pietroburgo.Ed è così che nella trama degli incontri che Berlusconi voleva segreti ma ha messo di sua volontà alla luce del sole, che appare anche un uomo di IntesaSanPaolo, la banca di sistema che piace tanto a Palazzo Chigi.

23/10/2009

Documento n.8247

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