Da Panorama (27-2-06) Niente conto, ho la carta prepagata

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Niente conto, ho la carta prepagata di Andrea TelaraPanorama Economy 27/2/2006 Poste Italiane, servizio bancomatSi caricano come la scheda del cellulare e consentono di fare acquisti con un tetto massimo di spesa. Sostituiscono il contante nelle piccole transazioni e il deposito bancario per i clienti meno esigenti Nate come una possibilità in più nel variegato mondo del denaro elettronico, in meno di tre anni sono entrate in gran quantità nel portafoglio degli italiani, che non di rado le preferiscono ad altri strumenti un po’ più datati, come la classica carta di credito e il bancomat.Non è dunque un’esagerazione sostenere che le carte di credito e di debito prepagate sono diventate ormai uno dei prodotti di punta per banche e intermediari.Basti pensare che oggi in circolazione ce ne sono più di 3 milioni, secondo le stime della Società per i servizi bancari (Ssb), mentre sino al 2003, almeno sul mercato italiano, quasi non esistevano. E le ragioni di tale boom sono facilmente comprensibili: la voglia di sicurezza dei nostri connazionali, che hanno ancora il terrore di frodi, clonazioni o dell’intrusione di pirati informatici durante i loro acquisti su internet.E così preferiscono utilizzare degli strumenti, come appunto le prepagate, dove il rischio di essere derubati è limitato.A quanto? Non oltre l’importo disponibile sulla propria carta, che di fatto funziona come il credito dei telefonini: può essere ricaricata anche per piccoli importi, ogni volta che si ha la necessità di effettuare qualche spesa.GRANDE PRATICITÀMa è la praticità dell’utilizzo che ha convinto molti italiani. Tanto che oggi le prepagate si candidano addirittura a sostituire in tutto e per tutto la funzione del conto corrente, i cui costi non proprio a buon mercato sono sempre più bersagliati dai consumatori e dall’opinione pubblica. Gran parte delle banche, infatti, permettono di possedere una carta ricaricabile pur senza essere correntisti, e consentono anche di controllarne via internet tutti i movimenti all’interno del sito web dell’istituto di appartenenza.Niente di meglio, dunque, per lusingare le fasce di clienti che hanno esigenze di base: gli immigrati appena giunti in Italia, gli anziani pensionati e soprattutto i giovani non ancora in età lavorativa, i cui genitori vogliono controllarne le spese. Per questo i risparmiatori meno evoluti, senza bonifici o bollette da pagare, sembrano aver davvero trovato la soluzione ad hoc. Non bisogna tuttavia dimenticare un particolare: per gli intermediari questo tipo di carte rischia di diventare una specie di gallina dalle uova d’oro, cioè capace di generare ricche commissioni, che magari a prima vista sfuggono alla percezione di molti.TRA 5 E 10 EURO PER AVERLANon si spiegherebbe altrimenti perché quasi tutti i più importanti istituti di credito abbiano lanciato negli ultimi due o tre anni una propria ricaricabile, dopo che tra i primi a fare da apripista sul mercato sono state le Poste con la carta Postepay.Nelle schede in queste pagine sono riportati i nomi delle prepagate oggi offerte sul mercato dai principali intermediari, con le relative voci di costo. Come si può vedere, i costi da mettere in conto sono di vario tipo.Esiste innanzitutto una spesa per l’emissione della carta, compresa in genere tra i 5 e i 10 euro, inferiore quindi ai 15 o 30 euro richiesti per le normali carte di credito abbinate ai conti correnti.Ma sono altre le voci di costo da valutare attentamente, per misurare la reale convenienza di una ricaricabile.La prima è rappresentata dalle commissioni per il prelievo del contante agli sportelli bancomat: in genere (anche se non sempre) sono gratuite presso lo stesso istituto che ha emesso la carta, mentre nelle filiali delle altre banche costano mediamente attorno ai 2 euro. E per quanto non siano proprio a buon mercato, si tratta comunque di tariffe in linea con quelle applicate ai prelievi effettuati con qualsiasi tipo di carta elettronica, comprese le tessere bancomat che vengano utilizzate al di fuori del circuito della banca di appartenenza.LA RICARICA VA DOSATAMa ci sono poi le spese di ricarica: ogni accredito di denaro, infatti, costa quasi sempre almeno 2 o 3 euro se effettuato allo sportello e 1-1,5 euro tramite gli apparecchi bancomat attraverso un conto corrente di appoggio. Sono pochi gli operatori che per le ricariche applicano commissioni inferiori a 1 euro.Anzi, per la precisione, sono solo due, entrambi attivi online: Iwbank (75 centesimi) e Fineco, che non fa pagare nulla. La via giusta per risparmiare è ovviamente quella di limitare il più possibile il numero delle ricariche, cercando di accreditare sulla prepagata importi abbastanza consistenti.C’è però un altro particolare da tenere in considerazione: per il totale della liquidità ricaricabile sulla carta esiste comunque un limite massimo, quasi sempre compreso tra i 2 e i 3 mila euro e che, nel migliore dei casi, arriva sino a 5 mila euro, ma che può essere anche solo di 250 euro.Quando la ricarica massima è più elevata di solito coincide anche con il plafond massimo che la carta può tenere e oltre il quale non si può andare.C’è da tenere presente poi che le giacenze sulla carta non vengono in alcun modo remunerate, ma almeno si crea una riserva di liquidità capace di durare nel tempo.LO SAPEVATE CHE...Le carte di credito sono lo strumento di pagamento elettronico più diffuso in Italia: sono circa 27 milioni, più di una ogni due abitanti secondo le stime di Assofin-Crif-Eurisko, ma solo 12 milioni sono realmente attive1. A RATE PIACE DI PIÙIn rapida ascesa ci sono le carte revolving, che permettono ai possessori un rimborso rateale della somma spesa. Sempre secondo le stime di Assofin-Crif-Eurisko, quelle circolanti in Italia ormai hanno superato gli 8,5 milioni.2. GIÀ 3 MILIONI DI UTENTISecondo le stime di Ssb (Società per i servizi bancari) le carte prepagate circolanti in Italia sono invece nell’ordine di oltre 3 milioni.3. LE ASSICURAZIONI SPINGONOLe carte si sono ritagliate uno spazio anche al di fuori del mondo bancario: sono più di 100 mila le carte vendute dalle compagnie assicurative.

28/02/2006

Documento n.5769

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