Da Panorama (10-2-06) ARGENTINA, CIRIO, PARMALAT Truffati dai bond quando conviene fare causa.

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Truffati dai bond?ARGENTINA, CIRIO, PARMALAT Truffati dai bond, quando conviene fare causa di Edmondo Rho 9/2/2006 Protesta dei consumatori truffati dai bond Parmalat Gli acquirenti sono prevalentemente anziani, in taluni casi vedove con figli a carico. Hanno in genere bassissima propensione al rischio e nessuna consapevolezza della rischiosità dell’investimento. Ma anche persone esperte hanno subito perdite. Vademecum di consigli e indirizzi per cercare di recuperare una parte dei soldidi " Tutti i servizi di Panorama.it per il risparmio L’identikit del risparmiatore truffato con i bond emerge da un’analisi di Panorama, che ha incrociato le statistiche di due associazioni di risparmiatori: l’Assorisp e l’Adoc. Nel 46 per cento gli investitori che hanno perso quasi tutti i loro soldi con queste obbligazioni sono pensionati. Vivono prevalentemente nel Nord Italia, con basso livello d’istruzione (al massimo arrivano alla terza media nel 56 per cento dei casi). Quanto ha investito il bond people? Mediamente 40 mila euro, ma non mancano casi in cui si arriva a cifre molto più alte: il 3 per cento degli investitori che si sono rivolti all’Assorisp supera i 700.000 euro, mentre tra chi si è fatto assistere dall’Adoc il 7,3 per cento ha perso tra i 50 mila e i 200.000 euro. I più diffusi sono i bond di Argentina (38 per cento dei casi), Cirio (19 per cento) e Parmalat (24 per cento). Tra gli altri titoli finiti nel risparmio tradito, Finmek e Finmatica. L’Adoc rileva: "Gli acquirenti sono prevalentemente anziani, in taluni casi vedove con figli a carico, portatori di handicap. Hanno in genere bassissima propensione al rischio e nessuna consapevolezza della rischiosità dell’investimento realizzato che veniva presentato in banca come perfetto sostituto dei buoni postali o dei buoni del Tesoro". Elio Lanutti, presidente dell’Adusbef, un’altra associazione di risparmiatori, conferma: "La maggior parte è povera gente, spesso persone indotte dalle banche a investire la loro liquidazione in strumenti rischiosissimi". OCCHIO ALLA DATA DI EMISSIONE C’è anche un cavillo legale che riapre la speranza per chi ha investito in bond argentini. Su 113 emissioni, solo 13 "potevano essere legittimamente collocate ai privati: erano le sole provviste del prospetto Consob", nota l’Assorisp. Queste 13 obbligazioni, con un ammontare di 4 miliardi di euro sui 14 investiti dai risparmiatori italiani, sono tutte emesse nel 1999: il 19 marzo, 26 aprile, 1 e 16 luglio, 21 ottobre, 9 e 26 novembre, 7 e 21 dicembre. Per tutti gli altri tango bond, si può chiedere il risarcimento: l’Assorisp sostiene che "anche se l’investitore dovesse aver firmato l’informativa sul rischio e sull’eventuale conflitto di interessi, il contratto d’acquisto che ha sottoscritto è nullo, in quanto il titolo che gli è stato venduto non poteva essere assolutamente collocato a privati". INFORMATI CORRETTAMENTE O NO? "Si può fare causa alla banca, in ogni caso, se i risparmiatori non sono stati informati correttamente sui rischi dei titoli argentini", aggiunge Francesco Avallone della Federconsumatori: l’associazione vicina alla Cgil "ha già ottenuto 14 sentenze favorevoli ai risparmiatori sui tango bond, e le banche stanno pagando senza fare appello". L’Assorisp nota anche che "la legge impone di informare chiunque (e quindi non solo, come si potrebbe essere portati a credere, le persone meno istruite, ma anche quelle con maggiori competenze in campo finanziario) in relazione ai rischi specifici che il singolo investimento proposto comporta". E proprio in questa direzione va una recente, interessante sentenza a Catania: racconta Lannutti che "persino un funzionario bancario, addetto all’ufficio titoli con oltre 35 anni d’esperienza, avendo comprato bond è stato integralmente rimborsato. In tutto, abbiamo un migliaio di cause pendenti e già un centinaio di sentenze positive". I TAVOLI DI CONCILIAZIONE CON LE BANCHE Carlo Pileri, presidente dell’Adoc, associazione di emanazione Uil, ricorda "gli accordi di conciliazione con alcune banche, che hanno riconosciuto i propri torti". Ma quanti sono riusciti a recuperare i loro risparmi? La Capitalia ha rimborsato 3.743 persone che avevano comprato bond Parmalat, Cirio e Giacomelli. La Banca Intesa, sugli stessi titoli, d’accordo con le associazioni dei consumatori ha risarcito 6.187 clienti, il 44 per cento delle oltre 14 mila richieste. L’Unicredit ha rimborsato solo per Cirio 1.503 risparmiatori. Il Monte dei Paschi ha conciliato con 4.751 sottoscrittori di "My Way" e "4 you" (in questo caso, non si trattava di bond ma di piani definiti come "previdenziali", in realtà basati su un forte indebitamento nei confronti della banca). In tutto, poco più di 16 mila risarcimenti. Cioè l’1,3 per cento su 1 milione 200 mila persone coinvolte nel risparmio tradito, secondo i calcoli di Assorisp: meno di 300 mila hanno chiesto un rimborso o fatto causa alle banche. CAUSE, LE ASSOCIAZIONI CONTENGONO I COSTI Tra chi non ha ancora fatto niente, emerge un dato. "La pigrizia: il 50 per cento rinuncia persino all’incontro, gratuito, con i nostri legali" dice il commercialista genovese Umberto Santi, presidente dell’Assorisp, riferendo il dato dei primi due mesi di attività della sua associazione. E ciò malgrado centinaia di sentenze abbiano già condannato le banche a risarcire gli investitori in bond. Vito Tanza, avvocato leccese e vicepresidente dell’Adusbef, aggiunge: "Molti risparmiatori non sanno che conviene costituirsi parte civile nei processi penali contro i dirigenti delle banche. Iniziano il primo marzo per Parmalat e il 30 marzo per Cirio". Da notare che tutte le associazioni, grazie all’adesione di avvocati impegnati nella tutela dei risparmiatori, contengono i costi delle azioni legali alle banche: per esempio l’Assorisp annuncia che sarà richiesto soltanto il rimborso delle spese vive, già predeterminate in partenza, con il pagamento di un "contributo unificato" (cui si aggiunge sempre una marca da 8 euro) che va da un minimo di 170 euro per le cause di valore fino a 26.000 euro, fino a un massimo di 1.110 euro per cause di valore superiore a 520.000 euro. I DOCUMENTI NECESSARI Per ogni causa da promuovere contro le banche, l’Assorisp ricorda che il risparmiatore dovrà fornire i seguenti documenti: - fissati bollati o comunque contabili bancarie comprovanti l’acquisto dei titoli per cui si chiede il risarcimento (indispensabile) - se possibile, ogni altro documento fornito dalla banca in relazione all’operazione eventualmente in possesso del risparmiatore (come contratti quadro, profili di rischio fatti sottoscrivere dalla banca, prospetti informativi firmati e quant’altro) - i dati anagrafici, codice fiscale, indirizzo dell’investitore. Inoltre, tutte le associazioni richiedono l’iscrizione (costa di solito tra i 30 e 50 euro all’anno) che in genere può avvenire anche compilando una scheda che si trova nei loro siti. A CHI RIVOLGERSI Ecco i numeri di telefono e i siti di alcune associazioni che aiutano le vittime del risparmio tradito: Adoc tel. 0645420928 oppure 0686327211 http://adoc.org Adusbef - tel. 064818632 oppure 064818633 www.adusbef.it oppure www.studiotanza.it Assorisp - tel. 0266703906 oppure 010566645 www.assorisp.com Codacons - tel. 063725809 www.codacons.it Federconsumatori - tel. 0642020755 www.federconsumatori.it.( Panorama.it del 10/02/2006 )

10/02/2006

Documento n.5670

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