BANCHE: PALENZONA FABRIZIO,DETTO "CHOPIN",IL COLLEZIONISTA DI CARICHE (ORA NE HA 12),SI ACCINGE A FARE LE SCARPE PROFUMATE AL PROFUMO DI PASSERA

SALVATE UN POSTO ALL'EX CASSIERE DEL BANCO LARIANO DI LECCO ALESSANDRO PROFUMO! - MENTRE PALENZONA STA ORGANIZZANDO LA SUA VOLATA PER LA PRESIDENZA DI UNICREDIT (È STATO LUI A CONVINCERE LE TRE FONDAZIONI, PRINCIPALI AZIONISTE DI UNICREDIT, A SOTTOSCRIVERE L’AUMENTO DI CAPITALE DA 4 MILIARDI SALVA-PROFUMO) - IL DUPLEX CALTA-GERONZI SI PREPARA ALL’ASSALTO DELLE ROCCAFORTI FINANZIARIE DEL NORD. E LO FA MESCOLANDO SIMPATICHE BUGIE COL PESO DELLE AZIONI CHE CONTANO - È L’ASSE DI UNA FINANZA CAPITOLINA CHE MARCIA VERSO LE ROCCAFORTI DEL NORD PER CAPOVOLGERE LO SCHEMA STORICO CHE HA SEMPRE VISTO IL PRIMATO DELLA FINANZA PRIMA NELLE MANI DI ENRICO CUCCIA E DOPO DI UNICREDIT E INTESA-SANPAOLO - tratto da www.dagospia.itQuando gli organizzatori del Forex, il convegno che si è svolto nel weekend a Napoli con i banchieri e gli operatori finanziari, hanno saputo che il vicepresidente di Unicredit, Fabrizio Palenzona, non avrebbe partecipato, hanno tirato un sospiro di sollievo.Per i tecnici che hanno allestito la sala alla Fiera d'Oltremare la presenza del banchiere avrebbe creato un problema non indifferente per le dimensioni della sedia adatta a raccogliere i due quintali del 57enne ex-autotrasportatore di Novi Ligure. Qualcosa di simile succedeva anni fa quando alle manifestazioni pubbliche partecipava Giovanni Spadolini per il quale era complicato trovare uno scranno capace di reggere la sua mole.A Napoli Palenzona non c'era e non sono arrivati nemmeno Abramo-Bazoli e il boccoluto Mussari (in odore di presidenza all'Abi), ma al rito che si ripete da 16 anni con una noia terribile non sono mancati Cesarone Geronzi, Corradino Passera e Alessandro Profumo, i tre number one della finanza italiana. A dire il vero c'era anche Luigino Abete che buttava l'occhio distratto mentre il Governatore della Banca d'Italia leggeva il suo intervento. Forse Luigino cercava di capire dov'era finita la sua amica Mirta Merlino, la bionda giornalista che ha fatto il suo ingresso in sala con tanto di occhiali neri, stivali lunghi e tacchi vertiginosi (Quando si deve togliere le scarpe deve chiedere autorizzazione alla torre di controllo, per atterrare...).Certamente la prosa di Draghi non è stata esaltante. Con la sua voce che non crea vibrazioni e non forza mai il diaframma, l'uomo di via Nazionale ha snocciolato le 18 pagine del suo discorso, composto da 8 capitoli di cui uno solo (il quarto, dedicato alle banche italiane) ha fatto rizzare le orecchie agli uomini del credito.Le nostre banche - ha detto Draghi - sono bene attrezzate e i cinque maggiori gruppi hanno guadagnato in solidità patrimoniale, ma la redditività è peggiorata. E comunque - ha intimato il Governatore - dovete smetterla di infilare nuove commissioni che appesantiscono il rapporto con la clientela.L'euro è saldo!, ha detto Draghi alla fine del suo intervento, e serve un rafforzamento del governo economico tra i paesi europei, "un patto europeo per lo sviluppo".Così ha parlato a Napoli l'uomo di via Nazionale e nessuno tra i giornalisti affamati di notizie è riuscito a strappargli una parola sulle voci che lo danno fuorigioco dalla battaglia per la presidenza della Bce di Francoforte. Su quella poltrona i big delle banche, a cominciare da Corradino Passera e Profumo, hanno dichiarato di vederlo benissimo, ma anche queste dichiarazioni facevano parte della liturgia e non hanno procurato brividi.Come nel teatro delle ombre cinesi, mentre sul palco il Governatore parlava, dietro le quinte sfilavano le figure di altri protagonisti. Prima fra tutte quella di Alessandro Profumo che proprio sabato mattina è apparso sulla prima pagina del settimanale "MilanoFinanza" con il titolo roboante "Puntate ancora su di me".In sala erano molti i banchieri che nascondevano tra le mani il testo di questa curiosa intervista rilasciata a Osvaldo De Paolini e qualcuno si è chiesto che senso avesse quel titolone da prima pagina simile ai manifesti della campagna elettorale.A dire il vero tre quarti dell'intervista sono irrilevanti e pare che se ne sia reso conto anche lo stesso Profumo quando di fronte a certe domande bacchetta il giornalista con l'esclamazione zuppa di arroganza: "non diciamo fesserie". C'è un passaggio comunque molto interessante che riguarda gli eventuali cambiamenti al vertice delle Generali, il Leone di Trieste sul quale si sta preparando la battaglia di primavera.A questo proposito il banchiere ligure che a 38 anni era già direttore generale di Unicredit, dice testualmente: "È evidente che se i cambiamenti al vertice delle Generali comportassero analoghi cambiamenti al vertice di Mediobanca, non staremo certo a guardare. Svolgeremo in pieno il nostro ruolo di azionisti".È uno squillo di tromba quello del bocconiano Profumo, che a Napoli ha fatto lingua in bocca con Corradino Passera dal quale è sempre stato diviso nelle opinioni e nelle strategie, e che adesso annuncia di voler giocare la parte del protagonista nelle vicende di Generali e di Mediobanca.Con il suo 9% in Piazzetta Cuccia e il 2,9 nel Leone di Trieste, l'ex-impiegato del Banco Lariano non ci sta a essere emarginato dalla battaglia di primavera e da quell'asse che nel teatro delle ombre cinesi appare sempre più solido tra l'uomo più liquido d'Italia, Francesco Gaetano Caltagirone, e il banchiere di Marino, Cesarone Geronzi.È l'asse di una finanza capitolina che sta marciando verso le roccaforti del Nord per capovolgere lo schema storico che ha sempre visto il primato della finanza prima nelle mani di Enrico Cuccia e dopo di Unicredit e IntesaSanPaolo. Da bruco quale era nel momento buio della crisi, Profumo è diventato farfalla e vuole posarsi con il peso di una banca che opera in 22 paesi per 50 milioni di clienti dentro il risiko che si gioca tra Piazzetta Cuccia e piazza Unità d'Italia dove ha sede Generali.Ma nel teatro delle ombre cinesi si muove la figura massiccia di Fabrizio Palenzona ed è su questa che il capo di Unicredit dovrebbe puntare l'attenzione prima ancora che sul destino di Geronzi e le strategie di Caltagirone.A Dagospia risulta infatti che con i passi consentiti dalla sua mole imponente, il Palenzona di Novi Ligure (nato nello stesso giorno in cui Fausto Coppi vinse il Mondiale di ciclismo) sta organizzando la sua volata per la presidenza di Unicredit. L'uomo è un collezionista di cariche (in questo momento ne detiene ufficialmente 12) e come vicepresidente di Unicredit sta per presentare a Profumo la sua cambiale.In questi mesi correva voce che ambisse alla presidenza di Atlantia, la società delle Autostrade presieduta da Gian Maria Gros Pietro, l'economista dalle cravatte rosa. In realtà l'ex-autotrasportatore di Novi Ligure, nato nel segno della Vergine e sverginato dalla politica democristiana, vuole occupare la poltrona di Dieter Rampl, il simpatico 63enne di Monaco di Baviera dai dentoni sporgenti che in Unicredit è diventato presidente per rappresentare con dignità la cornice europea della banca.La ragione che ispira Palenzona è molto semplice. È stato lui a convincere le tre Fondazioni, principali azioniste di Unicredit, a mettere da parte le polemiche e a sottoscrivere l'aumento di capitale da 4 miliardi che la banca di piazza Cordusio ha lanciato per rafforzare il suo patrimonio.Ed è sempre Palenzona l'uomo che ha mediato tra l'asprezza del banchiere ex-McKinsey e l'ostilità di Giulietto Tremonti, conosciuto fin dai tempi in cui studiava legge a Pavia quando il ministro era assistente universitario. Per farla breve bisognerebbe spiegare a Profumo che prima dei cambiamenti al vertice di Mediobanca dovrebbe tener d'occhio la cambiale che il massiccio Palenzona sta per buttare sulla sua scrivania.Nei corridoi della Mostra d'Oltremare dove si è svolto il rito del Forex si è parlato anche di questo e molte parole (sincere e bugiarde) sono state spese a proposito di Mediobanca e di Generali. Le secchiate di acqua fredda sulle ipotesi di cambiamento le ha buttate Cesarone Geronzi "il non candidato", come l'ha definito "Il Giornale", per le Generali di Trieste."Voi sognate!", ha risposto a chi gli chiedeva se l'ipotesi di una fusione tra Piazzetta Cuccia e la compagnia assicurativa avesse qualche fondamento, e sulla presidenza a Trieste ha rimandato alle dichiarazioni dell'ottobre scorso quando dichiarò di non aver alcun interesse per quella poltrona.Non è arrossito Cesarone Geronzi dopo queste parole. Decenni di scuola andreottiana gli hanno insegnato a sgattaiolare dalle trappole verbali senza alterare i lineamenti, ma tra i giornalisti che sono figli del Male il rifiuto è suonato come un'ulteriore conferma. Ad aggiungere valore a questa ipotesi ci ha pensato Caltagirone quando ieri ha dichiarato candidamente: "non mi risulta la ricandidatura di Bernheim".Ed è stato lui Francesco Gaetano, Francolino (come lo chiama l'amico Massimo Caputi), il protagonista della giornata di ieri. Qualcuno dovrà segnarla sul taccuino questa ultima settimana che ha visto il costruttore-editore protagonista sulla scena. Una settimana febbrile nella quale ha aperto il portafoglio per rafforzare la sua presenza in Acea e Generali, e in cui ha rotto per sempre il muro del riserbo, cioè di quel silenzio che ha sempre accompagnato le sue azioni.Qualcuno si chiederà la ragione per cui in pochi giorni il Calta abbia deciso di passare dal teatrino delle ombre cinesi al palcoscenico di una visibilità esibita in tutte le direzioni. In un'intervista al "Foglio" ha indossato i panni dell'imprenditore-politologo, e sabato con un lungo e complicato articolo firmato di suo pugno si è calato nei panni dell'imprenditore-economista.Come se non bastasse, eccolo sul palcoscenico del Forex nelle vesti di imprenditore-banchiere che dialoga con scioltezza insieme a Passera e Profumo sul ruolo del credito e delle imprese. E qui ritorna il discorso fatto pochi giorni fa da Dagospia sulla mutazione genetica di quest'uomo che a 67 anni capisce che è arrivato il momento di calare sul tavolo tutte le carte che ha in mano, sia quelle finanziarie, che quelle di imprenditore-editore e amico dei politici.Così mentre Alessandro Profumo esclama "puntate su di me", e Corradino Passera ripropone la retorica della banca legata al territorio, il tandem Geronzi-Caltagirone si prepara all'assalto delle roccaforti finanziarie del Nord. E lo fa capire mescolando simpatiche bugie con il peso dei pacchetti azionari che contano.

15/02/2010

Documento n.8479

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